Nella  fibrosi polmonare, il tessuto polmonare è danneggiato direttamente o sono le cellule immunitarie ad avviare il processo di cicatrizzazione? Distinguere bene questi due meccanismi è importante soprattutto quando si cerca di trovare nuovi modi per combattere questa malattia.

La ricerca mostra che entrambi i processi possono essere importanti e suggerisce una nuova direzione per lo sviluppo di nuove terapie. È quanto discutono i ricercatori in uno studio pubblicato dall’American Journal  of Respiratory Cell and Molecular Biology.  

La fibrosi polmonare è una malattia cronica, invalidante con declino progressivo della funzionalità polmonare che non ha ancora una cura.  Il termine fibrosi indica la cicatrizzazione del tessuto, ed è la causa del peggioramento della dispnea. La fibrosi si associa solitamente a una prognosi infausta e la causa della fibrosi polmonare è ancora sconosciuta.

Le cicatrici che caratterizzano la malattia sembrano nutrirsi di se stesse rendendo sempre più difficile la respirazione delle persone affette da questa patologia.

"Potremmo trovare nuove opportunità per il trattamento della fibrosi polmonare se focalizzassimo la nostra attenzione non solo sulle cellule polmonari o sulle cellule immunitarie, ma su come queste cellule potrebbero essere comunicanti tra loro", ha detto il dottor  Ross Summer, MD, Professore Associato del reparto di Pulmonary and Critical Care Medicine  pressola Thomas Jefferson University, che studia la malattia e regolarmente tratta i pazienti con questa malattia.

"Nelle fasi avanzate della malattia, purtroppo non possiamo fare molto per questi  pazienti. Alcune terapie esistenti possono alleviare i sintomi, ma non intervengono o arrestano la progressione della malattia” ha affermato il dottor Summer.
Secondo l'American Lung Association, molti pazienti vivono solo da tre a cinque anni dopo la diagnosi, e l'unico trattamento efficace è il trapianto del polmone.

“Poiché abbiamo osservato che nei polmoni dei pazienti con fibrosi polmonare sono presenti carichi di cellule schiumose, cioè macrofagi carichi di lipidi, e il loro contributo alla patogenesi della malattia è tuttora inesplorato, abbiamo voluto dimostrare che le sostanze chimiche che inducono la fibrosi promuovono precocemente l'accumulo sostenuto di cellule schiumose nel polmone” ha scritto il team di ricercatori, guidato dal dottor Summer e dal primo autore, il dottor Freddy Romero.

Il team ha osservato che nel modello murino utilizzato, con fibrosi polmonare indotta dalla bleomicina, le cellule schiumose si manifestavano nelle vicinanze degli pneumociti di II tipo dell’epitelio alveolare, che rispondono al danno da scarico dei lipidi negli spazi aerei distali dei polmoni, nei quali viene assorbito l’ossigeno.

“Anche se i lipidi sono normalmente secreti lì per aiutare a mantenere le cellule che rivestono i polmoni lubrificate e correttamente rigonfie, questi livelli di grasso erano davvero eccessivi”, hanno confermato gli autori.

I ricercatori hanno dimostrato che in risposta allo stress, le cellule scaricano i loro carichi di lipidi nei polmoni che non riescono a assorbire il materiale in eccesso. I lipidi in eccesso, a loro volta, reagiscono con l'ossigeno creando una forma di grasso che funge da segnale infiammatorio; in qualche modo questa risposta è simile agli eventi che avviano l’aterosclerosi o la formazione di placche nei vasi sanguigni.

Il team del dottor Summer  ha dimostrato che nei polmoni i macrofagi, che normalmente ripulirebbero il polmone da detriti, infezioni o da cellule morenti, cominciano a fagocitare il grasso in eccesso, attivando un programma che agisce per aiutare a guarire il tessuto colpito, ma che, come conseguenza di questa risposta adattativa, porta allo sviluppo della fibrosi polmonare.

"Sia il danno iniziale alle cellule che rivestono le vie aeree del polmone che l'infiammazione sono importanti", ha affermato il dottor  Romero, "ma la cosa che guida il danno sono i lipidi in eccesso negli spazi aerei distali".

Quando i ricercatori hanno installato direttamente i  lipidi ossidati nei polmoni di topi, non esposti a sostanze chimiche che danneggiano il polmone, i topi hanno sviluppato le cellule schiumose ed è stata innesca una grave reazione fibrotica. Ciò ha dimostra che il grasso ossidato da solo è sufficiente a provocare la malattia.

"Questi risultati dimostrano, per la prima volta, che la gestione dei lipidi potrebbe essere utile in questa malattia polmonare", ha concluso il dottor Summer. "Se si dimostrasse che lo stesso processo vale anche per l'uomo, potremmo evitare o attenuare la malattia semplicemente rimuovendo i lipidi ossidati in eccesso dai polmoni".

A tal fine, i ricercatori hanno provato a trattare i topi con un agente, chiamato Gm-Csf, che riduce la secrezione lipidica e facilita la rimozione dei lipidi nei polmoni, ottenendo un’attenuazione della fibrosi polmonare.
“Queste strategie sono proiettate a bloccare la formazione delle cellule schiumose e potrebbero essere efficaci nel trattamento della fibrosi polmonare”. Ora bisogna dimostrarlo anche sugli uomini.

Monica Guarini

Romero F. et al. A Pneumocyte-macrophage Paracrine Lipid Axis Drives the Lung Toward Fibrosis. Am J Respir Cell Mol Biol. First published online 19 Nov 2014 as DOI: 10.1165/rcmb.2014-0343OC
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