Infezioni acute respiratorie, scarsa correlazione tra livelli CRP e procalcitonina

Pneumologia

In pazienti affetti da infezioni acute respiratorie (ARI), la correlazione tra i livelli di CRP e di procalcitonina (PCT), due marker biologici riconosciuti di infezione sostenuta da batteri, Ŕ piuttosto scarsa. CRP e PCT, per˛, sono dotati di una moderata capacitÓ predittiva di outcome clinici in questi pazienti. Lo dimostra uno studio di recente pubblicazione sulla rivista BMC - Pulmonary Medicine.

In pazienti affetti da infezioni acute respiratorie (ARI), la correlazione tra i livelli di CRP e di procalcitonina (PCT), due marker biologici riconosciuti di infezione sostenuta da batteri, è piuttosto scarsa. CRP e PCT, però, sono dotati di una moderata capacità predittiva di outcome clinici in questi pazienti.
Lo dimostra uno studio di recente pubblicazione sulla rivista BMC – Pulmonary Medicine.

Razionale dello studio
Le ARI rappresentano la causa più comune di ricorso all'antibiotico-terapia in medicina primaria: “Circa il 70% delle ARI – ricordano gli autori nell'introduzione allo studio, sono trattate con antibiotici, per quanto molte siano caratterizzate da un'eziologia virale, anziché batterica”.

Di conseguenza, l'abuso (o l'impiego inappopriato) di antibiotici si traduce in un incremento dell'antibiotico-resistenza, di eventi avversi legati all'impiego di questi farmaci e di costi legati alla salute.
“Un nuovo approccio mirato all' impiego appropriato dell'antibiotico-terapia consiste nell'impiego di marker biologici ematici, come la CRP e PCT. Alcuni trial – ricordano gli autori – condotti in setting di medicina primaria, hanno mostrato come l'impiego di uno di questi marker sia in grado di ridurre l'esposizione agli antibiotici, pur in assenza di trial testa-a-testa che hanno messo a confronto i 2 marker in questione.

L'assenza di studi comparativi sull'utilità della conoscenza dei livelli di CRP, insieme a quelli di PCT, nella gestione di pazienti con ARI in medicina primaria, ha sollecitato la messa a punto di questo nuovo studio, che ha analizzato la correlazione tra i 2 marker in questione e ha messo a confronto la loro capacità di predire gli outcome clinici di questi pazienti.

Sintesi dello studio e dei risultati principali
I ricercatori hanno condotto un'analisi secondaria dei dati clinici e bioumorali relativi a 458 pazienti (60% di sesso femminile), affetti da ARI polmonare o non-polmonare, che erano stati precedentemente reclutati nel trial PARTI (the procalcitonin (PCT) guided antibiotic use versus a standard approach for acute respiratory tract infections in primary care) tra il 2004 e il 2006.

I pazienti avevano un'età mediana di 45 anni ed erano affetti, nel 40% dei casi, da ARI delle vie aeree superiori, come la rinosinusite acuta o la faringite/tonsillite acuta e, nel 45%% dei casi, da ARI a carico del tratto respiratorio inferiore (bronchiti o polmoniti).

I ricercatori hanno determinato i livelli di PCT e di CRP mediante test opportuni ad elevata sensitività, mentre, per la valutazione dell'esistenza di possibili correlazioni, sono ricorsi a test statistici ad hoc. Sono stati utilizzati, invece, modelli di regressione statistica multivariata per valutare l'associazione esistente tra i marker sopracitati con alcuni outcome avversi, quali i giorni di restrizione delle attività e la persistenza di disagio a 14 giorni dall'infezione.

I risultati hanno documentato, nella popolazione di pazienti in toto, l'esistenza di una bassa correlazione tra i livelli di CRP e di PCT (r2 = 0,16). La correlazione in questione è risultata ancora meno stringente nei pazienti affetti da ARI non polmonare (r2 = 0,08) e, al contrario, più stringente in quelli con ARI polmonare.

Stratificando i pazienti dello studio in base a range di valori di cut-off noti per i 2 marker analizzati, è stato osservato che il 42% di questi presentava valori di cut-off simili, il 9%  era posizionato su valori di range di PCT più elevati e il 49% su valori di range di CRP superiori.

Dopo 7 giorni di follow-up, le percentuali di pazienti posizionati sui range di valori di cut-off sopra menzionati sono state pari, rispettivamente, al 76%, al 13% e all'11%, e le basse
correlazioni tra i livelli di CRP e di PCR si sono mantenute tali anche considerando le variazioni intercorse tra le condizioni di partenza e il settimo giorno di follow-up.

La probabilità di avere un maggior numero di giorni caratterizzati da restrizione delle attività è stata maggiore in quei pazienti con livelli inizialmente elevati di CRP (> 100 mg/dL, coefficiente di regressione = 1,6; 95% CI, 0,5-2,6) e di PCT (> 0.5ug/L, coefficiente di regressione = 2,0; 95% CI, 0,0-4,0), mentre non è stata documentata alcuna associazione tra la persistenza del disagio a 2 settimane dall'infezione e i livelli dei 2 marker sopracitati, in base ad un modello sociodemografico aggiustato.

Implicazioni dello studio
In conclusione, lo studio ha dimostrato come i livelli di CRP e di PCT siano ridotti in pazienti con ARI e, nello specifico, in quelli con ARI a carico delle vie aeree superiori e con ARI a carico di quelle inferiori, non polmonari. Inoltre, i risultati hanno documentato come livelli elevati di entrambi i marker posizionati nel range di cut-off più elevato siano associati all'incremento del numero di giorni con restrizione delle attività ma non ad una persistenza della condizione di disagio.

Nel commentare i risultati, gli autori dello studio hanno ricordato come il loro sia “...il primo studio di dimensioni ampie ad aver studiato le correlazioni esistenti tra CRP e PCT e il loro valore preditittivo in un setting di Medicina primaria in pazienti con diversi tipi di ARI”.

“Le piccole correlazioni osservate tra i 2 marker biologici e la moderata accuratezza prognostica sollecitano – concludono gli autori – la messa a punto di trial testa-a-testa che mettano a confronto l'abilità di entrambi i marker nella gestione dei pazienti con ARI in medicina primaria, al fine di chiarire quale dei due marker in questione abbia un'efficacia superiore”.

Nicola Casella

Bibliografia
Meili M et al. Infection biomarkers in primary care patients with acute respiratory tract infections–comparison of Procalcitonin and C-reactive protein. Meili et al. BMC Pulmonary Medicine (2016) 16:43  DOI 10.1186/s12890-016-0206-04
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