Bpco e altitudine, desametasone contrasta efficacemente ipossiemia

Il ricorso ad un trattamento profilattico con desametasone è in grado di migliorare l'ossigenazione notturna (e quindi la qualità del sonno) in alcuni pazienti con Bpco che effettuano viaggi ad altitudini elevate. Lo dimostrano i risultati di uno studio svizzero, recentemente pubblicato su Jama Network Open.

Il ricorso ad un trattamento profilattico con desametasone è in grado di migliorare l’ossigenazione notturna (e quindi la qualità del sonno) in alcuni pazienti con Bpco che effettuano viaggi ad altitudini elevate. Lo dimostrano i risultati di uno studio svizzero, recentemente pubblicato su Jama Network Open.

Il problema dell’ipossiemia legata alla Bpco
Milioni di persone risiedono o viaggiano a ridosso di aree montane. Ciò premesso, anche se l’ipossia ipobarica moderata, sperimentata ad altitudini comprese tra i 1.500 e i 3.500 metri, è generalmente ben tollerata dagli individui in buone condizioni di salute, è comunque frequente il riscontro di ipossiemia notturna, respiro periodico, disturbi del sonno ed alterazione qualitativa della sua architettura.

I pazienti con condizioni respiratorie pre-esistenti, come la Bpco, sembrano essere particolarmente suscettibili ad ipossiemia legata all’altitudine, nonché a disturbi del sonno e del respiro.

Essendo intuitivo il fatto che l’ossigenoterapia possa rivelarsi impraticabile per ragioni logistiche, soprattutto se in viaggio, si impone la necessità, pertanto di ricorrere ad altre soluzioni per prevenire gli effetti avversi dell’altitudine nei pazienti con Bpco.

Desametasone, un farmaco con una potente azione glucocorticoide, si è già rivelato efficace in alcuni studi nel prevenire il “mal di montagna” o da “altitudine elevata”, dovuto ad ipossia, nei montanari in buone condizioni di salute.

Non solo: il glucocorticoide in questione è anche utilizzato con successo per trattare le esacerbazioni di Bpco.

Di qui l’ipotesi alla base dello studio di impiegare il farmaco in questione per mitigare l’ipossiemia notturna in pazienti con Bpco di grado lieve-moderato, durante un soggiorno ad altitudine elevata.

Lo studio
Per verificare la correttezza di questa ipotesi, i ricercatori hanno reclutato 118 pazienti con FEV1 predetta mediana pari al 91% e una saturazione di ossigeno nel sangue, misurata mediante pulsossimetro, prossima o superiore al 92%. Tutti i pazienti reclutati nello studio vivevano nella repubblica del Kirghizistan ad un’altezza media di 800 m sul livello del mare.

I partecipanti allo studio sono stati sottoposti a valutazione iniziale delle loro condizioni all’altezza di 760 m, per essere poi successivamente trasferiti, mediante autobus, in una località sita a 3.100 m di altitudine sul livello del mare, per soggiornarvi due giorni e due notti.

Prima del trasferimento, i partecipanti allo studio erano stati randomizzati a trattamento con desametasone orale bis die o a placebo. Il trattamento aveva inizio 24 ore prima della loro ascesa a 3.100 m.

Nei 58 pazienti appartenenti al gruppo placebo, la SpO2 notturna mediana a 760 m era pari al 92%, mentre il rapporto apnea/ipopnea (AHI), che combina il numero medio di eventi di apnea e di ipopnea per ora di sonno, era pari a 20,5.

Nei 60 pazienti trattati con desametasone, invece, i valori corrispondenti di SpO2 e di AHI erano pari, rispettivamente, al 92% e a 25,9.

I risultati
Nel corso della prima notte trascorsa a 3.100 m, la SpO2 del gruppo placebo è crollata, in modo statisticamente significativo, all’84% mentre, per contro, il valore di AHI è cresciuto anch’esso significativamente, arrivando a 39,4.

Nel gruppo sottoposto a trattamento con desametasone, invece, a fronte di un analogo crollo statisticamente significativo di SpO2 (86%), si è avuto un sostanziale mantenimento del valore di AHI (24,7).

Nel complesso, rispetto al placebo, il trattamento con desametasone ha ridotto le variazioni di SpO2 indotte dall’altitudine di un valore medio prossimo al 3%, mentre ha ridotto gli incrementi di AHI di 18,7 eventi.

Tali differenze hanno mostrato significatività statistica, mentre i risultati si sono confermati anche nel secondo giorno di osservazione.

Da ultimo, i pazienti trattati con desametasone hanno percepito una migliore qualità del sonno rispetto ai pazienti del gruppo placebo, per quanto gli effetti siano stati, questa volta, appena al di sopra della significatività statistica. La differenza media con il trattamento attivo è stata pari all’11% nel corso della prima notte, e del 12% nel corso della seconda.

Sedici partecipanti allo studio, in trattamento con desametasone (pari al 27,6% del totale) sono, però, andati incontro a iperglicemia, in assenza di altri eventi avversi rilevanti.

Le implicazioni dello studio
Nel commentare i risultati, i ricercatori hanno sottolineato come il loro “… sia stato il primo trial clinico randomizzato ad aver fornito evidenze a favore di un trattamento preventivo con desametasone, iniziato prima di un soggiorno ad altitudini più elevate, in termini di miglioramento della saturazione di ossigeno nel sangue durante le ore notturne, prevenzione dei problemi da respirazione instabile indotta dall’altitudine (associata a frequenti apnee) e miglioramento della qualità del sonno percepita”.

“Tali risultati – aggiungono – rappresentano una buona notizia per i pazienti con Bpco perché suggeriscono che il trattamento preventivo con desametasone potrebbe fungere da trattamento alternativo per migliorare lo stato di benessere durante i viaggi in alta quota, in assenza di disponibilità di ossigeno”.

“Va però ricordato – concludono – che desametasone, in ragione del suo effetto iperglicemizzante, non è indicato nei pazienti con Bpco che sono anche diabetici”.

NC

Bibliografia
Furian M et al. Effect of Dexamethasone on Nocturnal Oxygenation in Lowlanders With Chronic Obstructive Pulmonary Disease Traveling to 3100 MetersA Randomized Clinical Trial. JAMA Netw Open. 2019;2(2):e190067. doi:10.1001/jamanetworkopen.2019.0067
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