Pneumologia

Fibrosi polmonare idiopatica, conferme per nintedanib da nuova analisi degli studi INPULSIS

Una nuova analisi degli studi INPULSIS dimostra, per la prima volta, una progressione della malattia simile in pazienti con fibrosi polmonare idiopatica (IPF) individuata adottando criteri diagnostici più ampi rispetto a quelli fissati dalle attuali Linee Guida. L'analisi post-hoc, che ha riguardato 1.061 pazienti, è stata pubblicata sull'American Journal of Respiratory and Critical Care Medicine.

Una nuova analisi degli studi  INPULSIS dimostra, per la prima volta, una progressione della malattia  simile in pazienti con fibrosi polmonare idiopatica (IPF) individuata adottando criteri diagnostici più ampi rispetto a quelli fissati dalle attuali Linee Guida. L’analisi post-hoc, che ha riguardato 1.061 pazienti, è stata pubblicata sull’American Journal of Respiratory and Critical Care Medicine.

La fibrosi polmonare idiopatica è una malattia devastante, con esito infausto. Per arrivare a una diagnosi precisa di IPF i medici utilizzano una tecnica di imaging, la TAC ad alta risoluzione (HRCT), per individuare la presenza di tessuto cicatriziale (fibrosi) e in particolare il quadro tipico della polmonite interstiziale comune (UIP). Modificazioni con struttura a ‘nido d’ape’ evidenziate alla HRCT polmonare sono un indicatore chiave di fibrosi polmonare e un tratto caratteristico di quadro UIP visibile alla HRCT.

Tuttavia, in assenza di struttura a‘nido d’ape’ evidenziata alla HRCT, può essere difficile confermare che la presenza di tessuto cicatriziale soddisfi rigorosamente i criteri fissati dalle Linee Guida per una diagnosi definitiva di IPF. Per un ampio gruppo di pazienti che non ha una diagnosi confermata di IPF secondo i criteri delle Linee Guida, compresi coloro che non soddisfano i criteri per effettuare una biopsia polmonare, il decorso clinico della malattia e l’efficacia della terapia per la IPF restano sconosciuti. Indagini sulle caratteristiche della malattia nei diversi sottogruppi di pazienti per tipologia di diagnosi sono pertanto fondamentali.

Gli studi INPULSIS hanno incluso pazienti con la diagnosi di IPF formulata in maniera classica, ma anche pazienti con diagnosi clinica di IPF che, in assenza di biopsia polmonare e di struttura a ‘nido d’ape’ evidenziata alla HRCT, presentavano un possibile quadro UIP e presenza di bronchiectasie da trazione, quest’ultime riconosciute come uno dei segni di fibrosi polmonare più rilevanti alla TAC. I risultati dell’analisi dimostrano che nintedanib rallenta la progressione della malattia in entrambi i sottogruppi diagnostici, confermando l’efficacia del farmaco nella vasta tipologia di pazienti con IPF degli studi di Fase III, che può essere valida anche per i pazienti che si incontrano nella normale prassi clinica.

“Nella pratica clinica è difficile arrivare a una diagnosi certa di IPF. Se, da un lato, la precisione della diagnosi aumenta grazie agli scambi multidisciplinari fra esperti a livello regionale con esperienza e competenza in materia di interstiziopatie polmonari, d’altro canto i medici del territorio possono più spesso fare una diagnosi di IPF che non sempre risponde ai criteri fissati nelle Linee Guida internazionali” - ha commentato Ganesh Raghu, Professore di Medicina, Divisione di Pneumologia e Terapia Intensiva dell’Università di Washington e Direttore del Centro Interstiziopatie Polmonari del Policlinico dell’Università di Washington di Seattle - “Questa analisi conferma, per la prima volta, che la progressione della malattia e gli effetti della terapia in un sottogruppo di pazienti con caratteristiche non integralmente rispondenti ai criteri  fissati per la diagnosi di IPF nelle Linee Guida Internazionali 2011 sono simili a quelli dei pazienti la cui malattia soddisfa tali criteri diagnostici. Ciò implica che si possa prendere in considerazione di accettare criteri modificati, come quelli impiegati nello studio per arrivare alla diagnosi di IPF che comprendono presenza di un possibile quadro UIP e bronchiectasie da trazione nei lobi inferiori (nonostante la mancanza di strutture a ‘nido d’ape’ nettamente visibili alla HRCT e l’assenza di biopsia polmonare), negli appropriati contesti clinici e negli studi clinici futuri”.
 
L’analisi di sottogruppo ha dimostrato che:
• in pazienti con quadro UIP confermato, compresa struttura a ‘nido d’ape’ e/o biopsia, il tasso annuo corretto di declino della  FVC era −108,7 mL/anno nel gruppo nintedanib e -225,7 mL/anno nel gruppo a placebo (differenza rispetto a placebo di 117,0 mL/anno).
• In pazienti che alla HRCT evidenziavano possibile quadro UIP, assenza di struttura a ‘nido d’ape’ e non sottoposti a biopsia, ma con presenza di bronchiectasie da trazione, il tasso annuo rettificato di declino della FVC era di −122,0 mL/anno nel gruppo nintedanib e di -221,0 mL/anno nel gruppo a placebo (differenza rispetto a placebo di 98,9 mL/anno).
• Il valore p di interazione di terapia per sottogruppo non è stato significativo (p=0,8139), indicando che l’effetto terapeutico di  nintedanib non è stato diverso fra i sottogruppi.
• L’effetto terapeutico in entrambi i sottogruppi è stato, altresì, omogeneo rispetto a quello della popolazione complessiva a cui i dati combinati si riferiscono.
• Gli eventi avversi sono stati simili nei sottogruppi.

Lo Studio
L’analisi post-hoc di sottogruppo sulla base dei criteri diagnostici dei dati combinati degli studi di Fase III INPULSIS ha riguardato un totale di 1.061 pazienti. Tutti i pazienti degli studi INPULSIS® avevano una diagnosi di IPF confermata nella pratica clinica ≤5 anni prima della randomizzazione. Per gli scopi dell’analisi di sottogruppo, il 31,9% dei pazienti è stato classificato come avente un possibile quadro UIP e bronchiectasie da trazione evidenziate alla HRCT e non sottoposto a biopsia polmonare, e il 68,1% dei pazienti classificato come presentante un quadro UIP alla HRCT e/o sottoposto a biopsia polmonare,  che ha confermato il quadro UIP (criteri diagnostici per la IPF secondo le attuali linee guida internazionali).


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