BPCO, dai corticosteroidi inalatori nessun rischio di polmoniti e benefici con alte dosi

Pneumologia
I pazienti affetti da broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO) trattati con alte dosi di corticosteroidi inalatori (ICS) traggono maggiori benefici rispetto a quelli che ricevono dosaggi intermedi e non evidenziano alcun incremento di incidenza di polmoniti. È la conclusione di uno studio - condotto a Taiwan e pubblicato su Drug Design, Development and Therapy - secondo cui il trattamento a dosaggio pieno con ICS può considerarsi adeguato nella terapia della BPCO.

Lo spunto dal quale è nata la ricerca è la segnalazione della comparsa di complicanze, in pazienti con BPCO trattati con ICS, consistenti nello sviluppo di polmoniti. «I vantaggi e gli svantaggi derivanti dall’uso di alti o medi dosaggi di ICS in combinazione con un beta-agonista a lunga durata d’azione (LABA) deve ancora essere chiarito» osservano gli autori di questa ricerca, coordinati da Shih-Lung Cheng, del Dipartimento di Medicina Interna del Far Eastern Memorial Hospital di New Taipei City.

In particolare, riprendono «deve essere chiarita la dose ottimale della terapia ICS atta a fornire il massimo beneficio in termini di risposta antinfiammatoria e mantenimento della funzione polmonare. Solamente pochi studi prospettici si sono soffermati su questi importanti aspetti». Lo scopo dello studio è stato quindi quello di valutare l’efficacia del trattamento con alte e medie dosi di fluticasone in combinazione con salmeterolo in pazienti con BPCO, con specifica focalizzazione sulla funzione polmonare e il rischio di polmonite».

Lo studio, prospettico, randomizzato e della durata di 1 anno, ha incluso una serie di pazienti identificati in 3 centri medici terziari tra il 2010 e il 2012. Gli arruolati sono stati randomizzati in 2 gruppi: elevato dosaggio (HD: fluticasone 1.000 ug + salmeterolo 100 ug/die) e dosaggio medio (MD: fluticasone 500 ug + salmeterolo 100 ug/die). La funzione polmonare è stata valutata ogni 2 mesi mediante FEV1 (volume espiratorio forzato in 1 secondo), CVF (capacità vitale forzata) e questionario CAT (COPD Assessment Test). Si è inoltre rilevata la frequenza delle riacutizzazioni e il numero di polmoniti.

In totale, 237 pazienti con BPCO sono stati randomizzati nei 2 bracci di trattamento (115 nel gruppo HD, 122 nel gruppo MD). Al termine dello studio il livello di FEV1 è risultato significativamente migliore nei pazienti del gruppo HD rispetto a quelli nel gruppo MD (rispettivamente: 103,96+/-26,6 mL vs 51,4+/-19,7 mL; P<0,01).

Anche i punteggi CAT sono apparsi marcatamente migliorati nei pazienti utilizzatori di una combinazione HD rispetto ai pazienti in trattamento con MD (13+/-5 vs 16+/-7; P=0,05). Si è inoltre riscontrata una significativa differenza nella percentuale di frequenza annuale di riacutizzazioni tra i 2 gruppi (0,16 con HD vs 0,34 con MD; P<0,01). Quanto all’incidenza di polmonite, è risultata simile nei 2 gruppi (0,08 con HD vs 0,10 con MD; P=0,38). Secondo gli autori, dunque, l’impiego di fluticasone al dosaggio di 1.000 ug/die, rispetto al dosaggio inferiore, consente ai pazienti di ottenere un miglioramento dei sintomi e della qualità di vita.

Riguardo alle segnalazioni di una maggiore incidenza di polmonite nei regimi con ICS ad alte dosi, gli autori evidenziano un’elevata disomogeneità di evidenze in letteratura, con vari studi che comunque sono in linea con i risultati dell’attuale ricerca. «Il problema principale dei risultati contraddittori potrebbe derivare dalla metodologia adottata per la diagnosi di polmonite o nella differenziazione tra polmonite e riacutizzazione di BPCO correlata a un’infezione virale» osservano gli autori.

«Per la diagnosi di polmonite la radiografia del torace e lo studio dell’espettorato sono importanti» ricordano. «È pertanto possibile che nei precedenti studi prospettici o caso-controllo siano state effettuate sovradiagnosi di polmonite. Se lo sviluppo di quest’ultima non è correlato alla dose di ICS, allora nei pazienti con BPCO l’impiego di alti dosaggi sarebbe preferibile a causa dei maggiori benefici».

«I nostri dati, inoltre, non supportano le evidenze secondo cui in questi pazienti l’uso di ICS è dose-correlato al rischio di mortalità da polmonite» concludono. «Anche perché esistono prove da trial randomizzati che dimostrano come una maggiore incidenza di polmonite non sia associata a mortalità indotta da polmonite o mortalità generale».

Arturo Zenorini

Cheng SL, Su KC, Wang HC, et al. Chronic obstructive pulmonary disease treated with inhaled medium- or high-dose corticosteroids: a prospective and randomized study focusing on clinical efficacy and the risk of pneumonia. Drug Des Devel Ther, 2014;8:601-7.

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