Fibrosi cistica, ivacaftor riduce ospedalizzazioni

Ivacaftor, già disponibile ormai da tempo anche nel nostro Paese in monoterapia per il trattamento della fibrosi cistica (FC), è in grado di ridurre in modo significativo i tassi di ospedalizzazione di questi pazienti: queste le conclusioni di uno studio di recente pubblicazione su Health Affairs.

Ivacaftor, già disponibile ormai da tempo anche nel nostro Paese in monoterapia per il trattamento della fibrosi cistica (FC), è in grado di ridurre in modo significativo i tassi di ospedalizzazione di questi pazienti: queste le conclusioni di uno studio di recente pubblicazione su Health Affairs.

Informazioni sulla fibrosi cistica e ivacaftor
La Fibrosi Cistica (FC) è una rara malattia genetica potenzialmente letale che colpisce circa 75.000 persone in Nord America, Europa e Australia, tra cui circa 6000 persone in Italia. E’ causata da una proteina regolatrice della conduttanza transmembrana della fibrosi cistica (CFTR) difettosa o mancante, derivante da mutazioni nel gene CFTR. I bambini devono ereditare due geni CFTR difettosi – uno da ogni genitore – per avere la FC. Ci sono più di 1.900 mutazioni note nel gene CFTR. Alcune di queste mutazioni, che possono essere determinate da un test genetico, portano alla FC determinando un numero inferiore al normale di canali della proteina CFTR sulla superficie cellulare, o canali non funzionanti.

L’assenza di una proteina CFTR funzionante comporta un ridotto flusso ionico all’interno e all’esterno della cellula in una serie di organi, compresi i polmoni. In conseguenza di ciò, delle secrezioni mucose spesse ed eccessivamente viscose si accumulano e bloccano i passaggi in molti organi, in particolare nei polmoni, causando una varietà di sintomi, tra cui infiammazione polmonare cronica, infezioni ricorrenti e danni progressivi ai polmoni. La causa più comune di morte tra le persone affette da FC è la malattia polmonare, che deriva da infezioni ricorrenti e infiammazione polmonare cronica.

Ivacaftor è tecnicamente definito come “farmaco potenziatore”. Il suo compito è quello di aiutare la proteina difettosa CFTR a funzionare più regolarmente nei soggetti con le mutazioni a carico del gene CFTR (mutazione di classe III o di gating).

Ivacaftor era stato originariamente approvato dall'ente regolatorio statunitense nel 2012 nei pazienti con FC di età uguale o superiore a 6 anni, portatori della mutazione G551D a livello del gene CFTR.

A febbraio del 2014, invece, l'indicazione d'impiego è stata estesa, per la prima volta, per coprire 8 mutazioni aggiuntive in grado di stimolare l'insorgenza di FC. Secondo stime di allora, si riteneva che 1.200 persone, pari al 4% dei 30.000 pazienti USA affetti da FC, fossero portatrici delle mutazioni geniche summenzionate, oggetto dell'estensione di indicazione del farmaco.

Lo scorso anno invece, FDA ha ampliato le possibilità d'impiego di questo farmaco, prevedendone l'utilizzo in pazienti di età uguale o superiore a 2 anni, portatori di 23 mutazioni aggiuntive a carico del gene CFTR, portando a 33 il numero totale delle mutazioni coperte dal farmaco.

Disegno dello studio
Lo studio ha incluso 143 pazienti trattati con ivacaftor tra il 2012 e il 2015, considerando anche l'estensione d'impiego occorsa nel 2014 sopra indicata.

I ricercatori hanno censito i dati amministrativi relativi al loro trattamento per FC negli USA in un database assicurativo sanitario privato USA.

Tra i criteri di eleggibilità nello studio vi erano una diagnosi confermata di FC registrata in una o più schede di ammissione o dimissione ospedaliera a distanza di almeno 30 giorni, la registrazione di almeno una prescrizione di ivacaftor in monoterapia e un'età pari ad almeno 6 anni al tempo della prima prescrizione di farmaco.
I ricercatori hanno definito come periodo “pre-ivacaftor” e “post-ivacaftor, rispettivamente, un intervallo temporale della durata di 12 mesi precedenti o successive alla prima prescrizione del farmaco.

Per ciascuno di questi periodi è stato effettuato un calcolo dei numeri e delle percentuali di pazienti ospedalizzati per qualunque causa o per FC, come pure dei tassi di ospedalizzazione (persone-anno).

Risultati principali
Su 143 pazienti trattati con ivacaftor, il 63% di questi aveva un'età superiore ai 18 anni. Inoltre, il tasso di ospedalizzazione complessivo si è ridotto del 55%, passando da 0,57 ospedalizzazioni per persona-anno del periodo pre-ivacaftor a 0,26 ospedalizzazioni per persona-anno nel periodo post-ivacaftor.

Non solo: le ospedalizzazioni legate a FC sono crollate, complessivamente e in media, del 78% (p<0,0001) dal periodo pre-ivacaftor al periodo post-ivacaftor, dopo la prima prescrizione del farmaco (82% nei pazienti pediatrici, 80% negli adulti).

E' stato peraltro documentata una sovrapposizione sostanziale dei tassi di declino dell'ospedalizzazione tra gli utilizzatori del farmaco prima e dopo l'estensione d'impiego FDA.

Inoltre, i pazienti con almeno 10 prescrizioni di ivacaftor nel corso dello studio hanno sperimentato una riduzione del 68% delle ospedalizzazioni, rispetto al 45% osservato nei pazienti con 3-9 prescrizioni del farmaco.

Da ultimo, il trattamento con ivacaftor è risultato associato anche ad una riduzione media del 60% dei costi di ospedalizzazione/persona (68% negli adulti, 45% nei bambini).

Riassumendo
“I trattamenti aventi come bersaglio il difetto proteico che è causa di FC rappresentano i primi esempi di applicazione dei principi alla base della medicina di precisione – scrivono i ricercatori nelle conclusioni del lavoro. - Per dare la giusta cura al paziente giusto – aggiungono - la terapia della FC deve tener conto di altri aspetti peculiari unici a livello individuale quali l'ambiente in cui vive il paziente, la fisiologia, le sue preferenze e lo stile di vita”.

Nicola Casella

Bibliografia
1) Feng LB et al. Health Aff. 2018 May 8. doi: 10.1377/hlthaff.2017.1554
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2) https://www.pharmastar.it/news/pneumo/fibrosi-cistica-fda-estende-indicazioni-allimpiego-di-ivacaftor-24118