Pneumologia

Bpco, dai farmaci antidiabetici un possibile aiuto

L'impiego di alcuni farmaci diabetici (metformina, sulfaniluree, tiazolidinedioni) potrebbe avere benefici anche sulle riacutizzazioni di Bpco nei pazienti diabetici con comorbilità polmonare, con effetti dipendenti dalla durata del trattamento. Lo dimostrano i risultati di uno studio di recente pubblicazione su Respiratory Research, primo studio osservazionale condotto sull'argomento a detta degli autori, che necessita ora, però, delle dovute conferme provenienti da studi ulteriori di approfondimento, anche in ragione di alcuni limiti metodologici del lavoro appena pubblicato.

https://respiratory-research.biomedcentral.com/articles/10.1186/s12931-020-01547-1 L’impiego di alcuni farmaci diabetici (metformina, sulfaniluree, tiazolidinedioni) potrebbe avere benefici anche sulle riacutizzazioni di Bpco nei pazienti diabetici con comorbilità polmonare, con effetti dipendenti dalla durata del trattamento.

Lo dimostrano i risultati di uno studio di recente pubblicazione su Respiratory Research, primo studio osservazionale condotto sull’argomento a detta degli autori, che necessita ora, però, delle dovute conferme provenienti da studi ulteriori di approfondimento, anche in ragione di alcuni limiti metodologici del lavoro appena pubblicato.

Razionale e disegno dello studio
La Bpco è legata notoriamente a processi di infiammazione sistemica e polmonare che potrebbero essere attenuati da agenti antidiabetici ad azione anti-infiammatoria, spiegano i ricercatori nell’introduzione allo studio. Fino ad oggi, tuttavia, mancavano evidenze nella pratica clinica reale sul possibile effetto dei farmaci anti-diabetici sulle riacutizzazioni di Bpco.

Su questi presupposti è stato implementato uno studio caso controllo finalizzato a valutare l’associazione tra ciascuna classe di agenti ipoglicemizzanti orali utilizzata e il rischio di riacutizzazioni severe di Bpco in pazienti diabetici con comorbilità polmonare, analizzando i dati di erogazione farmaci su prescrizioni relativi a 3 lustri (2000-2015) del sistema sanitario di Taiwan.

A tal scopo, sono stati presi in considerazione i dati relativi a 2.700 casi di riacutizzazione severa di Bpco e incrociati con quelli relativi a 9.272 controlli (selezionati in modo totalmente randomizzato).

Risultati principali
Dall’analisi dei dati è emerso che l’impiego corrente di metformina rispetto ad altri agenti ipoglicemizzanti orali era associato ad una riduzione del rischio di riacutizzazione severa di Bpco del 15%, mentre con le altri classi di farmaci anti-diabetici non è stata osservata una riduzione del rischio.

Se, però, si prendeva in considerazione la durata della terapia antidiabetica, è emerso che l’impiego corrente di metformina da 91 a 180 giorni e da 181 a 365 giorni si associava, rispettivamente, ad una riduzione del 28% e del 37% del rischio di riacutizzazione severa di Bpco.

In modo analogo, un ciclo terapeutico con sulfaniluree di durata compresa da 90 a 180 giorni era associato ad una riduzione del rischio polmonare pari al 28%, con trattamenti di più lunga durata responsabili di riduzioni del rischio comprese tra il 24% e il 30%.

Da ultimo, l’impiego corrente di tiazolidinedioni per più di 181 giorni si associava ad una riduzione del rischio polmonare pari al 40%.

Limiti e implicazioni dello studio
Nel commentare i risultati, i ricercatori hanno sottolineato come il loro “…sia il primo studio osservazionale di dimensioni congrue che abbia sistematicamente valutato gli effetti di tutte le classi di ipoglicemizzanti orali sugli episodi di riacutizzazione severa di Bpco in una popolazione di un paese asiatico affetta da diabete e da comorbilità polmonare. Inoltre, lo studio ha dimostrato come il timing e la durata del trattamento per la gestione del diabete giochi un ruolo chiave nella protezione dagli eventi di riacutizzazione di Bpco. (…). Proprio perché lo studio in questione ha misurato endpoint chiave (episodi di riacutizzazione di Bpco necessitanti di ospedalizzazione), è probabile che i risultati da noi ottenuti riflettano in misura più realistica le condizioni tipiche della pratica clinica reale di quanto invece si è ottenuto in studi precedenti di letteratura, che si sono focalizzati, piuttosto, sulla valutazione dell’impatto degli ipoglicemizzanti orali relativamente ai livelli di alcuni biomarcatori dell’infiammazione e ai dati di funzione polmonare”.

Al contempo, però, i ricercatori hanno anche ammesso alcuni limiti metodologici intrinseci dello studio che dovrebbero consigliare cautela nell’interpretazione dei dati e necessità di conferme provenienti da studi ulteriori. Al di là della natura osservazionale, non si possono escludere, infatti, problemi di bias di selezione dei pazienti e, soprattutto, la mancanza di dati sui livelli di HbA1c, di glicemia a digiuno, di FEV1, dei risultati al test CAT, che potrebbero aver determinato un effetto confondente sui risultati ottenuti. Lo studio, inoltre, non aveva la potenza statistica sufficiente per esaminare l’effetto dei singoli agenti farmacologici all’interno di ciascuna delle classi farmacologiche di agenti antidiabetici considerate sul rischio di riacutizzazioni di Bpco. Da ultimo, i risultati ottenuti sono stati osservati solo un pazienti con riacutizzazioni severe di Bpco e, pertanto, non possono essere generalizzabili anche alle riacutizzazioni meno severe di malattia.

NC

Bibliografia
Wang M-T et al. Use of antidiabetic medications and risk of chronic obstructive pulmonary disease exacerbation requiring hospitalization: a disease risk score-matched nested case-control study. Respir Res. 2020;21(1):319. doi:10.1186/s12931-020-01547-1
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