Covid-19 e sindrome da distress respiratorio: studio cinese, dagli steroidi un possibile aiuto?

Pneumologia

Uno studio cinese di recente pubblicazione su Jama Internal Medicine (1) ha scoperto che alcuni fattori, come l'etÓ o il trattamento con metiprednisolone, si associano allo sviluppo di sindrome acuta da distress respiratorio (ARDS). Di particolare rilevanza l'effetto benefico dello steroide, che avrebbe ridotto la mortalitÓ da Covid-19 del 62%.

Uno studio cinese di recente pubblicazione su Jama Internal Medicine (1) ha scoperto che alcuni fattori, come l'età o il trattamento con metiprednisolone, si associano allo sviluppo di sindrome acuta da distress respiratorio (ARDS). Di particolare rilevanza l'effetto benefico dello steroide, che avrebbe ridotto la mortalità da Covid-19 del 62%.

I presupposti dello studio
Come ormai noto nel pluricitato paper cinese pubblicato il mese scorso  (e di cui abbiamo reso conto recentemente su Pharmastar) (2), che ha descritto compiutamente per la prima volta le caratteristiche dei pazienti con Covid-19 osservati a Wuhan (Cina), le persone colpite dall'infezione da virus SARS-CoV-2 presentano principalmente febbre, mialgia o fatigue e tosse secca.

Per quanto si ritenga che la maggior parte dei pazienti abbia una prognosi favorevole, i pazienti più anziani e quelli con malattie sottostanti croniche tendono ad avere gli outcome peggiori.

“I pazienti con malattia severa potrebbero sviluppare dispnea e ipossiemia una settimana dopo l'insorgenza dei sintomi, che potrebbero progredire rapidamente fino allo sviluppo di ARDS – scrivono i ricercatori nell'introduzione al lavoro”.

(Ndr: L'ARDS è una forma d'insufficienza respiratoria acuta caratterizzata da edema polmonare non cardiogenico, dispnea e grave ipossiemia refrattaria all'ossigeno-terapia)

Il nuovo studio riporta le caratteristiche cliniche e i fattori associati con lo sviluppo di ARDS dopo ospedalizzazione e progressione da ARDS al decesso in pazienti con polmonite Covid-19 ricoverati in un singolo centro ospedaliero della città cinese “epicentro” della pandemia.

I pazienti considerati
Lo studio ha incluso una coorte di 201 pazienti con polmonite Covid-19 confermata, ospedalizzati in un ospedale di Wuhan dal 25 dicembre dello scorso anno al 26 gennaio 2020 e seguiti fino al 13 febbraio.

I pazienti avevano un'età mediana di 51 e due su tre erano di sesso maschile. I sintomi iniziali di malattia maggiormente auto-riferiti dai pazienti comprendevano la febbre (93,5%), la tosse (81,1%) (produttiva nel 41,3% dei casi), la dispnea (39,8%), la fatigue o la mialgia (32,3%).

Quasi 3 pazienti su 4 presentavano febbre e tosse, più di un terzo febbre e dispnea, quasi un terzo febbre e fatigue, mialgia o cefalea e solo il 6,5% febbre da sola.

Alla fine del follow-up, il 71,6% dei pazienti è stato dimesso dall'ospedale, mentre il 41,8% di questi è andato incontro a ARDS nel corso dello studio (e più della metà di questi è andato incontro a decesso).

I fattori di rischio emersi
I risultati hanno indicato che la maggior parte dei pazienti che avevano sviluppato ARDS rispetto a quelli che non avevano sviluppato questa condizione si caratterizzavano per la presenza di dispnea  (59,5% vs. 25,6%; p < 0,001) e di alcune comorbilità, come ipertensione (27,4% vs. 13,7%, p=0,02) e diabete (19% vs. 5,1%; p=0,002).

Inoltre, i pazienti con ARDS avevano minori probabilità di essere sottoposti a terapia antivirale (p=0,05) e maggiori probabilità di essere trattati con metilprednisolone (p<0,001).

I fattori di rischio associati sia con lo sviluppo che con la progressione da ARDS all'esito fatale sono risultati essere:
  • l'età avanzata (HR = 3,26; IC95%=2,08-5,11; e HR = 6,17; IC95%=3,26-11,67, rispettivamente); 
  • la neutrofilia (HR = 1,14; IC95%=1,09-1,19; e HR = 1,08; IC95%=1,01-1,17, rispettivamente); 
  • la presenza di disfunzione d'organo e della coagulazione – es: livelli elevati di lattato deidrogenasi (HR = 1,61; IC95%:1,44-1,79; e HR = 1,3; IC95%:1,11-1,52, rispettivamente); 
  • la presenza di D-dimero (HR = 1,03; IC95%: 1,01-1,04; HR = 1,02; IC95%:1,01-1,04, rispettivamente) 
I ricercatori hanno notato che la presentazione con febbre uguale o superiore a 39°C si legava ad una maggiore probabilità di insorgenza di ARDS (HR = 1,77; IC95%:1,11-2,84) ma anche ad una riduzione della mortalità (HR = 0,41; IC95%: 0,21-0,82).

Inoltre, la mortalità è risultata più bassa nei pazienti con ARDS trattati con metilprednisolone (HR:0,38; IC95%: 0,2-0,72).

I limiti e le implicazioni dello studio
“I risultati ottenuti suggeriscono che, nei pazienti con polmonite da nuovo Coronavirus, il trattamento con metilprednisolone potrebbe rivelarsi efficace nei soggetti che hanno sviluppato ARDS durante la progressione di malattia – scrivono i ricercatori nelle conclusioni del lavoro”.

Tuttavia, i ricercatori hanno rimarcato la necessità di assumere con prudenza i risultati ottenuti dal loro lavoro in ragione della presenza di di bias potenziali e fattori confondenti residui, legati alla natura osservazionale dello studio e alla ridotta numerosità del campione di pazienti considerato.

Di qui la necessità di attendere conferme da studi clinici randomizzati e in doppio cieco.

Nicola Casella

Bibliografia
1) Wu C et al. Risk Factors Associated With Acute Respiratory Distress Syndrome and Death in Patients With Coronavirus Disease 2019 Pneumonia in Wuhan, China. JAMA Intern Med. Published online March 13, 2020. doi:10.1001/jamainternmed.2020.0994
2) https://www.pharmastar.it/news/altri-studi/coronavirus-identificati-i-fattori-di-rischio-associati-ai-decessi-in-cina-studio-su-the-lancet-31594