Pneumologia

Bpco, studio identifica associazioni tra livelli elevati di vitamina D in circolo e riduzione sintomi malattia negli individui di mezza età

Livelli sierici più elevati di 25(OH)D in circolo si associano ad una riduzione dei sintomi specifici di Bpco negli individui di mezza età (ma non in quelli di età più avanzata). Queste le conclusioni di uno studio di recente pubblicazione su Chronic Obstructive Pulmonary Diseases: Journal of the COPD Foundation che necessitano di conferme e potrebbero aprire la strada a studi successivi di valutazione degli interventi di supplementazione vitaminica in questi individui.

Livelli sierici più elevati di 25(OH)D in circolo si associano ad una riduzione dei sintomi specifici di Bpco negli individui di mezza età (ma non in quelli di età più avanzata). Queste le conclusioni di uno studio di recente pubblicazione su Chronic Obstructive Pulmonary Diseases: Journal of the COPD Foundation che necessitano di conferme e potrebbero aprire la strada a studi successivi di valutazione degli interventi di supplementazione vitaminica in questi individui.

I presupposti dello studio
“Il deficit vitaminico D – ricordano i ricercatori nell’introduzione allo studio – è presenta in un range percentuale di pazienti con Bpco compreso tra il 40% e il 70% ed è di particolare interesse in ragione dei possibili effetti della vitamina D sulla forza muscolare e le performance fisiche, come pure sulle riacutizzazioni di malattia”.

Livelli più elevati di 25(OH)D sono stati associati già in uno studio di piccole dimensioni ad un miglioramento della qualità della vita legata alla Bpco, anche se un trial clinico controllato non ha dimostrato un miglioramento di un questionario ad hoc sulla salute respiratoria (Chronic Respiratory Disease Questionnare) in concomitanza con un intervento di supplementazione vitaminica.

Altri studi descrivono una riduzione della mobilità e della tolleranza alla sforzo in individui con deficit vitaminico D, documentati soprattutto in individui con Bpco di età meno avanzata.

I livelli di 25(OH)D, in sostanza, potrebbero riflettere un cattivo stato di salute complessivo associato ad un declino funzionale globale in presenza di Bpco. In presenza di questa malattia, livelli più bassi di 25(OH)D potrebbero rappresentare un fattore di rischio modificabile che potrebbe essere associato ad un miglioramento della sintomatologia in individui giovani.

Fino ad oggi, però, mancavano studi in letteratura che avessero approfondito l’associazione tra età, livelli di 25(OH)D in circolo e sintomatologia da Bpco riferita.
Uno studio precedentemente condotto dalla stessa equipe di ricerca aveva dimostrato come i livelli di 25(OH)D fossero associati ad una cattiva funzione polmonare e ad outcome di riacutizzazione di Bpco.

L’analisi presentata nella nuova pubblicazione estende l’esplorazione della vitamina D nella Bpco mediante una valutazione dei livelli di vitamina D e dei sintomi in base a diversi gruppi di età – cosa mai fatta prima – in una coorte multicentrica di pazienti con Bpco ben definita (SPIROMIC - Subpopulations and Intermediate Outcome Measures in COPD Study).

Nello specifico, i ricercatori hanno categorizzato i pazienti della coorte in due classi, in base all’età:
- Pazienti di mezza età (<65 anni) (n=666; mediana età= 58 anni)
- Pazienti in età avanzata (≥65 anni) (n=955; mediana età= 70 anni)

A questo punto I ricercatori hanno valutato i livelli di 25(OH)D come variabile continua e per categoria di età, mettendo a confronto i pazienti con deficit vitaminico D (<20 ng/ ml) o con livelli di vitamina D considerati sufficienti (≥20 anni).

E’ stata condotta un’analisi multavariata per identificare le associazioni esistenti tra i livelli di vitamina D e i punteggi riportati ai test CAT (the COPD Assessment Test (CAT), mMRC (modified Medical Research Council), SGRQ totale e per singolo dominio (St George Respiratory Questionnaire), Veterans’ Specific Activity Questionnaire, nonché la distanza percorsa al test della deambulazione a 6 minuti (6MWT).

I risultati
Considerando la coorte di pazienti in toto, lo studio non ha evidenziato l’esistenza di un’associazione tra livelli più elevati di vitamina D e punteggi favorevoli CAT, mMRC, SGRQ o distanze maggiori percorse al test 6MWT.

Le cose cambiavano se si stratificavano i dati in base all’età: a ciascun incremento di 5 ng/ml di livelli di 25(OH)D osservato in pazienti di “mezza età” corrispondeva un’associazione indipendente con un miglior punteggio CAT (-0,35; IC95%= -0,67; -0,03; P =0,03), un miglior punteggio SGRQ, sia totale (-0,91; IC95%=-1,65; -0,17; P =0,02) che relativo ai vari sottodomini (-1,07; IC95%= -1,96 -0,18; P =0,02), nonché un miglior punteggio relativo all’attività (-1,07; IC95%= -1,96; -0,18; P =0,02).

Nel gruppo di pazienti in età più avanzata, i livelli di vitamina D sono risultati associati solo al punteggio SGRQ di impatto sulla salute respiratoria (-0,42; IC95%= -0,83; -0,0001; P =0,049).

Da ultimo, non è stata documentata un’associazione significativa tra i livelli di vitamina D e i punteggi relativi alla sintomatologia nei pazienti in età avanzata, mentre in quelli di mezza età non è stata documentata un’associazione tra i livelli di vitamina D e il punteggio mMRC, VSAQ o la distanza percorsa al test 6 MWT.

Limiti e implicazioni dello studio
Nel commentare i risultati, gli autori dello studio hanno ricordato il disegno osservazionale dello studio, che preclude la possibilità di individuare un rapporto di causalità tra la vitamina D e i sintomi di Bpco.

Quanto ai risultati, i ricercatori hanno ipotizzato che il ruolo dei processi dell’invecchiamento, compreso il declino cognitivo e la mancata risposta ai broncodilatatori con l’età, potrebbero spiegare la diversità dei fattori chiave coinvolti nell’aumento della percezione dei sintomi nelle persone più anziane rispetto a quelle più giovani. Non si può peraltro escludere un effetto “di sopravvivenza” nella coorte in studio, per cui i pazienti più anziani erano affetti da malattia stabilizzata che aveva assicurato loro una maggiore sopravvivenza.

Le associazioni osservate tra il gruppo di mezza età, i livelli di vitamina D e i sintomi di Bpco potrebbero descrivere un fenotipo di pazienti più giovani, maggiormente sintomatici, da considerare come target di futuri trial di intervento sull’impatto della supplementazione vitaminica D sui sintomi di Bpco.

Bibliografia
Burkes RM et al. Age-dependent associations between 25-hydroxy vitamin D levels and COPD symptoms: analysis of SPIROMICS. Chronic Obstr Pulm Dis. Published online April 6, 2021. doi:10.15326/jcopdf.2020.0180
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