Infezioni respiratorie neonatali: ne subiscono meno i bambini che hanno un microbiota sano #ERS2019

Per la prima volta è stata mostrata la misura in cui questi batteri sono collegati l'un l'altro attraverso il corpo umano, il cosiddetto microbiota, e come queste reti di collegamenti sono associate alla vulnerabilità alle infezioni respiratorie nei neonati. A darne notizia è Melanie Clerc, post dottorato al Centre for Inflammation Research di Edinmburgo, durante il 29° congresso della European Respiratory Society in corso dal 28 settembre al 2 ottobre a Madrid.

Come si può predire la vulnerabilità di un neonato subito dopo la nascita? Questa informazione è nascosta nei suoi batteri. O più precisamente nel modo con cui questi sono collegati, più o meno stabilmente, in varie parti del corpo.

Ai batteri del nostro organismo non piace stare da soli: si ammassano infatti in gruppi e formano comunità in diverse parti del corpo, come intestino, polmoni, naso e bocca.

Per la prima volta è stata mostrata la misura in cui questi batteri sono collegati l’un l’altro attraverso il corpo umano, il cosiddetto microbiota, e come queste reti di collegamenti sono associate alla vulnerabilità alle infezioni respiratorie nei neonati.

A darne notizia è Melanie Clerc, post dottorato al Centre for Inflammation Research di Edinmburgo, durante il 29° congresso della European Respiratory Society in corso dal 28 settembre al 2 ottobre a Madrid.

“Nei bambini in cui le comunità di microbi sono ben collegate tra loro – spiega - si hanno meno infezioni respiratorie rispetto ai neonati che hanno legami più frammentati tra questi gruppi di batteri”.

Batteri che comunicano tra loro in diverse parti del corpo
“Sappiamo già che i batteri nell’intestino e nel tratto respiratorio sono indipendentemente associati con la vulnerabilità e severità delle infezioni respiratorie. Tuttavia, fino ad oggi, le ricerche si erano focalizzate sul legame tra una particolare malattia e il legame con i microbi intestinali oppure con quelli del luogo dove si sviluppa l’infezione, come i polmoni. Il nostro gruppo, invece – continua la dr.ssa Clerc – è stato il primo a documentare l’entità del legame dei batteri fra loro in diversi siti  e come una solida e ben strutturata rete di legami tra loro nella primissima età possa essere associata a una migliore salute del sistema respiratorio nel primo anno di vita”.

I ricercatori hanno raccolto campioni una settimana dopo la nascita e poi successivamente ai due, quattro e cinque mesi di vita dalla bocca, naso e intestino di 120 bambini sani appartenenti al programma olandese di studio prospettico Micobiote Utrecht allo Spaarne Hospital. Sono state raccolte anche informazioni sullo stile di vita, sui fattori ambientali che possono influenzare malattie e sulle infezioni respiratori sviluppate entro il primo anno di vita.

“Abbiamo analizzato i microbi presenti nell’intestino, bocca e naso in varie fasi temporali e quindi abbiamo impiegato un algoritmo matematico per elaborare i collegamenti che descrivono come questi microbi interagiscono nel tempo” spiega Clerc.

Più interazioni, meno infezioni
I ricercatori hanno così visto che, una settimana dopo la nascita, le reti di comunicazione dei microbi erano già ben definite in quei bambini che poi avrebbero sviluppato, al massimo, solo due infezioni (o nessuna) nel primo anno di vita. Tali reti erano composte da quattro grandi gruppi di batteri: tre nel naso o bocca o intestino e un quarto che li collega. Grandezza, composizione e connettività di tali gruppi sono rimaste invariate in un anno.

“Invece le reti tra gruppi di microbi nei bambini che hanno sperimentato più infezioni si sono rivelate più fragili, piccole e meno strutturate, anche prima della comparsa dell’infezione”.

“Il nostro studio potrà essere di aiuto per implementare nuovi metodi per utilizzare queste connessioni tra batteri per prevenire le malattie respiratorie dell’infanzia e per capire come la vulnerabilità alle patologie sia collegata al modo in cui queste comunità di microbi maturano. Inoltre, alcuni interventi eseguiti appena prima o successivamente alla nascita, come taglio cesareo o trattamento con antibiotici, possono avere un impatto superiore rispetto alle attese proprio in ragione dell’effetto che possono avere su questi gruppi di batteri sparsi nel corpo ma collegati fra loro”.

Tobias Welte dell’Hannover University in Germania e President of the European Respiratory Society ha dichiarato: “Lo studio fornisce dati interessanti che mostrano come la valutazione che si può eseguire sulle reti che collegano i gruppi di microbi possa essere usata per identificare i bambini che saranno poi più vulnerabili alle infezioni”.

Bibliografia
Clerc M et al. Maturation of microbial networks across body sites is associated wth susceptibility to childhood respiratory infections. ERS 2019; Poster PA4996