Co-infezione verme parassita aumenta aggressività tuberculosi

Pneumologia

Uno studio pubblicato sulla rivista The Journal of Clinical Investigation da un'equipe di ricercatori USA ha dimostrato come un'infezione sostenuta da un verme parassita, molto comune nei paesi in via di sviluppo, sia in grado di aumentare la suscettibilità alla TBC. Lo studio ha dimostrato che essere affetti da entrambe le infezioni - quella sostenuta dal parassita elmintico e quella da TBC, determina un incremento della suscettibilità ad andare incontro a malattia polmonare di entità più severa di quella provocata solo dall'infezione tubercolotica.

Uno studio pubblicato sulla rivista The Journal of Clinical Investigation da un'equipe di ricercatori USA ha dimostrato come un'infezione sostenuta da un verme parassita, molto comune nei paesi in via di sviluppo, sia in grado di aumentare la suscettibilità alla TBC.

In pratica, lo studio ha dimostrato che essere affetti da entrambe le infezioni – quella sostenuta dal parassita elmintico e quella da TBC, determina un incremento della suscettibilità ad andare incontro a malattia polmonare di entità più severa di quella provocata solo dall'infezione tubercolotica.

Non solo: lo studio ha dimostrato che l'adozione di un trattamento anti-elmintico è in grado di ridurre il danno polmonare osservato in topi infettati con la TBC, probabilmente eliminando la vulnerabilità alla TBC determinata dal parassita.

Ciò, dunque, apre probabilmente la strada al prossimo impiego di farmaci anti-elmintici poco costosi ed ampiamente disponibili come misura preventiva da adottare nei posti dove la TBC è endemica – bloccando l'infezione del parassita e riducendo la suscettibilità alla TBC e il rischio di un'infezione latente da TBC che diventa suscettivamente malattia conclamata.

Gli esperti di salute pubblica stimano che quasi un terzo della popolazione mondiale sia affetta da TBC. La maggior parte di queste infezioni non sono attive e non danno luogo a sintomi in quanto il sistema immunitario dell'ospire è in grado di far loro fronte.

Stando agli autori dello studio, le persone con infezione latente di TBC hanno un rischio pari al 10% di sviluppare TBC attiva nel corso della loro esistenza e tale rischio potrebbe innalzarsi in presenza di co-infezione elmintica, parassiti la cui prevalenza è altrettanto elevata a quella rilevata nelle aree geografiche dove la TBC è endemica.

Gli autori dello studio sospettavano che l'infezione elmintica fosse in grado, in qualche modo, di bloccare la risposta immunitaria protettiva necessaria per mantenere l'infezione da TBC sotto controllo. In realtà, nel corso dello studio, sono arrivati a comprendere che il parassita attiva una tipologia cellulare di cellule immunitarie che guida i processi infiammatori anziché inibire la risposta immunitaria che protegge contro la TBC attiva.
“Se si tratta il parassita da solo nei topi da esperimento che hanno la TBC, questi ritornano ad avere una buona risposta immunitaria contro la TBC – affermano i ricercatori”.

Nel nuovo studio è stato dimostrato che una molecola prodotta dalle uova del parassita, piuttosto che dallo stesso parassita, è in grado di guidare i processi infiammatori.

Nello specifico, in risposta ad un segnale prodotto dalle uova, le cellule immunitarie infiammatorie murine producono una molecola, nota come arginasi-1, che a sua volta è importante nel controllo ulteriore della risposta infiammatoria.

I ricercatori sono pervenuti a questa osservazione dopo aver studiato topi di laboratorio co-infettati con parassiti elmintici e TBC ma “geneticamente programmati” a produrre cellule immunitarie deficitarie di arginasi-1, documentando, in tal modo, l'assenza della risposta immunitaria.
“Sopprimendo l'abilità di queste cellule immunitarie di produrre arginasi-1 – spiegano gli autori dello studio – si cambia in toto la dinamica della malattia. Senza l'arginasi, infatti, le cellule immunitarie infiammatorie non vanno ai polmoni.”

Per valutare se i risultati ottenuti nei topi di laboratorio potessero essere traslati nei pazienti affetti da TBC, i ricercatori hanno collaborato con alcuni loro colleghi indiani e messicani per studiare i campioni ematici e le lastre radiografiche dei polmoni di pazienti affetti da TBC da sola o co-infettati con infezione elmintica.
“In questo modo, è stata identificata l'esistenza di una correlazione tra l'entità dell'attività dell'arginasi nel sangue e la severità della malattia polmonare documentata mediante radiografia del torace. Se l'attività arginasica era più elevata, il danno polmonare osservato nei pazienti con TBC era di entità più grave.”

Non solo: nei topi con-infettati, questo aumento del danno polmonare non correlava in maniera così stretta con le concentrazioni dei batteri eziologici della TBC, a suggerire come il parassita non riduca le difese immunitarie contro la TBC, ma guidi, in maniera indipendente, la risposta infiammatoria, aumentando la suscettibilità alla TBC.

Gli autori dello studio hanno trovato anche evidenze di un ruolo della genetica individuale nel tipo di risposta immunitaria – protettiva o infiammatoria- allestita dall'organismo contro la TBC, anche in assenza del parassita.

Ciò è di particolare importanza per la messa a punto di vaccini ad hoc nelle co-infezioni: “sono in programma test vaccinali da condurre in presenza di co-infezioni allo scopo di valutare se tali vaccini possano essere efficaci anche quando l'organismo allestisce una risposta immunitaria che è infiammatoria anziché protettiva – concludono”.

Nicola Casella

Bibliografia
Monin L et al. Helminth-induced arginase-1 exacerbates lung inflammation and disease severity in tuberculosis. J Clin Invest. 2015 Dec 1;125(12):4699-713. doi: 10.1172/JCI77378. Epub 2015 Nov 16.
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