Fibrosi polmonare idiopatica, nuova analisi conferma sicurezza cardiovascolare pirfenidone

Buone notizie per i pazienti in trattamento con pirfenidone: una nuova analisi post-hoc di studi registrativi ha confermato la sicurezza cardiovascolare del farmaco impiegato nella fibrosi polmonare idiopatica, sia in termini di riduzione del rischio di insorgenza di eventi CV che di interferenza assente con i farmaci utilizzati in medicina cardiovascolare. Lo studio è stato pubblicato sulla rivista "Advances in Therapy".

Buone notizie per i pazienti in trattamento con pirfenidone: una nuova analisi post-hoc di studi registrativi ha confermato la sicurezza cardiovascolare del farmaco impiegato nella fibrosi polmonare idiopatica, sia in termini di riduzione del rischio di insorgenza di eventi CV che di interferenza assente con i farmaci utilizzati in medicina cardiovascolare. Lo studio è stato pubblicato sulla rivista “Advances in Therapy”.

Obiettivi e disegno dello studio
Le malattie CV e i fattori di rischio ad esse associati rappresentano un gruppo importante di comorbilità nei pazienti affetti da fibrosi polmonare idiopatica (IPF). Il profilo di questi pazienti, infatti (età >60 anni, appartenenza al sesso maschile, storia recente o passata di tabagismo) ben collima con il profilo generale dei pazienti a rischio maggiore di malattie CV.

Non solo: uno studio recente sull’impatto delle comorbilità sulla mortalità nei pazienti con IPF ha documentato un impatto significativamente negativo della coronaropatia, dell’arteriosclerosi e di altre patologie CV (prevalentemente valvulopatie, aritmie cardiache e cardiomiopatia dilatativa) sulla sopravvivenza.

Ne consegue che i pazienti con IPF sono frequentemente in cura, oltre ai farmaci specifici per la malattia polmonare, con farmaci specifici cardiovascolari. Inoltre, in ragione dell’incremento di rischio CV in questa popolazione di pazienti, si impone la necessità di comprendere l’impatto dei trattamenti in essere contro l’IPF sugli eventi CV ed emorragici, frequentemente descritti in letteratura.

Pirfenidone è una piccola molecola orale, dotata di proprietà antifibrotiche e antinfiammatorie, in grado di rallentare la fibrosi.

Lo studio si è proposto di esaminare se il trattamento con pirfenidone fosse in grado di impattare sul rischio di eventi avversi cardiaci principali e sul rischio emorragico in pazienti con IPF reclutati nei 3 trial clinici registrativi alla base dell’indicazione di pirfenidone.

Inoltre, l’analisi ha valutato anche se l’impiego concomitante di farmaci CV potesse essere in grado di influenzare l’esito del trattamento con pirfenidone.

Nel dettaglio, i ricercatori hanno valutato 3 trial clinici di fase 3 che includevano informazioni su 1.247 pazienti con IPF. Di questi, 623 erano stati trattati con pirfenidone (2.403 mg/die), mentre 624 erano stati trattati con placebo.

I due gruppi erano pressochè sovrapponibili dal punto di vista demografico (età media= 68 anni; sesso maschile: 74% sul totale dei pazienti; status di fumatore o ex-fumatore: 2%).

Non solo: ad essere sovrapponibili erano anche altri fattori di rischio, come l’ipertensione arteriosa, come pure i tassi d’impiego di farmaci CV, dagli anticoagulanti ai farmaci ipocolesterolemizzanti.

“Oltre all’età avanzata e all’appartenenza al sesso maschile, i fattori di rischio CV maggiormente osservati al basale in questi trial con pirfenidone erano rappresentati dal fumo di sigaretta, dall’ipertensione, dall’obesità, dall’ipercolesterolemia e dall’iperlipidemia – scrivono i ricercatori”.

Risultati principali
Dopo un follow-up avente una durata mediana di un anno, è emersa l’assenza di differenze statisticamente significative tra i pazienti trattati con pirfenidone e quelli trattati con placebo, in termini di tassi di eventi cardiaci seri (1,8% vs. 2,9%).

Risultati sovrapponibili tra i due gruppi in studio sono stati documentati anche in termini di incidenza di attacchi cardiaci non fatali (0,5% vs. 0,8%) e ictus non fatali (0,6% vs. 1%), come pure in termini di incidenza di eventi emorragici (3,7% vs. 4,3%) e di mortalità CV (0,5 % vs. 0,8%). Inoltre, non sono state rilevate differenze tra i 2 gruppi in termini di tempo al primo evento CV serio o evento emorragico.

Considerando, infine, l’impiego concomitante di pirfenidone con farmaci CV, il farmaco anti-IPF non ha interferito negativamente con questi ultimi, eccezion fatta per l’eparina.
Nel complesso, “…il beneficio di pirfenidone sugli outcome clinici non è risultato influenzato negativamente dall’impiego concomitante di alcuni farmaci CV – warfarina, agenti antipiastrinici, statine – hanno tenuto a sottolineare gli autori dello studio”.

Riassumendo
In conclusione, i dati suggeriscono che l’assunzione di pirfenidone, insieme con l’impiego concomitante di farmaci CV, non aumenta il rischio di problemi cardiaci nei pazienti affetti da IPF.

Sono ora necessari nuovi studi, aventi un numero di pazienti più ampio, finalizzati ad approfondire il profilo rischio-beneficio di pirfenifone in combinazione con altri farmaci CV non considerati in questo lavoro.

NC

Bibliografia
Glassberg MK et al. Cardiovascular Risks, Bleeding Risks, and Clinical Events from 3 Phase III Trials of Pirfenidone in Patients with Idiopathic Pulmonary Fibrosis. Adv Ther (2019). https://doi.org/10.1007/s12325-019-01052-y
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