Pneumologia

BPCO, comorbiditÓ e gravitÓ della malattia fattori predittivi degli outcome a lungo termine

Nei pazienti affetti da broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO), la gravità delle esacerbazioni acute e le caratteristiche demografiche del paziente sembrano essere i principali fattori predittivi degli outcome a breve termine, del decesso in ospedale e della durata del ricovero. Nel caso degli outcome a lungo termine, invece, il principale fattore predittivo sembra essere la presenza di comorbilità, ma pare essere importante anche la gravità della malattia.

Sono queste le principali conclusioni a cui è giunto un team australiano che ha provato a valutare i fattori predittivi degli esiti sia a breve sia a lungo termine della BPCO in un gruppo di pazienti che si erano presentati in ospedale per un’esacerbazione acuta della malattia. Il lavoro è stato pubblicato di recente sulla rivista Internal Medicine Journal.

Il primo obiettivo di questo studio osservazionale era valutare se i pazienti che presentano in ospedale per un’esacerbazione acuta della malattia e poi vengono dimessi dal pronto soccorso differiscano in qualche modo da quelli che vengono poi ricoverati. “Questo è importante perché in molti studi clinici non si discrimina tra le due categorie” scrivono gli autori, guidati da Amir Soltani, dell’NHMRC Centre of Research Excellence for Chronic Respiratory Disease, della University of Tasmania di Hobart.

In secondo luogo, visto che i pazienti con BPCO sono di persone di mezza età avanzata e fumatori di lungo corso, Soltani e i colleghi hanno ipotizzato che, oltre alla gravità della malattia, anche le comorbidità (specialmente quelle legate agli stili di vita) siano importanti come fattori predittivi di mortalità e di rischio di un nuovo accesso in ospedale dopo la dimissione.

Dato che le degenza dei pazienti con BPCO rappresenta una voce di spesa importante per i sistemi sanitari, i ricercatori australiani hanno anche valutato la questione, piuttosto trascurata, dei fattori predittivi della durata del ricovero in ospedale.

A tale scopo, hanno valutato 416 persone che si erano presentate al pronto soccorso del loro centro per una riacutizzazione di BPCO tra il novembre 2006 e il luglio 2008, di cui 150 poi ricoverate e 218 mandate a casa, ma tutte seguiti fino al marzo 2009.

Il 28% dei partecipanti aveva una BPCO molto grave, il 39% grave, il 29% moderata and il 4% lieve, in base alla classificazione GOLD. Inoltre, i soggetti più giovani (cioè quelli con meno di 70 anni) tendevano ad avere una malattia più grave rispetto a quelli più anziani: i pazienti con FEV1% inferiore al 50% erano infatti l’82% nel gruppo degli under 70 contro il 62% in quello dei pazienti over 70.

Innanzitutto, i ricercatori non hanno trovato differenze evidenti e significative tra i pazienti ricoverati in ospedale e quelli dimessi dal pronto soccorso.

I fattori predittivi di decesso in ospedale sono risultati i parametri fisiologici iniziali, cioè il pH arterioso, la PaCO2, la saturazione dell’ossigeno e la pressione arteriosa.

La durata della degenza è risultata associata all'età avanzata, all’essere fumatori, all’iperglicemia, alla pressione bassa e a una bassa saturazione di ossigeno.

Invece, il rischio di mortalità dopo la dimissione è risultato associato a una storia di infarto miocardico, all’essere ricoverati in una casa di riposo e alla gravità della BPCO.

L’incidenza di nuovi accessi al pronto soccorso è risultata legata alla presenza di osteoporosi, alla gravità della BPCO e a un’età più bassa; un dato, quest’ultimo, che secondo i ricercatori potrebbe in parte essere legato dal fatto che i pazienti più giovani del loro campione avevano una BPCO più grave.

“Questo studio non mostra differenze nette tra i pazienti che sono stati ricoverati e quelli dimessi dal pronto soccorso dove si erano presentati per una riacutizzazione di BPCO e, paradossalmente, gli indici che hanno avuto una qualche influenza non hanno poi inciso sul decorso successivo in ospedale e dopo la dimissione” scrivono nella discussione.

Pertanto, aggiungono, “servono ulteriori studi sui criteri di scelta da adottare per stabilire quali pazienti, tra quelli che si presentano al pronto soccorso per un’esacerbazione acuta di BPCO, debbano essere ricoverati in ospedale”.

“Gli outcome a breve termine dei pazienti ricoverati sono risultati determinati in larga misura dalla gravità della riacutizzazione, che è risultata un fattore predittivo anche degli outcome a lungo termine; questi ultimi, tuttavia, sono risultati determinati principalmente dalla presenza di comorbidità” concludono Soltani e i colleghi.

Alessandra Terzaghi

A. Soltani, et al. Prospective outcomes in patients with acute exacerbations of Chronic Obstructive Pulmonary Disease (COPD) presenting to hospital: a generalisable clinical audit. Int. Med J. 2015; doi: 10.1111/imj.12816.

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