Esacerbazioni di BPCO, il paradosso del colesterolo e delle statine

Pneumologia
Esiste una relazione inaspettata tra i livelli di colesterolo e gli esiti clinici nei pazienti affetti da broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO): bassi livelli di colesterolo sono associati ad aumentata mortalità in seguito a riacutizzazione. È questo il risultato di uno studio retrospettivo condotto da alcuni medici dell’Università di Tel Aviv presso il Rambam Medical Center di Haifa e pubblicato sull’American Journal of the Medical Sciences.

Lo studio ha preso in esame 615 pazienti, ammessi all’ospedale per un periodo di 8 anni da gennaio 2001 a dicembre 2008, che avevano ricevuto una diagnosi primaria di BPCO con esacerbazione acuta secondo i criteri stabiliti nelle linee guida del Global Initiative for Chronic Obstructive Lung Disease (GOLD): un rapporto FEV1/FVC
I dati demografici, clinici e di laboratorio dei pazienti ammessi allo studio con i requisiti necessari di BPCO con esacerbazione acuta e seguiti per un periodo medio di follow-up di 24,8 mesi, sono stati sottoposti ad analisi statistica e multivariata. L’analisi demografica rivela che la media della popolazione coinvolta nello studio è di 71,8 ± 11,4 anni; con un range di 35-100 anni, il 68,4% è maschio e circa la metà (48,9%) fuma attivamente. Durante il periodo di follow-up, il 44,7% dei pazienti arruolati è deceduto.

Inaspettatamente la media dei livelli di colesterolo è significativamente (p=0,0403) più alta nei pazienti sopravvissuti alla riacutizzazione (N=340; 181,5±43,6 mg/dL) rispetto ai non sopravvissuti (N=275; 171,6±57,2 mg/dL). Dei pazienti sopravvissuti il 30,5% stava assumendo statine contro il 16% dei non sopravvissuti (P=0.0001)

La sopravvivenza media è di 41,7 mesi e il tasso di sopravvivenza a 1, 2 e 3 anni è rispettivamente di 68,9%, 59,6% e 52,7%. Quando i pazienti sono stratificati in base ai livelli di colesterolo, bassi livelli di colesterolo sono associati a una ridotta sopravvivenza. Nello specifico, la sopravvivenza media dei pazienti con livelli di colesterolo minore di 150 e maggiore di 200 mg/dL è rispettivamente di 16,0 e 64,4 mesi (P=0.0173). Al contrario, la somministrazione di statine ha un effetto protettivo indipendente dai livelli di colesterolo. In particolare, la sopravvivenza di pazienti che fanno uso di statine è di 59,1 contro i 36,2 mesi di coloro che non le utilizzano (P=0.0027).

Secondo l’ analisi multivariata, livelli di colesterolo inferiori a 150 mg/dL sono predittivi di mortalità, indipendentemente da altri fattori di rischio cardiovascolare (Hazard Ratio=1,8430; 95% CI=1.2547-2.7072; P<0.0019), mentre l’uso di statine è predittivo di sopravvivenza, indipendentemente dai livelli di colesterolo (Hazard Ratio=0.4924; 95% CI=0.2924–0.8292; P=0.0080)

L’esistenza di una correlazione inversa tra livelli di colesterolo e sopravvivenza di pazienti affetti da BPCO con esacerbazione acuta, pone delle questioni sull’uso delle statine nella cura della colesterolemia nella prevenzione di alcune patologie. “Tuttavia − commentano gli autori dello studio − il trattamento con statine ha un effetto protettivo e allunga la sopravvivenza di pazienti con esacerbazione acuta di BPCO, indipendentemente dai livelli di colesterolo, suggerendo che le statine agiscano sui pazienti attraverso un meccanismo indipendente dall’abbassamento dei livelli di lipidi”.

Maddalena Donzelli

Lipid Profile and Statin Use: The Paradox of Survival After Acute Exacerbation of Chronic Obstructive Pulmonary Disease Fruchter, Oren MD; Yigla, Mordechai MD; Kramer, Mordechai R. MD American Journal of the Medical Sciences 349, p 338–343 doi: 10.1097/MAJ.0000000000000435
leggi

SEZIONE DOWNLOAD