Bpco, riacutizzazioni uccidono più dell'infarto. In Puglia progetto per cure più appropriate

Pneumologia
Le riacutizzazioni da Bronco Pneumopatia Cronica ostruttiva fanno più morti dell’infarto: l’11% dei pazienti ricoverati per un’esacerbazione della malattia non supera la crisi. E’ questo forse il dato più drammatico di una patologia grave, potenzialmente gravissima, ma ancora sotto diagnosticata e troppo spesso sottostimata.

A tale carenza intende dare risposte il progetto “Riacutizzazione in BPCO”, nato dalla collaborazione tra la Cattedra di Malattie Respiratorie del Dipartimento di Scienze mediche e chirurgiche dell’Università di Foggia, diretta dalla prof. Maria Pia Foschino e l’Ares, l’Agenzia Regionale Sanitaria Pugliese.

Il progetto ha preso avvio da alcune settimane e come spiega la Prof. Foschino. “Si tratta di un’indagine osservazionale della durata di un anno, che coinvolge centri pneumologici territoriali ed ospedalieri distribuiti su tutto il territorio regionale. L’obiettivo principale è quello di implementare l’uniformità di gestione di questa patologia per migliorare l’appropriatezza diagnostica e terapeutica con particolare riferimento alle riacutizzazioni, al fine di fornire ai decisori politici utili informazioni per l’attuazione di adeguate misure di politica sanitaria regionale”.

Il progetto sarà realizzato, grazie ad un contributo di GlaxoSmithkline, attraverso una piattaforma tecnologica messa a punto dal Consorzio Interuniversitario Cineca.

““La piattaforma – spiega la dott.ssa Marisa De Rosa, direttore Dipartimento Sanità - consente agli pneumologi l’inserimento, la gestione e l’analisi dei dati via web. I dati vengono inseriti in modo strutturato tramite schede elettroniche (eCRFs) e trasferiti al Data Center del Cineca attraverso una connessione sicura. Nel Data Center, i dati vengono poi conservati secondo le procedure di qualità e sicurezza del Consorzio e resi disponibili tramite web per la consultazione e l’analisi in modalità sicura.

I centri partecipanti allo studio possono collegarsi al sistema attraverso username e password. La piattaforma, (http://lab-bpco.cineca.it), è semplice e intuitiva ed è inoltre dotata di sistemi di controllo automatici per prevenire il più possibile gli errori di inserimento. Le schede di raccolta dati sono suddivise in 3 sezioni: Registrazione, Visita, Follow-up. I servizi che si avvalgono dell’infrastruttura tecnologica AXMR hanno ottenuto la certificazione secondo la norma ISO 270001-2005 relativa alla realizzazione di un sistema di gestione per la sicurezza delle informazioni a salvaguardia della riservatezza, confidenzialità ed integrità delle stesse. Cineca, in accordo con Ares, organizzerà inoltre ulteriori eventi formativi per i pneumologi e i data manager”.

La BPCO, come detto, non gode di grande considerazione. La stragrande maggioranza della popolazione ne ignora addirittura l’esistenza. Un’indagine Doxa del 2012 mostra che solo 14 persone su 100 ne ha sentito parlare. Eppure siamo di fronte della quarta causa di morte nel mondo, dopo la cardiopatia ischemica, le malattie cardiovascolari e le infezioni delle basse vie respiratorie, destinata peraltro a salire un gradino entro il 2020, stando alle previsioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. Una malattia che a differenza per esempio dell’asma aumenta con l’età. Intorno ai 50 anni i malati sono circa il 7 per cento, per salire all’11 a 60 anni. Dopo i 70 la percentuale sale esponenzialmente, probabilmente anche per l’abitudine al fumo nei decenni precedenti. I fumatori sono infatti le persone più a rischio: di questi, il 20-40 per cento arriva alla Bpco con chiari segni di sofferenza dell’apparato respiratorio e, come se non bastasse, salgono i rischi di complicazioni a carico del cuore e delle arterie.

A ciò va sommato che solo il 14,3 per cento delle persone in terapia si cura regolarmente. Un problema di aderenza dai tratti drammatici: un paziente su due non ha una corretta adesione alle cure, che segue al massimo per tre mesi l’anno. Con costi enormi per il Servizio sanitario nazionale. Si calcola che un paziente affetto da Bpco costi 2723 euro e le ospedalizzazioni per mancato controllo della patologia rappresentano la voce più significativa nel bilancio, il 70%.

“I casi di BPCO diagnosticati ed adeguatamente trattati - evidenzia la prof.ssa Foschino, sono meno del 50% di quelli stimati negli studi epidemiologici. Questo perché i sintomi compaiono in genere quando l’ostruzione bronchiale è già in fase avanzata e le possibilità di arrestare la progressione della malattia si riducono. Oltre a ciò non va trascurata un’insufficiente sensibilizzazione della classe medica e della popolazione generale nei confronti di questa malattia”.

Partner del progetto, come detto, anche GlaxoSmithkline, non nuova ad iniziative del genere, avendo aperto la strada anni fa con il Progetto Quadro, che ha coinvolto 14 Regioni con l’obiettivo proprio di monitorare l’andamento della Bpco nei diversi territori e consentire interventi mirati.

“Le risorse sanitarie associate alle riacutizzazioni da BPCO - afferma Andrea Pitrelli, direttore di Payer & Evidence Solution di GSK – sono oggi un importante indicatore di appropriatezza sulla governance respiratoria da parte dei vari SSR. Questo progetto, che nasce dalla collaborazione tra ARES e GSK, risponde ad un bisogno specifico di  fornire una piattaforma condivisa di raccolta ed analisi di dati sulla BPCO riacutizzata, che aiuti i clinici ed i decisori regionali a rendere sempre più efficace ed efficiente l’offerta di salute per i pazienti BPCO in Puglia. D’altra parta – conclude Pitrelli – la collaborazione tra ARES e GSK in ambito respiratorio ha una lunga tradizione che è iniziata nel 2008 con il QuADRO, è proseguita con l’attività di informazione scientifica condivisa degli ISF GSK alla comunità medica pugliese sui contenuti del Percorso Diagnostico Terapeutico sulla BPCO, e continua oggi  con questo importante progetto che rispecchia pienamente la modalità con cui GSK intende sviluppare le collaborazioni pubblico private in ambito di ricerca sanitaria”.