Esito non conforme alle aspettative, forse un po’ eccessive, per lo studio SUMMIT, un trial multicentrico internazionale su quasi 16.500 pazienti affetti da broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO) e con una storia di malattie cardiovascolari o a rischio di tali patologie. Nello studio, infatti, il trattamento con l’associazione fluticasone furoato (FF)/vilanterolo (VI) 100/25 mcg ha ridotto del 12,2% il rischio di mortalità rispetto al placebo, ma la differenza non è risultata significativa (P = 0,137) e non si è quindi centrato l’endpoint primario.
I primi risultati del trial sono stati annunciati da GlaxoSmitKline (Gsk) e dal suo partner Theravance in un comunicato stampa e dati più completi saranno presentati all’imminente congresso della European Respiratory Society, ad Amsterdam, a fine settembre.
Lo studio ha certamente deluso le attese di Gsk, che ci contava parecchio per imprimere una grossa spinta alle vendite del prodotto (commercializzato con il marchio Breo negli Stati Uniti e Relvar in Europa). Tuttavia, l’obiettivo - dimostrare che il farmaco era in grado di migliorare la sopravvivenza nei pazienti con BPCO a rischio cardiovascolare - era forse troppo ambizioso. Peraltro, nessuna delle altre associazioni steroide/LABA presenti in commercio è mai riuscita a centrare questo risultato.
Se SUMMIT fosse andato come si sperava, FF/VI 100/25mcg sarebbe divenuto il primo farmaco a mostrare un beneficio di sopravvivenza in pazienti con BPCO a rischio cardiovascolare. Ma così non è stato.
L’esito del trial non avrà, dunque, i riflessi sperati sulle vendite, ma non dovrebbe avere nemmeno contraccolpi negativi. Prova ne è il fatto che le azioni di Gsk, dopo l’annuncio dei risultati, hanno subito solo una lieve flessione sui mercati. Il prodotto, infatti, conferma la sua efficacia come trattamento once-daily in grado di migliorare la funzionalità polmonare e ridurre il rischio di riacutizzazione nei pazienti affetti da BPCO.
"Sappiamo da tempo che le malattie cardiovascolari spesso coesistono con la BPCO e che ognuna delle due patologie è una delle principali cause di morte a livello mondiale” afferma l’autore principale dello studio, Jørgen Vestbo, dello University Hospital South Manchester NHS Foundation Trust e dell’Università di Manchester. “Lo studio SUMMIT è il primo studio prospettico a indagare l'interazione tra queste due malattie e disegnato per raggiungere l'obiettivo ambizioso di dimostrare una riduzione della mortalità per tutte le cause nei pazienti con BPCO e malattie cardiovascolari. Anche se non è stato in grado di dimostrare un miglioramento statisticamente significativo su questo endpoint, il trial ci fornisce comunque una grande quantità di dati che possono aiutare noi medici a capire l'interazione tra queste due patologie e indicazioni su come migliorare la gestione di questi pazienti".

Lo studio SUMMIT
Lo studio SUMMIT (Study to Understand Mortality and MorbidITy in COPD), il primo trial prospettico, secondo Gsk, volto a comprendere gli effetti di un farmaco respiratorio in soggetti con BPCO e a rischio cardiovascolare, è uno studio randomizzato, controllato, in doppio cieco, a gruppi paralleli, che ha coinvolto 16.485 pazienti provenienti da 43 Paesi affetti da BPCO con limitazione moderata del flusso aereo (FEV1 pari al 50-70% del valore teorico) e con una storia di malattie cardiovascolari o a rischio aumentato di tali malattie.
I partecipanti sono stati suddivisi in quattro gruppi e trattati in rapporto  1: 1: 1: 1 con FF/VI 100/25 mcg, FF 100 mcg, VI 25mcg o placebo una volta al giorno. Tutti i trattamenti sono stati somministrati una volta al giorno tramite l’inalatore di polvere secca Ellipta.
Oltre che nel ridurre il rischio di mortalità, seppure in modo non significativo, FF/VI 100/25 mcg si è dimostrato superiore rispetto al placebo nel ridurre la velocità annua  di declino della funzionalità polmonare (misurata come volume espiratorio forzato in un secondo, FEV1), il primo dei due endpoint secondari  (P = 0,019). Dato che non è stato raggiunto l’endpoint primario, si legge nella nota dell’azienda, non si può dedurre da questo risultato la significatività statistica.
Anche il rischio di subire un evento cardiovascolare (decesso per cause cardiovascolari, infarto miocardico, ictus, angina instabile e attacco ischemico transitorio) durante il trattamento in qualsiasi momento, che era l'altro endpoint secondario chiave dello studio, è risultato inferiore (del 7,4%) nei pazienti trattati con FF/VI 100/25 mcg rispetto al placebo, ma non in modo statisticamente significativo (P = 0,475).
FF/VI 100/25 mcg ha poi dimostrato di migliorare rispetto al placebo anche altri endpoint supplementari valutati nello studio, tra cui il FEV1 (post-broncodilatatore), il tasso di riacutizzazioni moderate/gravi, il tempo alla prima riacutizzazione moderata/grave, il tempo alla prima riacutizzazione grave (con ricovero in ospedale), il tasso di riacutizzazioni gravi (con ricovero in ospedale), la qualità di vita correlata alla salute (misurata in base al punteggio totale del St George Respiratory Questionnaire-BPCO) a 12 mesi e lo stato di salute (misurato utilizzando il COPD Assessment Tool) a 12 mesi.
Gli eventi avversi riportati con maggiore frequenza (con un’incidenza maggiore o uguale al 3% nel gruppo trattato con FF/VI 100/25 mcg e superiore rispetto al placebo) sono stati rinofaringite (8,9% contro 7,5%), infezione del tratto respiratorio superiore (6,3% contro 4,8%), polmonite (5% contro 4,6%), mal di schiena (4,3% contro 3,5%), ipertensione (3,9% contro 3,3%) e influenza (3,4% contro 2,9%).
L'incidenza degli eventi avversi gravi in corso di trattamento è stata rispettivamente del 23,2% contro 22,2%.
Gli eventi avversi di particolare interesse sono stati gli eventi cardiovascolari avversi e la polmonite. L'incidenza degli eventi avversi cardiovascolari è stata del 17,8% contro 16,8% e quella degli eventi avversi cardiovascolari gravi dell'8,5% contro 7,7%, mentre l’incidenza della polmonite è stata del 5,7% contro 5,2% e quella della polmonite grave del 3,4% contro 3,1%.

Quali implicazioni?
Gsk puntava molto sullo studio SUMMIT per dare sprint il suo listino di farmaci di area respiratoria, ultimamente un po’ in sofferenza, soprattutto per il calo delle vendite del suo bestseller fluticasone proprionato/salmeterolo (Advair), che, nelle intenzioni dell’azienda, FF/VI 100/25 mcg sarebbe destinato a rimpiazzare.
I farmaci respiratori rappresentano un quarto delle vendite totali della multinazionale inglese e una rivitalizzazione di questo business è cruciale per gli sforzi del ceo, Andre Witty, di imprimere una svolta più ampia alle fortune dell’azienda; inoltre, il manager ha promesso di riportare in crescita le vendite dell’area respiratoria per il prossimo anno.
Tuttavia, l’esito nel complesso non soddisfacente dello studio SUMMIT non dovrebbe influire su questo, ha fatto sapere Gsk, perché il proponimento di Witty non si basava sulle aspettative di successo di questo trial.
Secondo le previsioni di Andrew Baum, analista di Citigroup, la società ora sposterà i suoi sforzi relativi a FF/VI 100/25 mcg verso l’altra indicazione approvata, il trattamento dell’asma, e si concentrerà su un altro nuovo farmaco, la combinazione dell’anticolinergico umeclidinio e di vilanterolo (Anoro), per quello della BPCO.

Alessandra Terzaghi