Fibrosi polmonare idiopatica, allo studio farmaco antifibrotico

Pneumologia

Il candidato farmaco PBI-4050 della compagnia biofarmaceutica Prometic Life Sciences, Ŕ in grado di intervenire nei meccanismi che regolano lo sviluppo della fibrosi attraverso un doppio meccanismo d'azione. E' quanto emerge da uno studio appena pubblicato sulla rivista The American Journal of Pathology.

Il candidato farmaco PBI-4050 della compagnia biofarmaceutica Prometic Life Sciences, è in grado di intervenire nei meccanismi che regolano lo sviluppo della fibrosi attraverso un doppio meccanismo d’azione. E’ quanto emerge da uno studio appena pubblicato sulla rivista The American Journal of Pathology.

La fibrosi si verifica quando vi è un eccessivo accumulo di componenti della matrice extracellulare (ECM) in tessuti danneggiati o infiammati, come conseguenza di molte malattie infiammatorie e metaboliche. C'è un enorme bisogno di terapie in grado di intervenire in modo efficace sui percorsi biologici che portano alla fibrosi.

PBI-4050 è un candidato per terapia orale che si è dimostrato sicuro ed efficace nei modelli animali di fibrosi, inclusi polmone, fegato, cuore, rene e pancreas.
Si lega a due recettori degli acidi grassi, chiamati GPR40 e GPR84, noti per essere coinvolti in diversi processi fisiologici legati alla regolazione metabolica e all'infiammazione, ma il loro ruolo nella fibrosi non è ancora stato identificato.

Per studiare il ruolo di questi recettori nei processi fibrotici, i ricercatori hanno sviluppato diversi modelli murini di fibrosi renale privi dei recettori GPR40 o GPR84.
Utilizzando questi modelli animali, i ricercatori hanno scoperto che GPR40 ha un ruolo protettivo, mentre il GPR84 ha un ruolo dannoso nelle malattie fibrotiche. Gli stessi risultati sono stati osservati in altri modelli di fibrosi, tra cui fegato, cuore, polmone, pancreas e pelle.

Una promettente azione antifibrotica
Il candidato PBI-4050, nel legarsi alle cellule, agisce come agonista sul recettore GPR40, attivandolo, e al contempo si comporta da antagonista sul recettore GPR84, sopprimendone l'attività, fatto che i ricercatori ritengono sia vantaggioso nel contesto della fibrosi.

«Nello studio del meccanismo d'azione di PBI-4050, abbiamo chiaramente dimostrato il contributo di due recettori degli acidi grassi, GPR40 e GPR84, nella regolazione delle cellule coinvolte nella fibrosi, compresi macrofagi, cellule epiteliali e fibroblasti» ha dichiarato in un comunicato stampa Lyne Gagnon, autore principale dello studio e vicepresidente della ricerca e sviluppo preclinica di Prometic. «I nostri dati mostrano che GPR40 e GPR84 modulano la progressione della malattia fibrotica. Pertanto, prendendo di mira questa nuova via antifibrotica, PBI-4050 e i suoi analoghi hanno il potenziale per ritardare o persino invertire la progressione delle malattie fibrotiche», ha detto Gagnon.

I benefici di PBI-4050 osservati in modelli animali sono stati dimostrati anche negli studi di fase 2 (NCT02538536) nella fibrosi polmonare idiopatica (IPF), nella sindrome metabolica con diabete di tipo 2 e nei pazienti con sindrome di Alström.

Nuovi studi nell’IPF, sindrome metabolica e diabete
PBI-4050 sta per essere inserito in studi clinici di Fase III controllati verso placebo per il trattamento dell'IPF, per il quale Prometic spera di iniziare l'arruolamento entro la metà del 2018, e in studi di Fase II per il trattamento della sindrome metabolica e del diabete di tipo 2.

«Abbiamo visto i benefici di PBI-4050 nel trattamento delle malattie fibrotiche. Ora, avendo una comprensione del meccanismo d'azione unico di PBI-4050, siamo più fiduciosi che mai nel suo potenziale di aiutare i pazienti affetti da patologie legate alla fibrosi quali IPF e sindrome di Alström»", ha dichiarato Pierre Laurin, CEO di Prometic.

«Non vediamo l'ora di iniziare il nostro trial clinico di Fase III con PBI-4050 nell’IPF, per estendere poi il programma nella sindrome di Alström e portare avanti gli analoghi di PBI-4050 in programmi clinici mirati ad altre grandi esigenze mediche insoddisfatte legate alla fibrosi» ha aggiunto.

La sindrome di Alström
E’ una malattia multisistemica, caratterizzata da distrofia dei coni-bastoncelli, perdita dell'udito, obesità, resistenza all'insulina e iperinsulinemia, diabete mellito tipo 2, cardiomiopatia dilatativa (CMD), disfunzione renale e epatica progressiva. A livello mondiale sono stati individuati circa 450 casi. I segni clinici, l'età di esordio e la gravità possono variare significativamente tra le diverse famiglie e all'interno della stessa famiglia.
Non esiste una terapia specifica, ma la diagnosi e un intervento precoce possono rallentare l'evoluzione e migliorare le attese e la qualità di vita dei pazienti. La presa in carico prevede un attento monitoraggio e il trattamento dei sintomi clinici. Le attese di vita superano raramente i 40 anni.

Bibliografia
Gagnon L et al. A Newly Discovered Antifibrotic Pathway Regulated by Two Fatty Acid Receptors. The American Journal of Pathology. In press


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