Covid-19, il punto sulle sperimentazioni francesi sull'idrossiclorochina. Attenzione alla safety

Pneumologia

A distanza di una settimana l'una dall'altra, sono stati pubblicati due studi condotti in Francia sulla combinazione di idrossiclorochina e azitromicina in pazienti con Covid-19 dalla stessa equipe di ricerca del The Méditerranée Infection University Hospital Institute di Marsiglia. (1,2). In estrema sintesi, i due studi hanno documentato una riduzione significativa della carica virale e un miglioramento clinico rispetto alla progressione naturale della malattia scatenata dall'infezione dal SARS-CoV-2. Se i dati sembrano incoraggianti, la mancanza di un braccio di controllo e l'esistenza di problemi di sicurezza (soprattutto cardiovascolare) suggeriscono prudenza nella valutazione dei risultati.

A distanza di una settimana l’una dall’altra, sono stati pubblicati due studi condotti in Francia sulla combinazione di idrossiclorochina e azitromicina in pazienti con Covid-19 dalla stessa equipe di ricerca del The Méditerranée Infection University Hospital Institute di Marsiglia. (1,2).

In estrema sintesi, i due studi hanno documentato una riduzione significativa della carica virale e un miglioramento clinico rispetto alla progressione naturale della malattia scatenata dall’infezione dal SARS-CO.2. E’ stato registrato un decesso, mentre tre pazienti sono stati ricoverati nei reparti di Terapia Intensiva (dati in pool dei due studi).

Se i dati sembrano incoraggianti, la mancanza di un braccio di controllo e l’esistenza di problemi di sicurezza (soprattutto cardiovascolare) suggeriscono prudenza nella valutazione dei risultati.

Sinossi dei risultati dei due studi
Nel primo studio, non randomizzato e condotto in assenza di cecità, pubblicato il 20 marzo su International Journal of Antimicrobial Agents, sono stati inclusi 25 pazienti ospedalizzati con Covid-19 (5 di età compresa tra i 12 e i 17 anni, 10 tra i 18 e i 64 anni e 10 di età pari o superiore a 65 anni). Perché venissero inclusi nello studio, era necessario che i pazienti soddisfacessero i due criteri primari seguenti:
- Età >12 anni
- Positività al virus SARS-CoV-2 documentata mediante PCR tramite tampone nasofaringeo all’ospedalizzazione, indipendentemente dallo stato clinico

Erano motivi di esclusione dallo studio la presenza di allergia all’idrossiclorochina o clorochina o l’essere portatori di controindicazioni note al trattamento con il farmaco in studio (retinopatia, deficit di G6PD e prolungamento QT.

I pazienti sono stati sottoposti a trattamento giornaliero con idrossiclorochina da sola o con l’aggiunta di azitromicina a seconda della presentazione clinica.

Dall’analisi dei risultati è emersa una forte riduzione della carica vitale con idrossiclorochina.

Dopo 6 giorni, la percentuale di pazienti positivi al virus responsabile di Covid-19 che era stata sottoposta a trattamento con l’antimalarico è scesa al 25% a fronte di un 90% di pazienti che non aveva ricevuto il trattamento (un gruppo di pazienti provenienti da Nizza e Avignone).

Non solo: è emerso che, rispetto ai pazienti non trattati, quelli sottoposti a trattamento con l’antimalarico e l’aggiunta di azitromicina si erano negativizzati al virus responsabile di Covid-19 in misura superiore al solo antimalarico. A 6 giorni dall’inizio del trattamento, infatti, la percentuale di pazienti ancora positivi al virus SARS-CoV-2 è risultata pari a non più del 5% nel gruppo sottoposto a terapia di combinazione.

L’aggiunta di azitromicina al trattamento con idrossiclorochina è stata giustificata dagli autori dello studio in ragione dell’efficacia documentata dell’antibiotico contro le complicanze da malattia batterica polmonare, spesso aggiuntive (sovrainfezioni) all'infezione virale.

Nel commentare i risultati, i ricercatori hanno sottolineato come “tutti i pazienti deceduti per Covid-19 fossero ancora portatori del nuovo Coronavirus e che la negativizzazione al test per la presenza di SARS-CoV-2 (NdR: resa possibile dal trattamento) era prognostica di un cambiamento  favorevole della prognosi di malattia.

Nel secondo studio, in corso di pubblicazione su rivista peer review e attualmente disponibile sul sito del The Méditerranée Infection University Hospital Institute di Marsiglia, si riportano i risultati aggiornati della stessa tipologia di pazienti, aumentata fino a 80 individui con Covid-19 ospedalizzati e con tampone nasofaringeo positivo al virus SARS-CoV-2.

In questa casistica di 80 pazienti, tutti trattati con idrossiclorochina e azitromicina, è stato documentato un miglioramento clinico ragguardevole, eccezion fatta per un paziente deceduto di 86 anni e di un altro ancora ricoverato in Terapia Intensiva.

I ricercatori hanno documentato una rapida caduta della carica virale documentata mediante tampone nasofaringeo, con un 83% di pazienti diventati negativi a 7 giorni (93% a 8 giorni).

Anche le colture virali provenienti da campioni di tessuto respiratorio dei pazienti si sono negativizzate al virus dopo 5 giorni nel 97,5% dei pazienti.

Ciò ha consentito un’accelerazione delle dimissioni ospedaliere da reparti a rischio elevato di contagio, insieme ad una durata media della degenza ospedaliera pari a 5 giorni.

Le preoccupazioni sulla safety del trattamento
Se questi risultati preliminari sono molto promettenti e verranno confermati nei trial clinici, si avrà a disposizione, in attesa del vaccino, una possibile arma terapeutica cost-effective per contrastare gli effetti deleteri del Covid-19 sulla salute respiratoria dei pazienti infettati dal nuovo Coronavirus.

Al contempo, però, non si possono sottacere alcuni dubbi legati alla safety del trattamento, soprattutto per quanto riguarda la salute CV.

E’ di qualche giorno fa l’allarme generato proprio in Francia (dove l’entusiasmo per questo trattamento è elevato) in merito ai trattamenti con antimalatici a base di clorochina e idrossiclorochina, associati o meno ad azitromicina nei pazienti con Covid-19 (casi documentati di disturbi del ritmo cardiaco e di arresto cardiaco in alcuni ospedali, causa di morte in alcuni casi, attualmente  al vaglio dell'Agenzia nazionale francese per la sicurezza dei medicinali)  (3).

In attesa di conferme, anche AIFA ha pubblicato ieri una nota informativa per richiamare l'attenzione degli operatori sanitari sull'uso appropriato di clorochina e idrossiclorochina nell'impiego per la terapia dei pazienti affetti da COVID-19 (4).

La nota informativa riporta le informazioni di sicurezza e le principali interazione farmacologiche. Prima della prescrizione – si legge nella nota informativa - si richiama l’attenzione ad una attenta valutazione del paziente, in particolare nei casi di disturbi della conduzione cardiaca, la carenza di glucosio-6-fosfato deidrogenasi (favismo) o la presenza di altre terapie concomitanti.
Pertanto, si raccomanda a tutti i prescrittori di attenersi alle avvertenze e precauzioni riportate nel Riassunto delle Caratteristiche del Prodotto.

Nicola Casella

Bibliografia
1) Gautret P et al. Hydroxychloroquine and azithromycin as a treatment of COVID-19: results of an open-label non-randomized clinical trial. International Journal of Antimicrobial Agents 2020
Leggi

2) https://www.mediterranee-infection.com/wp-content/uploads/2020/03/COVID-IHU-2-1.pdf

3) https://www.adnkronos.com/salute/farmaceutica/2020/03/30/coronavirus-francia-allarme-per-primi-morti-cure-con-clorochina_tdmQezNh0pFf8tlE8IGJiK.html?refresh_ce

4) https://www.aifa.gov.it/documents/20142/1097058/2020.03.31_NII_clorochina_idrosssiclorochina_GP_consolidata+COVID-19.pdf/c928750d-dcb2-f38a-41a1-1fbf6af7a767