Farmaco oncologico efficace anche contro asma grave

Pneumologia

L'imatinib migliora i sintomi dell'asma grave riducendo l'ipereattività bronchiale, la conta dei mastociti e il rilascio della triptasi. Sono le conclusioni di uno studio pubblicato recentemente sul the New England Journal of Medicine in cui gli autori sostengono il coinvolgimento dei processi dipendenti dai recettori della tirosin-chinasi e dai mastociti nella patogenesi dell'asma grave. Il trattamento ha anche prodotto un piccolo miglioramento nelle funzioni respiratorie.

L’imatinib migliora i sintomi dell’asma grave riducendo l’ipereattività bronchiale, la conta dei mastociti e il rilascio della triptasi. Sono le conclusioni di uno studio pubblicato recentemente sul the New England Journal of Medicine in cui gli autori sostengono il coinvolgimento dei processi dipendenti dai recettori della tirosin-chinasi e dai mastociti nella patogenesi dell’asma grave. Il trattamento ha anche prodotto un piccolo miglioramento nelle funzioni respiratorie.

I mastociti, presenti nelle vie aeree dei soggetti con asma grave, persistono anche in seguito a trattamenti aggressivi con terapia glucocorticoide e la loro presenza è associata a indicatori chiave dell’asma grave. È stato dimostrato che la presenza dei mastociti è correlata a iperresponsività bronchiale e alla gravità della malattia.
“Per molto tempo si è pensato che queste cellule contribuissero alla malattia e che agire su loro avrebbe migliorato i sintomi e la qualità della vita dei pazienti che soffrono di asma grave”, ha fatto sapere il dottor Elliot Israel, della Division of Pulmonary and Critical Care Medicine della Brigham and Women's Hospital che ha condotto lo studio insieme al suo team.
Azione anticancro dell’imatinib e coinvolgimento nell’asma grave
L’imatinib fino ad ora è stato utilizzato per trattare in maniera efficace alcune forme di cancro con mutazioni specifiche come la leucemia mieloide cronica.
Questo farmaco antitumorale funziona puntando sui processi responsabili dello sviluppo dei mastociti, del fattore delle cellule staminali e del suo recettore, dei recettori della tirosin-chinasi (RTK), che sono essenziali non solo per il normale sviluppo dei mastociti ma anche per la loro sopravvivenza.
“Assodato il coinvolgimento dei mastociti nell’asma grave e in alcune caratteristiche della malattia come la scarsa qualità della vita e il controllo dell'asma inadeguato, oltre all’importanza del fattore delle cellule staminali e del suo recettore nell’omeostasi dei mastociti, abbiamo condotto un trial proof-of-principle per valutare l'effetto di imatinib, inibitore dell’ RTK, sull'iperresponsività bronchiale, marker fisiologico di asma grave, come anche il numero delle mast-cell e l'attivazione nei pazienti con questa malattia respiratoria” ha spiegato il dottor Israel giustificando lo studio condotto.
Il trial, in doppio cieco, controllato con placebo, ha incluso 62 partecipanti con diagnosi di asma grave mal controllato, nonostante l’utilizzo della massima terapia farmacologica. I ricercatori hanno valutato l'impatto di imatinib, per 24 settimane, sul cambiamento dell'iperreponsività delle vie aeree ed hanno effettuato la conta dei mastociti. I pazienti appartenenti al gruppo di trattamento hanno ricevuto l'imatinib per sei mesi.
All’inizio e al termine dello studio i partecipanti sono stati sottoposti a una broncoscopia con biopsia delle vie aeree per stimare le mast cell. Durante lo studio sono state misurate anche la reattività e la funzione respiratoria.
I ricercatori hanno specificato che è stato stabilito come endpoint principale il cambiamento dell’iperresponsività bronchiale misurato come la concentrazione di metacolina richiesta per ridurre il volume di espirazione forzato in 1 secondo del 20% (PC20).
Risultati promettenti nell’asma
Il gruppo di pazienti in trattamento con imatinib ha presentato una ridotta iperreponsività delle vie aeree in misura maggiore rispetto al placebo; precisamente, dopo tre mesi, la reattività delle vie respiratorie è diminuita del 50% nei soggetti trattanti con il farmaco antitumorale rispetto a quelli che hanno ricevuto placebo; un simile grado di differenza è stato osservato tra i gruppi dopo sei mesi. A 6 mesi, duplicando la dose di metacolina, la PC20 aumentava in media di 1,73 ± 0,60 nel gruppo imatinib, rispetto a 1,07 ± 0,60 nel gruppo placebo (p = 0,048).
Altro dato importante riscontrato è stata la riduzione dei livelli di triptasi sierica, marker di attivazione dei mastociti, nel gruppo di trattamento rispetto al placebo (diminuzione di 2,02 ± 2,32 vs 0,56 ± 1,39 ng per millilitro, p = 0,02). La conta delle mast cellule è diminuita in entrambi gruppi di trattamento.
I ricercatori hanno inoltre riferito che i pazienti trattati con imatinib hanno presentato un rilassamento e un’apertura delle vie respiratorie alquanto inaspettata. 
Il gruppo trattato ha presentato crampi muscolari e un livello particolarmente basso di fosfato nel sangue.
È stato notato dai ricercatori che l'imatinib è più efficace nei pazienti con un numero inferiore di eosinofili; quest’ultimo dato, anche se è preliminare, è stato definito “particolarmente emozionante” poiché questo sottogruppo di pazienti rappresenta circa il 40% degli asmatici gravi che non dispongono di opzioni di trattamento per il corretto controllo della malattia.
“I risultati ottenuti in questo studio suggeriscono il coinvolgimento dei mastociti e dei processi dipendenti dagli RTK nell’asma grave con conseguente deduzione che imatinib, così come i farmaci che inibiscono lo sviluppo dei mastociti, potrebbe essere una terapia efficace per i pazienti con asma grave che non rispondono bene alle attuali opzioni di trattamento”, ha concluso il dottor Israel aggiungendo però che sono necessari studi su larga scala per confermare i dati ottenuti, oltre a trattamenti più a lungo termine per determinare definitivamente l'efficacia clinica di imatinib. 

Cahill K. N. KIT Inhibition by Imatinib in Patients with Severe Refractory Asthma. N Engl J Med. 2017 May 18;376(20):1911-1920. doi: 10.1056/NEJMoa1613125.
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