Pneumologia

Covid-19, indicatori di fibrosi polmonare sono marker precoci di severitÓ e prognosi clinica malattia

Alcuni indicatori di fibrosi polmonare potrebbero essere utilizzati come segnali precoci di prognosi sfavorevole nei pazienti affetti da Covid-19, stando ai risultati di un piccolo studio cinese pubblicato su Respiratory Medicine. Se queste osservazioni fossero confermate, saremmo in grado di cambiare l'esito sfavorevole di malattia da SARS-CoV-2 in molti pazienti affetti dalla malattia.

Alcuni indicatori di fibrosi polmonare potrebbero essere utilizzati come segnali precoci di prognosi sfavorevole nei pazienti affetti da Covid-19, stando ai risultati di un piccolo studio cinese pubblicato su Respiratory Medicine. Se queste osservazioni fossero confermate, saremmo in grado di cambiare l'esito sfavorevole di malattia da SARS-CoV-2 in molti pazienti affetti dalla malattia.

Razionale e disegno dello studio
Come è noto, la malattia da SARS-CoV-2 si connota per un tasso elevato di letalità, che oscilla dal 3% al 12% a seconda dell'area geografica interessata, nonché per l'incidenza elevata di pazienti critici, che si attesta intorno al 20% della popolazione totale di pazienti.

Dal punto di vista clinico, è urgente identificare precocemente i pazienti con una prognosi sfavorevole e adottare misure di intervento tempestive al fine di evitare il peggioramento della condizione clinico purtroppo ben noto. Ciò, inoltre, sottolineano gli autori dello studio, potrebbe essere di aiuto nel ridurre, al contempo, anche la mortalità.

Su questi presupposti è stato implementato il nuovo studio che ha analizzato retrospettivamente i dati relativi a 32 pazienti ospedalizzati in un centro di Medicina Ospedaliera ad Hubei, in Cina, nel primo trimestre di quest'anno.

Sono stati esclusi dallo studio, sin da subito, i pazienti meno gravi, ovverso quelli che non presentavano le caratteristiche polmoniti da Covid-19 all'esame tomografico del torace.
I ricercatori, invece, si sono concentrati a raccogliere, per i pazienti inclusi, tutti i dati clinici e di laboratorio disponibili, da quelli inerenti la funzione epatica e renale agli elettroliti, dai test di coagulazione alla rilevazione dei livelli di IL-6 e proteina reattiva C, nonché i dati relativi all'emogasanalisi.

Inoltre, i ricercatori hanno raccolto i dati relativi ad alcuni indicatori di fibrosi polmonare come l'acido ialuronico, il procollagene di tipo III e IV e la laminina mediante metodiche basate sulla chemioluminescenza.
I pazienti inclusi nello studio sono stati suddivisi in pazienti critici (n=11), severi (n=10) e lievi (n=11).

Nel gruppo dei pazienti critici si sono registrati 3 decessi; i pazienti appartenenti a questo gruppo, inoltre, erano generalmente più anziani ed affetti da altre comorbilità.
Degli 11 pazienti ricoverati in terapia intensiva, 3 sono stati sottoposti ad intubazione endotracheale e ventilazione invasiva; 2 pazienti sono deceduti, rispettivamente, dopo 13 e dopo 20 giorni di ventilazione invasiva.

Risultati principali
Considerando gli indicatori di fibrosi esaminati, dai dati sono emersi valori anormali sia dei livelli di acido ialuronico , sia di procollagene di tipo III e IV che di laminina.
In particolare, le differenze più significative degli indicatori di fibrosi per tutti i gruppi si sono avute sia per i valori di acido ialuronico che per quelli di procollagene di tipo III.

Nel dettaglio:
- gruppo pazienti critici: 1= acido ialuronico (667,42±783,78 ng/ml); 2= procollagene di tipo III (23.51±19.26 ng/ml)
- gruppo pazienti severi: 1= acido ialuronico  (86,67±62,71 ng/ml); 2= procollagene di tipo III (10,45±4m77 ng/ml)
- gruppo pazienti lievi: 1= acido ialuronico (40,33±30,53 ng/ml); 2= procollagene di tipo III (8,53±2m14 ng/ml)

Inoltre, il confronto complessivo della conta leucocitaria è risultato significativamente differente dal primo al settimo esame in tutti i gruppi in studio (p=0,018), risultando legato al decorso di malattia (p=0,49).
Per quanto non siano state rilevate differenze statisticamente significative nei confronti complessivi di CRP (p=0,251), i ricercatori hanno osservato, invece, l'esistenza di differenze nel corso dei primi 5 esami (p<0,05), differenze legate al decorso di malattia (p=0,02).

Da ultimo, sono state osservate differenze dei livelli di laminina sono nel gruppo di pazienti critici e lievi, mentre non sono state rilevate differenze statisticamente significative tra il gruppo di pazienti critici e severi.

Limiti e implicazioni dello studio
Nel commentare i risultati, i ricercatori hanno riconosciuto alcuni limiti metodologici intrinseci del loro lavoro, quali il numero ridotto di pazienti, il disegno retrospettivo, la mancanza di un'analisi sull'effetto derivante dall'adozione di differenti strategie di trattamento su questi indicatori di fibrosi.

Ciò premesso, lo studio ha mostrato in maniera inequivocabile il beneficio derivante dall'adozione degli indicatori di fibrosi nel predire la severità e la prognosi di Covid-19.

In conclusione, lo studio suggerisce l'impiego di alcuni indicatori di fibrosi (soprattutto acido ialuronico e procollagene di tipo III) come marker precoci di cattiva prognosi nei pazienti critici con Covid-19.
Le osservazioni sulla conta linfocitaria e i livelli di CRP, invece, sono in grado di riflettere meglio le variazioni delle condizioni dei pazienti e sono strettamente legati alla prognosi di malattia.
Dato che questi due parametri sono di facile determinazione, sarebbe opportuno che venissero utilizzati come test di routine nei pazienti Covid-19.

NC

Bibliografia
Ding M, Zhang Q, Li Q, Wu T, Huang Y-z. Correlation of the severity and clinical prognosis of 32 cases of patients with COVID-19 [published online April 20, 2020]. Res Med. doi:10.1016/j.rmed.2020.105981
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