BPCO, eosinofili possibile marker di risposta ai corticosteroidi inalatori

Livelli di eosinofili nel sangue ≥2% o <2% si associano a risposte diverse ai corticosteroidi inalatori (ICS) nei pazienti con BPCO. Ciò è quanto ha dimostrato una rianalisi dei dati del trial ISOLDE, pubblicata sulla rivista European Respiratory Journal, sull'impiego di fluticasone propionato in pazienti con BPCO, che apre nuove prospettive nei processi decisionali alla base del trattamento farmacologico di questi pazienti.

Livelli di eosinofili nel sangue ≥2% o <2% si associano a risposte diverse ai corticosteroidi  inalatori (ICS) nei pazienti con BPCO.

Ciò è quanto ha dimostrato una rianalisi dei dati del trial ISOLDE, pubblicata sulla rivista  European Respiratory Journal, sull'impiego di fluticasone propionato in pazienti con BPCO, che apre nuove prospettive nei processi decisionali alla base del trattamento farmacologico di questi pazienti (1).

Come è noto, gli ICS rappresentano un caposaldo nel trattamento della BPCO.

La considerazione dei rischi potenziali associati con il trattamento con ICS, pesati in rapporto ai benefici, ha motivato la ricerca di biomarker in grado di aiutare il processo decisionale alla base del trattamento di questi pazienti.
Un possibile marker predittivo dell'efficacia di ICS (o di ICS/LABA) nella prevenzione delle esacerbazioni di BPCO potrebbe essere rappresentato dalla conta degli eosinofili nel sangue. Esistono studi, infatti, che hanno dimostrato l'esistenza di associazioni tra l'eosinofilia delle vie respiratorie e gli episodi di esacerbazione di bronchite cronica o di BPCO (2).

Il trial ISOLDE è un trial che ha randomizzato 751 pazienti (FEV1= 1,4 L: 50% del valore normale predetto) al trattamento con fluticasone propionato 500 μg bis die o a placebo per 3 anni. Lo studio non ha osservato alcuna differenza tra i due gruppi in merito al tasso di declino di  FEV1 , mentre ha documentato, al contrario, una riduzione significativa del tasso medio di esacerbazione di malattia con l'ICS rispetto al placebo (p=0,026).

Obiettivo del nuovo studio è stato quello di rianalizzare i dati ottenuti nel trial ISOLDE in base alla conta basale di eosinofili nel sangue allo scopo di verificare se il livello di eosinofili potesse essere in grado di predire il beneficio del trattamento con ICS in questi pazienti.

I risultati dello studio hanno mostrato che, nei pazienti con conta di eosinofili <2% (n=456), il tasso di declino FEV1 post-broncodilatatorio ottenuto nel gruppo sottoposto a trattamento con fluticasone propionato era paragonabile a quello ottenuto nel gruppo placebo  (-2,9 mL·anno-1; p=0,688).

Al contrario, considerando i pazienti con conta di eosinofili ≥2% (n=214), è stata documentata una riduzione del tasso di declino pari a 33,9 mL·anno-1 con fluticasone propionato vs placebo (p=0,003).

La riduzione del tasso di esacerbazione nel gruppo in trattamento con fluticasone propionato vs placebo è risultata invece superiore nel gruppo di pazienti con conta eosinofilica <2% rispetto al gruppo di pazienti con conta  ≥2%.

Non sono state documentate differenze tra gruppi di trattamento, in base alla conta eosinofilica, in relazione al tempo al primo episodio di esacerbazione moderata-severa.

In conclusione, in base dai dati disponibili, una conta eosinofilica basale ≥2% permette di identificare un gruppo di pazienti con BPCO con tasso di declino FEV1 ridotto, quando trattato con ICS.
Sono necessari, adesso, nuovi studi che confermino la bontà di questa ipotesi e aprano alla messa a punto di un semplice test ematico che sia in grado di guidare le scelte terapeutiche in pazienti con BPCO.

NC

Bibliografia
1) Barnes NC et al. Blood eosinophils as a marker of response to inhaled corticosteroids in COPD. Eur Respir J. 2016 Feb 25. pii: ERJ-01370-2015. doi: 10.1183/13993003.01370-2015. [Epub ahead of print]
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2) Pavord ID et al. Blood eosinophils and inhaled corticosteroid/longacting β-2 agonist efficacy in COPD. Thorax 2016;71:118–125.
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