Bpco e fluttuazioni stagionali, quando è più efficace prevenire le riacutizzazioni? #CHEST2019

Pneumologia

Le riacutizzazioni di malattia nei pazienti statunitensi affetti da Bpco si manifestano con maggior frequenza nel corso della stagione invernale, determinando un numero più elevato di ospedalizzazioni e di decessi negli Usa legati alla malattia. Lo dimostrano i risultati di uno studio presentato lo scorso anno nel corso del congresso annuale Chest, tenutosi lo scorso anno a New Orleans, che suggerisce come un'intensificazione delle misure profilattiche durante i primi 3 mesi dell'anno potrebbe avere un impatto positivo sulla mortalità complessiva ascrivibile a Bpco e sui tassi di ri-ospedalizzazione, come pure in termini di maggior risparmio di risorse sanitarie.

Le riacutizzazioni di malattia nei pazienti statunitensi affetti da Bpco si manifestano con maggior frequenza nel corso della stagione invernale, determinando un numero più elevato di ospedalizzazioni e di decessi negli Usa legati alla malattia.

Lo dimostrano i risultati di uno studio presentato lo scorso anno nel corso del congresso annuale Chest, tenutosi lo scorso anno a New Orleans, che suggerisce come un’intensificazione delle misure profilattiche durante i primi 3 mesi dell’anno potrebbe avere un impatto positivo sulla mortalità complessiva ascrivibile a Bpco e sui tassi di ri-ospedalizzazione, come pure in termini di maggior risparmio di risorse sanitarie.

Lo studio in breve
I ricercatori hanno passato in rassegna i dati residenti nel National Inpatient Sample and National Inpatient Database a partire dal 2016, allo scopo di approfondire il tema delle fluttuazioni stagionali dei tassi di ospedalizzazione a causa di riacutizzazioni da Bpco e il loro impatto sul consumo di risorse economiche sanitarie. Sono stati presi in considerazione i dati relativi a 530.229 pazienti con Bpco, aventi un’età media di 68 anni.

I risultati hanno mostrato che la maggior parte delle ospedalizzazioni registrate nel corso di un anno (33,69%) erano concentrate nei mesi invernali (gennaio, febbraio e marzo) e che i pazienti ospedalizzati durante questo periodo avevano maggiori probabilità di essere nuovamente ricoverati in ospedale rispetto ai pazienti ospedalizzati in altri periodi dell’anno.

Non solo: i pazienti ospedalizzati nei mesi invernali si caratterizzavano anche per outcome più sfavorevoli, come degenze ospedaliere di maggior durata e tassi di mortalità più elevati.

Quanto ai costi, quelli totali di ospedalizzazione erano paragonabili tra gennaio e settembre, mentre erano più elevati durante i mesi di ottobre e novembre. Inoltre, i costi di ospedalizzazione sono risultati più elevati durante i mesi invernali rispetto agli altri mesi dell’anno.

Le implicazioni dello studio
“Guardando al futuro, sarà necessaria mettere in piedi un’intelligente re-distribuzione delle risorse per continuare a soddisfare le necessità dei pazienti con Bpco in un sistema sanitario già sottoposto a pressioni al risparmio – hanno ricordato i ricercatori dello studio -. Un’intensificazione degli interventi di profilassi nel corso del primo trimestre dell’anno dovrebbe avere un impatto positivo sulla mortalità e sui tassi di ri-ospedalizzazione, riducendo alcune voci di spesa sanitaria”.

Nello specifico, i ricercatori auspicano la messa a punto, nel prossimo futuro, di studi sugli effetti dell’inquinamento atmosferico, i livelli di umidità relativa, le temperature indoor e le infezioni virali respiratorie sulle riacutizzazioni di Bpco nel corso dei mesi invernali, al fine di identificare meglio i fenotipi di pazienti che sono più suscettibili ad andare incontro a riacutizzazioni di Bpco durante i mesi invernali.

NC

Bibliografia
Chackarborti A. et al. Seasonal Variations in outcomes and costs for COPD. Poster presented at 2019 CHEST annual meeting
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