Pneumologia

Bpco sottostimata nei pazienti con Hiv

Nei pazienti affetti da Hiv, la bronco pneumopatia cronica ostruttiva (Bpco) è un problema comune ma poco riconosciuto. “Questa tipologia di pazienti dovrebbe essere sottoposta regolarmente a screening” è il suggerimento che gli autori di un nuovo studio hanno riportato in occasione della 54a Interscience Conference on Antimicrobial Agents and Chemotherapy.

"C'è un’alta prevalenza di questa malattia prevenibile e in gran parte non diagnosticata, e vogliamo allertare i medici a migliorare lo screening della Bpco in questa particolare popolazione" ha detto la dottoressa Karine Risso principale ricercatore dello studio, MD del Centre Hospitalier Universitaire di Nizza,  Francia.

Lo studio ha identificato diversi fattori di rischio che possono raddoppiare fino a quadruplicare il rischio della Bpco nella popolazione Hiv-positiva; tra questi fattori gli autori ne mettono in evidenza uno, non riportato in precedenza, che è relativo alla conta dei CD4 “Un basso numero di CD4 aumenta il rischio per la Bpco” ha spiegato la Risso.

Lo studio trasversale ha coinvolto 581 pazienti Hiv-positivi la cui età media era di 48 anni. Tutti i pazienti sono stati osservati nel reparto di consultazioni infettive dell'ospedale durante 3 giorni selezionati a caso ogni settimana. Nessun paziente presentava qualsiasi tipo di infezioni recenti del tratto respiratorio inferiore.

La maggior parte dei pazienti, esattamente il 93,5%, ricevevano terapia antiretrovirale altamente attiva, l’85,2% aveva una carica virale Hiv non rilevabile, e la maggior parte dei pazienti erano fumatori correnti o passati. La conta media delle cellule CD4 era 622 cellule / mm ³.

I pazienti sono stati sottoposti a screening con un questionario e spirometro portatile, oltre a sottoporsi a spirometria convenzionale, tra cui un test broncodilatatore per escludere l'asma.
Dai risultati ottenuti è emerso che la prevalenza della Bpco è stata del 9,0%, quella della bronchite cronica è stata del 7,7%, della bronchite acuta ricorrente dell’8,6%, e quella della dispnea è stata del 17,2% nei pazienti valutati.

"La Bpco è risultata comune, ma in gran parte sconosciuta, nonostante la frequenza del fumo e dei disturbi respiratori che i pazienti presentavano, oltre al fatto che le linee guida internazionali richiedono lo screening della Bpco", ha detto la dottoressa Risso.
Oltre all'età, all’indice di massa corporea (BMI), alla condizione di fumatori e ai disturbi respiratori, tutti fattori di rischio per la Bpco, i ricercatori hanno scoperto che una conta di CD4 inferiore a 500 cellule / mm ³ è associato ad un rischio per la Bpco maggiore più del doppio (odds ratio [OR], 2.19, P = 0,027).

La Risso ha precisato che si è trattato di uno studio epidemiologico e che sono ancora necessari ulteriori studi per verificare e spiegare questi risultati ma, in occasione della conferenza hanno presentato due possibili meccanismi che potrebbero spiegare quanto osservato.
“Oltre al legame tra un basso numero di CD4, infiammazione cronica e invecchiamento accelerato, alcuni studi hanno dimostrato un legame tra un basso numero di CD4 e la colonizzazione bronchiale con Pneumocystis carinii”, ha osservato la dottoressa Risso.

I fattori predittivi del rischio per la Bpco erano: l’età superiore a 50 anni (OR 2,.37), un BMI inferiore a 21 kg / m² (OR 4,07), fumo attuale o passato (OR 3,40), sintomi respiratori come bronchite cronica, bronchite acuta ricorrente, o dispnea (OR 3,49) e precedenti infezioni del tratto respiratorio inferiore (OR 2,73).
"Vogliamo avvisare i medici degli oneri del fumo e dei disturbi respiratori nella popolazione affetta da HIV e l'urgenza di migliorare la diagnosi e la gestione della Bpco", ha sottolineato la  dottoressa Risso. "Ora vogliamo testare i nostri sei fattori predittivi in un'ampia coorte per valutare la loro capacità di migliorare lo screening della Bpco. Speriamo che un punteggio clinico potrebbe essere creato grazie a questo studio e  ad altri"

"Credo  che si tratti di un’osservazione molto importante e probabilmente ha un significato in tutto il mondo", ha detto la dottoressa Emily Blumberg, MD, specialista delle malattie infettive presso l'Università della Pennsylvania a Philadelphia, non coinvolta nella ricerca.

"E 'importante rendersi conto che i pazienti con HIV non muoiono più a causa del virus ma per tutte queste comorbidità",  aggiungendo che, in una comunità con tassi così elevati di fumatori, è fondamentale essere a conoscenza di condizioni così importanti come la Bpco; "Penso che sia una cosa importante identificare i fattori di rischio e indirizzare questi pazienti a interventi specifici. Ciò deve essere ulteriormente definito, ma vale la pena di procedere" ha concluso la Blumberg.

Monica Guarini

54th Interscience Conference on Antimicrobial Agents and Chemotherapy (ICAAC): Abstract H-1196. Presentato il 7 Settembre, 2014.

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