BPCO, Esacerbazione eosinofilica e durata degenza ospedaliera: quale rapporto?

Pneumologia

I pazienti ammessi all'ospedalizzazione in ragione di un'esacerbazione eosinofilica di BPCO si caratterizzano per un minor tempo di degenza. Inoltre, queste esacerbazioni non sono solitamente associate a livelli elevati di proteina reattiva C (CRP). Queste le conclusioni di uno studio pubblicato su Chest, che suggeriscono la possibilitÓ di ottimizzare il trattamento delle esacerbazioni in base ad una migliore stratificazione etiopatologica.

I pazienti ammessi all'ospedalizzazione in ragione di un'esacerbazione eosinofilica di BPCO si caratterizzano per un minor tempo di degenza. Inoltre, queste esacerbazioni non sono solitamente associate a livelli elevati di proteina reattiva C (CRP).

Queste le conclusioni di uno studio pubblicato su Chest (1), che suggeriscono la possibilità di ottimizzare il trattamento delle esacerbazioni in base ad una migliore stratificazione etiopatologica.

Eosinofilia marker di risposta al trattamento con corticosteroidi
“Le esacerbazioni di BPCO necessitanti di ospedalizzazione sono associati ad outcome peggiorativi, quali l'accelerazione del declino della funzione polmonare e un rischio significativo di mortalità – ricordano gli autori nell'introduzione al lavoro – Inoltre, alcuni studi epidemiologici recenti hanno suggerito come il rischio di ospedalizzazione aumenti con il numero di ricoveri pregressi.”

Le attuali LG per il trattamento delle esacerbazioni raccomanda il ricorso ai corticosteroidi (CS) sistemici, mentre l'antibioticoterapia viene raccomandata nei pazienti ospedalizzati con escreato purulento.

La terapia con CS, però, non è esente da rischi associati all'incremento di eventi avversi (AE) rispetto al placebo, quali l'iperglicemia, presente in un paziente trattato su 2 (2).

Da tempo è noto come l'eosinofilia nell'escreato rappresenti un marker di risposta ai CS nei pazienti con BPCO stabilizzata che si associa ad un miglioramento della funzione polmonare e della sintomatologia: “La conta  degli eosinofili nel sangue periferico rappresenta un marker surrogato dell'infiammazione delle vie respiratorie legata alla presenza di eosinofilia nell'escreato e in letteratura si stanno accumulando sempre più evidenza che suggeriscono come, nelle esacerbazioni di grado moderato, vi sia un sottogruppo di pazienti con infiammazione eosinofilica, definita da una conta di eosinofili nel sangue periferico ≥2% della conta totale leucocitaria che beneficia in modo particolare del trattamento sistemico con CS” (3,4).

L'eosinofilia correla con la durata della degenza ospedaliera
Cosa succede nei pazienti ospedalizzati a seguito di esacerbazione severa di malattia?
L'assenza di dati in letteratura al riguardo ha sollecitato la messa a punto di questo studio, che ha voluto studiare il tasso di recupero da eventi di esacerbazione eosinofilica e non, in pazienti participanti ad un trial clinico randomizzato, avente l'obiettivo di valutare alcuni outcome legati allo stato di salute in presenza di esacerbazioni intra-ospedaliere.

A tal scopo, 243 pazienti con BPCO (117 di sesso maschile), aventi un'età media di 71 anni, ospedalizzati per esacerbazione di BPCO, sono stati stratificati per la presenza o meno di esacerbazione eosinofilica, definita da una conta di eosinofili ≥2% sul totale della conta leucocitaria.

Di questi pazienti, divisi in 2 gruppi in base all'eosinofilia delle esacerbazioni, sono state prese informazioni relative all'ospedalizzazione, ai livelli sierici di CRP, alla durata della degenza ospedaliera e alla successiva ri-ospedalizzazione.

In questo modo, i ricercatori hanno potuto osservare che la mortalità intra-ospedaliera era pari al 3% (tempo mediano al decesso=12 giorni; range= 9-16 giorni) e che un paziente ospedalizzato su 4  soddisfaceva i criteri di esacerbazione eosinofilica.
In questa popolazione, la degenza ospedaliera media è risultata inferiore nei pazienti con esacerbazione non  eosinofilica (5 vs 6,5 giorni; p=0,015) dopo trattamento con CS orali e indipendentemente dal trattamento precedente il ricovero ospedaliero.
Inoltre, i tassi di ri-ospedalizzazione sono risultati simili nei 2 gruppi.

Implicazioni dello studio
Nel commentare i risultati, gli autori dello studio hanno sottolineato come l'esacerbazione eosinofilica di BPCO, definita da una conta assoluta di 200 cellule/μL e da una percentuale  ≥2% della conta totale leucocitaria, sia documentabile nel novero delle esacerbazioni severe intra-ospedaliere di malattia (almeno in un caso su 4).

“Queste esacerbazioni – spiegano gli autori – sono clinicamente non distinguibili dalle esacerbazioni non eosinofiliche di BPCO, ma sono associate ad una ridotta degenza ospedaliera, indipendentemente dal trattamento pre-ospedaliero. (…) I tassi di ri-ospedalizzazione a 12 mesi, invece, non sono risultati differenti in base al fenotipo di esacerbazione (eosinofilico o meno).”

“Questi dati – continuano – suggeriscono come gli eventi acuti necessitanti di ospedalizzazione e associati con l'infiammazione eosinofilica possano rispondere più rapidamente al trattamento con CS, giustificando in tal modo la riduzione della durata di degenza ospedaliera. Per contro, il tempo ridotto di degenza ospedaliera non ha avuto alcun impatto sul tasso di ri-ospedalizzazione, che potrebbe essere più strettamente legato alla condizioni specifiche del paziente, quali la severità di malattia, la fragilità e la presenza di comorbilità.”

In conclusione, i risultati di questa analisi post-hoc sono interessanti, in quanto suggeriscono la possibilità di ottimizzare il trattamento delle esacerbazioni in base ad una migliore stratificazione etiopatologica. E' necessario, però, che quanto osservato trovi conferme in ampi trial clinici prospettici disegnati ad hoc, che tenga conto della prescrizione di CS specifici e di criteri di dimissione ospedaliera pre-definiti.

Nicola Casella

Bibliografia
1. Bafadhel M et al. Blood eosinophils and outcomes in severe hospitalised exacerbations of COPD. CHEST (2016), doi: 10.1016/j.chest.2016.01.026.
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2. NICE, Chronic obstructive pulmonary disease: management of chronic obstructive pulmonary disease in adults in primary and secondary care.
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3. https://www.pharmastar.it/index.html?cat=search&id=20766

4. https://www.pharmastar.it/index.html?cat=search&id=20399





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