Bpco, betabloccanti potrebbero ridurre le riacutizzazioni

Pneumologia
L’assunzione di betabloccanti sembra essere associata a una riduzione del rischio di riacutizzazioni nei pazienti con broncopneumopatia cronica ostruttiva (Bpco). A suggerirlo è uno studio prospettico pubblicato di recente sulla rivista Thorax.

I betabloccanti, osservano gli autori nell’introduzione, sono significativamente sottoprescritti nei pazienti con Bpco, anche quelli con malattia cardiovascolare accertata, per il timore che possano causare broncocostrizione e peggioramento della funzione polmonare, specie nei soggetti gravi.

Alcuni studi retrospettivi, tuttavia, suggeriscono che l’uso di questi farmaci nei pazienti con Bpco potrebbe ridurre la frequenza delle riacutizzazioni e la mortalità.

Per saperne di più, un team di ricercatori guidato da Surya P. Bhatt, della University of Alabama di Birmingham, ha seguito più di 3400 fumatori ed ex fumatori affetti da Bpco per una media di 2,1 anni. In tutto, 474 di questi soggetti al momento dell’arruolamento erano in terapia con betabloccanti.

L’uso dei betabloccanti è risultato associato a un tasso significativamente più basso di riacutizzazioni (incidence risk ratio, IRR 0,73; P = 0,003) e di riacutizzazioni gravi (IRR 0,67; P = 0,016).

Nei pazienti in stadio GOLD 3 o 4 che facevano l’ossigenoterapia domiciliare, gli IRR corrispondenti sono risultati pari a 0,33 (P < 0,001) e 0,35 (P = 0,008).

Inoltre, l'associazione tra betabloccanti e riduzione delle esacerbazioni è risultata più forte nei pazienti in stadio GOLD B, il gruppo nel quale la mortalità cardiovascolare è la più alta.

Durante il follow-up sono morti 242 pazienti (il 7% del campione), ma l'uso di betabloccanti non è risultato associato a un aumento della mortalità né nell’intera coorte, né nel sottogruppo in stadio GOLD 3 o 4 e sottoposto a ossigenoterapia domiciliare.

L'effetto di riduzione delle esacerbazioni non è stato osservato con altri farmaci cardiaci.

I risultati di questo studio andrebbero ora confermati in un trial randomizzato e controllato con placebo, scrivono i ricercatori nelle conclusioni. A questo proposito, Bhatt ha spiegato in un’intervista che presto prenderà effettivamente il via un ampio studio multicentrico randomizzato e controllato, finanziato dal Dipartimento della Difesa statunitense e volto a determinare gli effetti del betabloccanti sulla frequenza di riacutizzazione.

Donald P. Tashkin, della University of California di Los Angeles, ha commentato i risultati dicendo che sarebbe utile stratificare l'analisi anche in base alle indicazioni d’'uso di betabloccanti, per capire se i benefici siano limitati soprattutto a quei pazienti con Bpco nei quali questi farmaci sono chiaramente indicati (per esempio, i soggetti con insufficienza cardiaca o un recente infarto miocardico).

Tashkin, ha poi aggiunto che, vista la natura osservazionale dello studio, i risultati vanno comunque interpretati con cautela e considerati come generatori di ipotesi; come, tali, ha ribadito, devono essere confermati da studi clinici prospettici.

S.P. Bhatt, et al. β-Blockers are associated with a reduction in COPD exacerbations. Thorax 2015; doi:10.1136/thoraxjnl-2015-207251.
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