Fibrosi Polmonare Idiopatica: per nintedanib conferme a 52 settimane di efficacia e sicurezza

Pneumologia
Presentati in occasione del Congresso Internazionale  dell’American Thoracic Society (ATS) 2015 di Denver nuovi dati su nintedanib, che ne confermano efficacia, sicura e  tollerabilità in una vasta tipologia di pazienti con fibrosi polmonare idiopatica (IPF).

La fibrosi polmonare idiopatica è una malattia polmonare invalidante e con esito infausto, con una sopravvivenza mediana di 2–3 anni dal momento della diagnosi. La malattia  è caratterizzata dalla progressiva formazione di tessuto cicatriziale a livello polmonare, con conseguente continuo ed irreversibile deterioramento della funzionalità polmonare e della capacità respiratoria.

“Poiché la fibrosi polmonare idiopatica è una patologia respiratoria progressiva che mette a rischio la vita di chi ne è colpito, i pazienti necessitano di una terapia per tutta la vita. E’ importante valutare e continuare a monitorare l’efficacia e la sicurezza di nintedanib in questi pazienti” - ha dichiarato Bruno Crestani, Professore di Pneumologia e Vice Rettore per la Ricerca presso la Facoltà di Medicina dell’Università Diderot di Parigi - “Questi dati rafforzano le evidenze che confermano l’efficacia, la sicurezza e la tollerabilità del farmaco e aumentano le nostre conoscenze sul trattamento di questa complessa patologia”.

All’ ATS 2015 sono state presentate nuove analisi sul trattamento di lungo termine con  nintedanib nello studio clinico di Fase II TOMORROW (abstract A1019).
Dopo 52 settimane di trattamento nella fase con controllo a placebo (periodo 1), ai pazienti è stata offerta la possibilità di continuare la terapia in cieco (periodo 2), sino al completamento delle 52 settimane di trattamento da parte degli ultimi pazienti.

Nel complesso, le analisi condotte su entrambi i periodi dimostrano quanto segue.
La variazione media osservata nel declino della capacità vitale forzata (FVC), ovvero il volume massimo d’aria espirata dopo la massima inspirazione (una misura della progressione dell’IPF) è stata inferiore, in maniera consistente, nel gruppo in terapia con nintedanib 150 mg 2 volte/die, rispetto al gruppo di confronto (-3,1% contro -6,3% dal basale alla settimana 76);

La percentuale dei pazienti che ha avuto almeno una  grave riacutizzazione della IPF (un peggioramento grave e improvviso della malattia) è stata inferiore nel gruppo in terapia con nintedanib 150 mg 2 volte/die, rispetto al gruppo di confronto (4,7% contro 19,5% dei pazienti);

La sicurezza e la tollerabilità di nintedanib 150 mg 2 volte/die sono state simili nei periodi 1 e 2.
La fibrosi polmonare idiopatica colpisce 14-43 persone ogni 100.000[4],[5] nel mondo, più comunemente soggetti con più di 50 anni.

In un’analisi post-hoc degli studi clinici INPULSIS (abstract A1021),[7] nintedanibha dimostrato di ridurre in maniera consistente il tasso annuo di declino della FVC, che rileva, appunto, la progressione della malattia, indipendentemente dai diversi gradi di compromissione della funzionalità polmonare dei pazienti (ovvero FVC > 90% del predetto o ≤ 90% del predetto). I pazienti con patologia in fase iniziale hanno tratto beneficio dalla terapia con  nintedanib in modo simile, rispetto a coloro che presentavano una patologia più avanzata.


Nintedanib è un inibitore di tirosin-chinasi a piccola molecola, sviluppato da Boehringer Ingelheim come terapia della fibrosi polmonare idiopatica (IPF).

Il farmaco, somministrato a una posologia di una capsula due volte al giorno, rallenta la progressione della malattia, riducendo il declino annuo della funzionalità polmonare del 50% in una vasta gamma di pazienti affetti da IPF, tra cui soggetti con malattia in fase precoce (FVC >90% del predetto), fibrosi limitata (assenza di ispessimento interstiziale a nido d’ape) alla TAC toracica ad alta risoluzione (HRCT) e pazienti con enfisema.

Nintedanib  riduce le riacutizzazioni giudicate acute del 68%. Questo può essere fondamentale in quanto circa il 50% dei pazienti ricoverati per una grave riacutizzazione della IPF decede durante il ricovero. Gli effetti collaterali di nintedanib possono essere efficacemente gestiti nella maggior parte dei pazienti.

Il farmaco ha come bersaglio i recettori del fattore di crescita che hanno dimostrato di essere coinvolti nella patogenesi della fibrosi polmonare, soprattutto il recettore del fattore di crescita derivato dalle piastrine (PDGFR), il recettore del fattore di crescita fibroblastico (FGFR) e il recettore del fattore di crescita endoteliale vascolare (VEGFR).

Bloccando queste vie di passaggio dei segnali coinvolte nei processi fibrotici,  si ritiene che nintedanib rallenti il declino della funzionalità polmonare e la progressione della fibrosi polmonare idiopatica.

Il 15 gennaio 2015 la Commissione Europea ha approvato nintedanib per il trattamento della fibrosi polmonare idiopatica (IPF)  , a seguito della sua valutazione con procedura accelerata e del parere positivo espresso dal CHMP il 20 novembre 2014. La FDA ha approvato nintedanib* per il trattamento della IPF il 15 ottobre  2014.