Concentrazione mucine e bronchite cronica: un nuovo marker di severitÓ?

La concentrazione totale di mucine nelle vie aeree respiratorie Ŕ elevata in modo significativo negli ex fumatori o in quelli attuali affetti da bronchite cronica rispetto ai non fumatori, e correla con la severitÓ di malattia. Queste le conclusioni principali di uno studio recentemente pubblicato su NEJM che, tra l'altro. sottolinea ancora una volta come il fumo rappresenti un fattore di rischio esacerbativo di alcune patologie respiratorie.

La concentrazione totale di mucine nelle vie aeree respiratorie è elevata in modo significativo negli ex fumatori o in quelli attuali affetti da bronchite cronica rispetto ai non fumatori, e correla con la severità di malattia.

Queste le conclusioni principali di uno studio recentemente pubblicato su NEJM che, tra l'altro. sottolinea ancora una volta come il fumo rappresenti un fattore di rischio esacerbativo di alcune patologie respiratorie.

Razionale dello studio
Come è noto, con il termine di BPCO si indica una persona affetta da bronchite cronica, enfisema o da entrambe le condizioni.

La bronchite cronica è un processo patologico che si ritiene sia secondario all'accumulo di muco e ad una sua scarsa clearance dalle vie aeree respiratorie.

Secondo un'ipotesi attualmente avvalorata in un modello biofisico, spiegano i ricercatori nell'introduzione al lavoro, la concentrazione di mucina a livello delle superfici aeree respiratorie sarebbe un fattore chiave che controlla il trasporto di muco nelle persone sane vs. la cessazione di tale trasporto nelle persone affette da malattie polmonari muco-ostruttive.

Stando dunque a questo modello, si ritiene che elevate concentrazioni di mucina siano responsabili della produzione di catarro e della progressione di malattia che sono caratteristiche della bronchite cronica.

Disegno dello studio
Lo studio SPIROMICS (The Subpopulations and Intermediate Outcome Measures in COPD Study) è un ampio studio multicentrico disegnato allo scopo di approfondire le conoscenze relative alla BPCO, individuare alcuni biomarker da utilizzare per monitorare le terapie future e suddividere i pazienti con BPCO in sottogruppi omogenei.

Nello specifico, gli autori hanno esaminato l'utilità della misurazione delle concentrazioni totali di mucina e le concentrazioni di MUC5B e MUC5AC (costitutive della proteina) come marker specifici di fenotipo bronchitico cronico.

A tal scopo, i ricercatori hanno suddiviso i 2.981 pazienti con BPCO dello studio in 4 gruppi: controlli non fumatori, fumatori senza ostruzione delle vie aeree respiratorie, fumatori con ostruzione lieve-moderata e fumatori con ostruzione severa delle vie respiratorie.

I fumatori dello studio (attuali o con storia pregressa di tabagismo) consumavano o avevano consumato almeno 20 pacchetti di sigarette/anno.

La bronchite cronica è stata diagnosticata nei pazienti dello studio mediante questionario, in base alla definizione classica o secondo quella proveniente dalla compilazione del questionario SGRQ (St. George's Respiratory Questionnaire). L'enfisema, invece, è stato diagnosticato mediante TAC.

Le concentrazioni totali di mucina sono state misurate per via cromatografica dopo induzione di catarro in 917 pazienti. Le concentrazioni di MUC5B e MUC5AC sono state misurate mediante spettrometria di massa in un sottogruppo di 148 pazienti. Inoltre sono state analizzate le concentrazioni totali di mucina e i dati provenienti dai questionari in una coorte indipendente di 94 pazienti.

Risultati principali
Dai risultati è emerso che le concentrazioni totali di mucina erano significativamente più elevate in tutti i fumatori (sia quelli attuali che quelli con storia passata di tabagismo) con produzione di flegma rispetto ai non fumatori (3166±402 vs. 1515±152 mcg/mL).

Le analisi di sensitività hanno anche documentato l'esistenza di una correlazione tra le concentrazioni totali di mucina e la severità della BPCO.

I dati ottenuti hanno mantenuto la significatività statistica anche dopo aggiustamento per alcuni fattori confondenti come lo status di fumatore, lo stato asmatico e la frequenza di esacerbazioni respiratorie.

Le concentrazioni totali di mucina sono risultate più elevate nei pazienti andati incontro ad episodi di esacerbazione (2 o più esacerbazioni/anno, 4194±878 mcg/mL; 0-2 esacerbazioni/anno, 2848±171 mcg/mL; 0 esacerbazioni, 2458±113 mcg/mL).

Sia i livelli di MUC5B che quelli di MUC5AC sono risultati elevati nei fumatori rispetto ai non fumatori (296±65 vs 108±20 for MUC5B; 108±31 vs 10±4 per MUC5AC).

Inoltre, le concentrazioni di MUC5AC sono risultate elevate in maniera sproporzionata nei fumatori con BPCO di grado lieve-moderato (rapporto MUC5AC/MUC5B = 0,5±0,1 vs. 0,1±0,04 nei non fumatori).

Riassumendo
I risultati dello studio supportano il ricorso alle concentrazioni totali di mucina come possibile biomarker per la diagnosi e la gestione della bronchite cronica.

Nel commentare i risultati, gli autori dello studio hanno rimarcato che, per quanto limitati dalla natura osservazionale del loro lavoro, e pertanto necessitanti di conferme provenienti da studi prospettici, i dati presentati potrebbero essere di aiuto per guidare approcci terapeutici futuri aventi come obiettivo la riduzione della produzione di mucina, fornendo endpoint clinici per trial clinici ad hoc e migliorando le conoscenze sulla patogenesi della bronchite cronica.

NC

Bibliografia
Kesimer M et al. Airway Mucin Concentration as a Marker of Chronic Bronchitis. N Engl J Med 2017; 377:911-922
Leggi