Ca al polmone, possibile maggior rischio di recidiva con alte dosi di oppiacei

Pneumologia
I pazienti con un cancro al polmone non a piccole cellule (NSCLC) a cui vengono somministrate dosi più elevate di oppiacei per alleviare il dolore postoperatorio potrebbero essere a rischio maggiore di recidiva entro 5 anni rispetto a quelli trattati con dosaggi inferiori. A suggerirlo è uno studio osservazionale presentato in occasione del congresso annuale dell’American Pain Society (APS), a Tampa, in Florida.

"Abbiamo osservato che i pazienti che hanno avuto una recidiva di NSCLC entro 5 anni dall’intervento chirurgico erano stati trattati con una dose statisticamente maggiore di oppiacei nelle 96 ore dopo l'intervento" ha riferito Dermot P. Maher, del Cedars Sinai Medical Center di Los Angeles, in California.

"Servono ora studi randomizzati e controllati di tipo prospettico per poter stabilire un nesso causale, ma le evidenze a favore delle capacità di favorire il cancro degli oppioidi sono crescenti", ha aggiunto l’autore.

Maher ha spiegato che un paio di studi hanno evidenziato come il tipo di anestesia a cui sono sottoposti i pazienti per l’intervento di resezione di alcuni tipi di tumori possa effettivamente influire sulle percentuali di recidiva di questi tumori.

"Per esempio, si è visto che un tipo di anestesia che permette di risparmiare gli oppioidi, come l'epidurale per  la prostatectomia radicale o il blocco interscalenico per la lumpectomia per il cancro al seno, è associato a una minore incidenza di recidive” ha osservato Maher, aggiungendo che sono state avanzate diverse ipotesi per spiegare quest’associazione.

"La ricerca di base ha dimostrato che le cellule tumorali sono eliminate dalle cellule natural killer (NK) e che una riduzione dell’attività delle cellule NK è associata a tassi più alti di recidiva tumorale. Si pensava che gli oppioidi inibissero l'attività delle cellule NK per un paio d'ore nel periodo intraoperatorio, ma in realtà inibiscono queste cellule ‘spazzine’ molto più a lungo, per circa 4 giorni" ha spiegato il ricercatore. " Quindi, teoricamente, il trattamento antidolorifico con farmaci oppiacei potrebbe alterare il funzionamento delle cellule NK se si è utilizzata una dose abbastanza elevata".

Maher e il suo gruppo hanno quindi ipotizzato che l'aumento delle percentuali di recidiva a 5 anni osservato nei pazienti con NSCLC in stadio I o IIa dopo la lobectomia toracoscopica video-assistita possa essere legato alle dosi elevate di oppiacei somministrate durante i primi 4 giorni post intervento.

Per verificare la validità di quest’ipotesi, i ricercatori hanno analizzato retrospettivamente le cartelle cliniche di 444 pazienti sottoposti all' intervento chirurgico e operati dallo stesso chirurgo tra il luglio 2006 e l’aprile 2008.

Dopo aver escluso i soggetti con tumori al polmone in stadi diversi dall’I e dal IIa, i ricercatori ne hanno infine selezionati 99. Di questi, 73 non hanno avuto recidive, mentre 26 hanno avuto una recidiva entro 5 anni dall’intervento chirurgico.

I due gruppi presentavano caratteristiche demografiche preoperatorie (tra cui il fumo, l'età, il sesso e l'uso di oppiacei) statisticamente equivalenti.

L’anestesia intra-operatoria è stata gestita da quattro anestesisti, ognuno dei quali ha avuto in carico circa 25 pazienti.

Anche i farmaci somministrati durante la procedura, gli eventi operatori, la perdita di sangue e i parametri cardiovascolari sono risultati equivalenti tra i due gruppi, così come la durata dell’intervento (126 minuti nel gruppo senza recidive e 122 in quello con recidive; P = 0,64) e quella del ricovero (rispettivamente 106 ore contro 72, P = 0,17).

I punteggi relativi all’intensità del dolore dopo l'intervento sono risultati statisticamente equivalenti nei due gruppi in tutti i momenti in cui è stata fatta la valutazione. Tuttavia, nel periodo compreso tra le 2 e le 24 ore post-intervento sono emerse differenze significative nella quantità di oppiacei somministrati, che è risultata in media di 35 mg nel gruppo senza recidive e 68 mg in quello con recidive  (P = 0,019). La somministrazione di oppiacei non è risultata così standardizzata come si sarebbe potuto sperare, ha detto Maher.

Nelle 24-48 ore post-intervento, il consumo medio di oppiacei è risultato rispettivamente di 30 e 52 mg (P = 0,69), nelle 48-72 ore post-intervento di 20 e 65 mg (P = 0,026) e nelle 72-96 ore post-intervento di 11 e 34 mg (P = 0,028). Il consumo totale di oppioidi nel post-operatorio è risultato rispettivamente di 124 mg contro 232 (P = 0,020).

I ricercatori hanno anche fatto un'analisi di regressione multivariata sui fattori predittivi noti di recidiva del cancro al polmone 5 anni dopo l'intervento chirurgico, tra cui il numero di pacchetti di sigarette fumate all’anno e lo stadio clinico del tumore, scoprendo che la somministrazione post-operatoria di oppiacei era associata in modo indipendente alla recidiva di NSCLC (odds ratio 1,003; IC al 95% 1,00-1,006; P = 0,04).

"Gli oppiacei sono necessari, ma spero che questi dati spingeranno gli anestesisti a utilizzare di più tecniche che permettono di risparmiare questi farmaci" ha detto Maher.

"Il nostro gruppo ha dimostrato, a livello cellulare, che gli oppiacei hanno le potenzialità per stimolare la crescita delle cellule tumorali, soprattutto alle dosi più elevate. Questa è una nuova scoperta cruciale e un problema enorme sul piano delle informazioni da dare ai pazienti" ha commentato Robert N. Jamison, del Brigham and Women’s Hospital di Boston.

Edward Michna, dello stesso ospedale, ha aggiunto che il potenziale tumorale degli oppiacei è preoccupante, specialmente per i pazienti che assumono questi farmaci cronicamente, il cui numero è in aumento. "Questo studio e i suoi risultati sono molto interessanti. Quanto siano veritieri sarà il tempo a dirlo, ma siamo tutti interessati alla questione e preoccupati al riguardo" ha detto l’esperto.

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