Fumo: medici di famiglia favorevoli ai sistemi che riducono il rischio. Indagine SIMG su 400 camici bianchi

Quasi la metà (46%)  dei medici di medicina generale italiani non conosce i sistemi di fumo considerati a 'rischio ridotto', che ad esempio scaldano il tabacco senza bruciarlo, il 57% ha espresso "possibilismo" sul loro uso in un percorso terapeutico di disassuefazione e il 12% è apertamente favorevole, mentre il 31%i è detto totalmente negativo. E' quanto emerso da un'indagine condotta su un campione di 400 medici di famiglia, i cui risultati sono stati presentati a Firenze nell'ambito del congresso nazionale della Simg (Società italiana di medicina generale). 

Quasi la metà (46%)  dei medici di medicina generale italiani non conosce i sistemi di fumo considerati a 'rischio ridotto', che ad esempio scaldano il tabacco senza bruciarlo, il 57% ha espresso "possibilismo" sul loro uso in un percorso terapeutico di disassuefazione e il 12% è apertamente favorevole, mentre il 31%i è detto totalmente negativo. E' quanto emerso da un'indagine condotta su un campione di 400 medici di famiglia, i cui risultati sono stati presentati a Firenze nell'ambito del congresso nazionale della Simg (Società italiana di medicina generale).

Il 69% è non fumatore, il 7% fumatore regolare, il 4% occasionale e il 20% ex fumatore . Il 91% ha smesso grazie alla propria volontà; 4% con terapie alternative; 4% counseling; 1% farmacologica; nessuno si è rivolto ai centri antifumo.

Il 91% dei medici intervistati ritiene giusto l'interessamento delle associazioni scientifiche e delle associazioni di pazienti a questa nuova metodica, ma la scarsa conoscenza dei prodotti in commercio "ci condiziona - osserva Letizia Rossi, medico che ha condotto l'indagine - anche sull'uso che potrebbero avere nella disassuefazione da fumo. E' emersa la necessità di una maggiore conoscenza sia sull'utilizzo di questi prodotti, che anche sul loro inserimento in un programma terapeutico, anche perché il paziente che viene in ambulatorio molto spesso chiede come funzionano, se sono dannosi e come possono utilizzarli".

"Il primo approccio è arrivare alla cessazione dal fumo - ha spiegato Damiano Parretti, responsabile nazionale Simg dell'Alta scuola e della macro-area Cronicità - ma occorre anche considerare che poi solo una minoranza dei pazienti fumatori smette". "E le nostre domande per forza diventano altre. Ce ne dobbiamo occupare? Dobbiamo perseverare in atteggiamenti drastici - ha aggiunto - o cerchiamo di arrivare, sempre con l'obiettivo di far smettere di fumare, a ridurre la tossicità del fumo, con il minor numero possibile di sostanze tossiche per la salute del fumatore?".

Ma quali le modalità e gli strumenti a disposizione del medico per aiutare il fumatore a smettere o modificare le proprie abitudini puntando sulla riduzione del danno? "Il counselling sicuramente è la cosa più importante che possiamo mettere in atto per ridurre l'abitudine al fumo nei nostri pazienti" ha chiarito Mauro Ruggeri, responsabile sede nazionale Simg e segretario regionale Simg Toscana. "Il medico di medicina generale si trova in una posizione privilegiata per mettere in atto tutte quelle strategie di counselling che siano applicabili al setting della medicina generale - ha proseguito - Il consiglio breve è dimostrato essere sicuramente uno strumento indispensabile per la riduzione dell'abitudine al fumo nella popolazione".

"Credo che siano assolutamente da prendere in considerazione anche i nuovi strumenti" ha aggiunto Ruggeri, in particolare per "quei pazienti che non riescono a smettere di fumare e dove anche una riduzione del danno da fumo di sigaretta è auspicabile".

I diversi sistemi a rischio ridotto: sigarette elettroniche e prodotti con tabacco riscaldato
Il simposio 'La gestione del paziente fumatore', in occasione del XXXVI Congresso Simg (Società italiana di medicina generale) in corso a Firenze, è stata l'occasione per fare chiarezza circa le notizie di cronaca provenienti dagli Usa sui recenti decessi legati al vaping.

“Negli Stati Uniti ci sono state delle persone che si sono ammalate di una polmonite lipoidea provocata dall'introduzione nell'organismo di vitamina E acetato, un addensante di cannabinoidi che erano stati inseriti nei sistemi aperti" ha detto Damiano Parretti, responsabile nazionale Simg dell'Alta scuola e della macro-area cronicità.

Secondo quanto riportato dai Center for Disease Control and Prevention (CDC), al 13 novembre 2019, erano 2.172 i casi accertati di danno polmonare associato all'uso di e-cig e 42 i decessi. Nel 77% dei casi si trattava di persone sotto i 35 anni d’età.

L’epidemia ha raggiunto livelli importanti di prevalenza ed allarme, tanto da codificare una vera e propria patologia, definita “E-cigarette or Vaping Product use-Associated Lung Injury” (EVALI).

Il CDC ha identificato la vitamina E acetato come la sostanza chimica responsabile delle complicazioni subite dalle persone che hanno riscontrato eventi avversi nell’uso della sigaretta elettronica. La vitamina E acetato è usato come additivo, in particolare come agente addensante nei liquidi utilizzati per le sigarette elettroniche contenenti tetraidrocannabinoidi (THC, il principio attivo della Marijuana). La vitamina E acetato è una molecola oleosa che ha generato in tali soggetti una polmonite lipoidea e i soggetti sono deceduti per Insufficienza Respiratoria Acuta in quanto le sostanze lipoidee hanno impedito lo scambio gassoso a livello alveolare. Il CDC raccomanda alle persone di non utilizzare liquidi per e-cig contenenti THC e vitamina E acetato.

I sistemi chiusi (e-cig di nuova generazione e prodotti a tabacco riscaldato) non consentono invece di modificare in alcun modo ciò che il Produttore immette sul mercato e che viene riscaldato per produrre il vapore. Ce ne sonop di due tipologie: le cartucce di liquido pre-riempite direttamente dal Produttore e quindi non modificabili né nelle concentrazioni né nella tipologia di sostanze. Poi ci sono gli stick di tabacco a contenuto fisso di nicotina ed aromi che vengono riscaldati e non contengono alcun liquido.

La Food and Drug Administration ha annunciato lo scorso 30 aprile 2019 di aver autorizzato la commercializzazione negli Stati Uniti d’America del "Sistema di riscaldamento del tabacco" IQOS prodotto da Philip Morris International. Si tratta del primo sistema elettronico per il riscaldamento del tabacco a ricevere l’autorizzazione alla commercializzazione negli USA. In seguito a un rigoroso processo di verifica basato su evidenze scientifiche durato circa due anni e condotto secondo la procedura della PMTA (richiesta per l’immissione sul mercato “Premarket tobacco application” – PMTA).

"La sicurezza, quindi, consiste nell’utilizzare sistemi chiusi che non possono essere manipolabili, nei quali non si possono inserire sostanze. Per cui anche l'Fda si è pronunciata a favore dell'utilizzo di strumenti che abbiano nel tabacco riscaldato il loro funzionamento, ma che al tempo stesso garantiscano la sicurezza attraverso la non possibilità di introduzione di altro nel sistema", ha concluso Parretti. "Bisogna fare molta attenzione nel non dare false informazioni", ha aggiunto Mauro Ruggeri, responsabile sede nazionale Simg e segretario regionale Simg Toscana. "Non tutti i dispositivi sono stati al centro di questa segnalazione, quindi credo che già siano in atto tutti i controlli necessari per renderli più sicuri possibile".