BPCO, tiotropio non innalza il rischio CV

Pneumologia

Il trattamento di pazienti con BPCO con tiotropio, nel corso dei primi 12 mesi dall'inizio della terapia, non innalza il rischio di eventi CV, mentre riduce il rischio di insorgenza di polmoniti, rispetto agli agonisti beta-2 a lunga durata d'azione (LABA). Questi i risultati di uno studio pubblicato sulla rivista Chest.

Il trattamento di pazienti con BPCO con tiotropio, nel corso dei primi 12 mesi dall'inizio della terapia, non innalza il rischio di eventi CV, mentre riduce il rischio di insorgenza di polmoniti, rispetto agli agonisti beta-2 a lunga durata d'azione (LABA).

Questi i risultati di uno studio pubblicato sulla rivista Chest.

“I broncodilatatori a lunga durata d'azione, comprendenti sia i LABA che tiotropio (un antagonista muscarinico a lunga durata d'azione  - LAMA) sono raccomandati come terapia di mantenimento di prima linea nella gestione della BPCO – scrivono gli autori nell'introduzione allo studio”.

“E' peraltro noto – continuano – che questi agenti farmacologici possono dar luogo a complicanze cardiache quali tachiaritmia e insufficienza coronarica, con dati di safety comparativa ancora incerti”.

Di qui il razionale dello studio, nel corso del quale i ricercatori hanno identificato dei pazienti con BPCO grazie all'UK's Clinical Research Datalink per valutare la sicurezza d'impiego di broncodilatatori a lunga durata d'azione per il trattamento della BPCO.

La coorte di pazienti presa in considerazione era costituita da pazienti ultra55enni che avevano iniziato un trattamento farmacologico a base di tiotropio o di LABA tra il 2002 e il 2012.

Sulla base di tecniche di propensity score matching, per ridurre l'impatto di variabili confondenti nonché sulla base dell'impiego pregresso di steroidi inalatori (ICS), i ricercatori hanno incrociato i dati relativi a 26.442 pazienti in terapia iniziale con tiotropio con quelli relativi a 26.442 pazienti in terapia iniziale con LABA, che utilizzavano inalatori singoli insieme con gli ICS.

I ricercatori hanno valutato l'incidenza di eventi CV – come infarto acuto del miocardio, ictus, insufficienza cardiaca - e polmoniti – documentate nel corso di un anno.

In questo modo hanno osservato che l' hazard ratio di infarto acuto del miocardio associato al trattamento iniziale con tiotropio era pari a 1,10 (IC95%= 0,88-1,38) mentre quello di ictus era pari a 1,02 (IC95%=0,78-1,34); quanto all'hazard ratio di aritmia e di insufficienza cardiaca, questi valori erano addirittura ridotti, essendo pari, rispettivamente, a 0,81 (IC95%: 0,60-1,09) e a 0,90 (IC95%= 0,79-1,02).

Inoltre i pazienti trattati inizialmente con tiotropio hanno sperimentato anche una minore frequenza di insorgenza di polmoniti (HR=0,81; IC95%= 0,72-0,92).

Nel complesso, “...in questo studio, basato sul trattamento della BPCO nella pratica clinica reale, l'inizio di una terapia di mantenimento con tiotropio, rispetto a quella con un LABA, non sembra innalzare il rischio CV – scrivono gli autori – mentre riduce in modo significativo il rischio di polmoniti, anche in ragione di un probabile effetto negativo della componente costituita dagli ICS, presente in molti inalatori di LABA”.

“Tale differenza di rischio – concludono gli autori – che sembra conferire un vantaggio al tiotropio come broncodilatatore iniziale a lunga durata d'azione nella BPCO in termini di safety, dovrebbe essere tenuta in debita considerazione a fronte della simil efficacia iniziale di questi trattamenti”.

NC

Bibliografia
Suissa S et al. Long-acting bronchodilator initiation in COPD and the risk of adverse cardio-pulmonary events: A population-based comparative safety study. Chest. 2016 Aug 20. pii: S0012-3692(16)56162-5.
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