Pneumologia

Fibrosi polmonare idiopatica, nintedanib preserva la funzione polmonare dei pazienti in attesa di trapianto

Nintedanib ha conservato la funzione polmonare in nove pazienti con fibrosi polmonare idiopatica (IPF) in attesa di un trapianto di polmone e ha dimostrato un buon profilo di sicurezza. Il farmaco rappresenta quindi un'opzione per allungare i tempi in cui i pazienti possono restare in lista d'attesa per il trapianto.

Nintedanib ha conservato la funzione polmonare in nove pazienti con fibrosi polmonare idiopatica (IPF) in attesa di un trapianto di polmone e ha dimostrato un buon profilo di sicurezza. Il farmaco rappresenta quindi un’opzione per prolungare i tempi in cui i pazienti possono restare in lista d'attesa per il trapianto.

E’ quanto emerge dai risultati di uno studio pubblicato sulla rivista Respirology Case Reports.

La fibrosi polmonare idiopatica è una malattia cronica, invalidante e con esito fatale caratterizzata da un progressivo declino della funzionalità polmonare. Il termine fibrosi polmonare significa cicatrizzazione del tessuto, ed è la causa del peggioramento della dispnea (mancanza di fiato). La malattia si associa solitamente a una prognosi infausta. Il termine "idiopatica" indica che la causa della malattia è ancora sconosciuta.

Solitamente si manifesta in soggetti adulti di età compresa tra 50 e 70 anni, in particolare in quanti hanno un pregresso di abitudine al fumo, e colpisce in misura maggiore gli uomini rispetto alle donne.

La IPF appartiene a un ampio gruppo di oltre 200 malattie polmonari, conosciute come malattie polmonari interstiziali (ILD), caratterizzate dal fatto che colpiscono l'interstizio polmonare. Il tessuto polmonare nei soggetti con IPF presenta le caratteristiche istopatologiche proprie della polmonite interstiziale usuale (UIP).

Un trapianto di polmone è l'unico modo per curare l'IPF, ma «la scarsa disponibilità di donatori d’organi limita significativamente il numero di trapianti che possono essere eseguiti», afferma il team che ha effettuato la ricerca. «Quindi le terapie farmacologiche che prolungano la sopravvivenza dei pazienti fino a quando non sono disponibili organi adatti, sono importanti».

Nintedanib, approvato per il trattamento della IPF, è un inibitore della tirosina chinasi che blocca i recettori per il fattore di crescita derivato dalle piastrine (PDGF), il fattore di crescita dell'endotelio vascolare (VEGF) e il fattore di crescita dei fibroblasti (FGF), bersagli coinvolti nella patogenesi della malattia. Si ritiene che bloccando la trasmissione dei segnali coinvolti nei processi fibrotici, rallenti il declino della funzionalità polmonare e la progressione della IPF.

Pochi dati di sicurezza in pazienti in attesa di trapianto
Precedenti studi clinici hanno mostrato che il trattamento con nintedanib ha una serie di effetti benefici nei pazienti con IPF, compreso il rallentamento del declino della funzionalità polmonare e della tolleranza all'esercizio, prolungando il tempo prima di una esacerbazione acuta e migliorando la sopravvivenza libera da progressione, rispetto al placebo.

«Ma il blocco dei fattori di crescita indotto dal farmaco ha il potenziale per aumentare il rischio di sanguinamento perioperatorio, compromettere la guarigione postoperatoria della ferita e/o causare complicazioni anastomotiche bronchiali dopo il trapianto polmonare», riferiscono gli autori. «Non ci sono attualmente informazioni sull'uso di nintedanib in pazienti con IPF in attesa di trapianto polmonare, ma è necessario comprendere meglio i rischi e i benefici del suo impiego in questo contesto».

Uno studio per valutare efficacia e sicurezza
I ricercatori hanno deciso di valutarne efficacia e sicurezza su nove pazienti con IPF, che hanno ricevuto 150 mg di nintedanib due volte al giorno per un periodo compreso tra i 3 e i 30 mesi, mentre erano in attesa di un trapianto.
I medici hanno somministrato il trattamento fino al giorno dell'intervento e tutti i pazienti hanno ricevuto ossigenoterapia continua.

Durante il trattamento non si sono verificate esacerbazioni acute di IPF né disfunzioni epatiche o perdita di peso, e nessun paziente ha interrotto il trattamento a causa di effetti collaterali gravi o eventi avversi.

Prima del trapianto
Prima dell’inizio della terapia, sette pazienti presentavano un declino mediano previsto della capacità vitale forzata (FVC, ovvero la quantità di aria che una persona può espirare dopo aver preso un respiro il più profondo possibile) del 7,8% all’anno. Dopo 12 settimane di trattamento con nintedanib, in otto pazienti si è osservata una diminuzione mediana prevista della FVC del 3,2%, mentre dopo 6 mesi di follow-up, solo un paziente aveva un decremento ≥10% della FVC rispetto al basale.

Durante e dopo il trapianto
Nel complesso, le procedure di trapianto sono andate bene per tutti i pazienti. Nessuno ha avuto problemi di sanguinamento eccessivo durante l’intervento chirurgico.
Non ci sono stati problemi di deiscenza postoperatoria della ferita toracica in nessun paziente. Due pazienti hanno avuto un'infezione precoce della ferita postoperatoria e due hanno avuto rigetto cellulare acuto durante i primi 6 mesi dopo il trapianto.

Non vi è stato alcun aumento del rischio di sanguinamento e/o complicazioni anastomotiche e compromissione della guarigione delle ferite durante e dopo il trapianto polmonare, nonostante il trattamento con nintedanib fino a 30 (media 13) mesi prima dell'intervento.

Al follow-up più recente (12 mesi medi, intervallo 8-12), otto su nove pazienti erano vivi e avevano una funzione polmonare stabile. Un paziente è deceduto per shock settico 7 mesi dopo il trapianto.

Nintedanib si è dimostrato efficace e sicuro
«I nostri risultati confermano la capacità di nintedanib di rallentare il declino della funzionalità polmonare nei pazienti con IPF avanzata e che rappresenta un'opzione terapeutica sicura, che funge da ponte per il trapianto di polmone in pazienti con IPF».

«L'attenuazione del declino funzionale nei pazienti con IPF osservati nella nostra serie è estremamente importante, perché allunga i tempi in cui possono restare in lista d'attesa per il trapianto. La mortalità in lista d'attesa per i pazienti con IPF è superiore a quella di altre diagnosi, probabilmente a causa del comportamento clinico e della rapida progressione dell'IPF rispetto ad altre malattie» riportano gli autori.

E concludono affermando che «non sono stati osservati effetti collaterali gravi durante la terapia con nintedanib, a conferma del buon profilo di sicurezza del farmaco. In particolare, è altamente rilevante che non abbiamo riscontrato alcun problema con il sanguinamento o la guarigione della ferita toracica nel periodo postoperatorio».

«Sulla base della nostra esperienza, nintedanib sembra essere sicuro nei pazienti con IPF sottoposti a trapianto di polmone. Non abbiamo osservato nessuna delle suddette complicanze o eventuali effetti deleteri sugli esiti perioperatori o a medio termine».

Dato il piccolo numero di pazienti nello studio, i ricercatori invitano alla cautela nel trarre conclusioni sulla sicurezza e sull'efficacia di nintedanib in questo gruppo. Studi più ampi potranno confermare i loro risultati.


Bibliografia
Balestro E et al. Safety of nintedanib before lung transplant: an Italian case series. Respirol Case Rep v.6(4); 2018 May PMC5849579
https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC5849579/

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