L’infiammazione eosinofila resistente agli steroidi sarebbe centrale nella patogenesi dell’asma pediatrico e quindi farmaci mirati a questa componente linfocitaria possono essere un nuovo promettente approccio terapeutico. Ma non è corretto traslare ai bambini i risultati degli studi fino a oggi condotti negli adulti. Lo affermano i ricercatori del National Heart & Lung Institute, Imperial College di Londra sulle pagine di Current Opinion in Allergy and Clinical Immunology.

«Infiammazione eosinofila, sensibilizzazione atopica e rimodellamento delle vie aeree sono le caratteristiche cardine dell’asma nei bambini. Ma contrariamente a quanto si riscontra negli adulti, raramente vengono identificati neutrofili e citochine Th17 e Th2 nei bambini con asma grave a cui vengono prescritti steroidi ad alte dosi», dicono gli autori d’Oltremanica.

Secondo i britannici, una considerazione importante nel determinare il fenotipo infiammatorio nel contesto di forme severe di malattia in pazienti in terapia con steroidi inalatori ad elevato dosaggio e steroidi per via sistemica è la relazione tra eosinofilia polmonare e conta dei linfociti eosinofili nel sangue periferico.

«Una normale conta di eosinofili nel sangue non esclude la presenza di eosinofilia nelle vie aeree e pertanto la determinazione dell’eosinofilia plasmatica non dovrebbe essere utilizzata per guidare la terapia o determinare il fenotipo nei bambini con asma severo», spiegano i clinici londinesi.

D’altronde il miglioramento nel controllo della malattia in pazienti trattati con terapie mirate alla componente eosinofila, come gli steroidi,  non  si è dimostrato uniforme, suggerendo una relazione molto più complessa tra l’eosinofilia e la patologia polmonare indotta.

«I bambini con asma grave  hanno un fenotipo eosinofilo che si associa a un significativo rimodellamento delle vie aeree nonostante la terapia con alti dosaggi di steroidi, il che suggerisce che un’eosinofilia steroido-resistente costituisca un aspetto centrale nella patogenesi», chiariscono gli inglesi.

In questi casi un approccio terapeutico alternativo potrebbe rilvelarsi l’impiego di farmaci mirati all’interleuchina-5 (IL-5) che media lo svliluppo, la sopravvivaneza e il reclutamento degli eosinofili nei tessuti.

Però nella sottomucose a nel lume bronchiale dei bambini con asma severo si riscontrano solo piccole quantità di IL-5 e quindi è probabile l’esistenza  di altri mediatori rilasciati dalle cellule linfoidi innate, come IL-33, IL-25 e linfopoietina stromale timica, che contribuiscono alla persistenza dell’infiammazione.

E’ stato dimostrato  nei bambini asmatici gravi che l’espressione di IL-33 si associava a rimodellamento delle vie aeree e resistenza agli steroidi. «I dati che stanno emergendo dalle ricerche evidenziano che l’asma sevro è feontipicamente eterogeneo e dobbiamo considerare la patogenesi di questa forma della malattia nei bambini differente rispetto agli adulti. I meccanismi che mediano l’asma grave in età pediatrica devono essere studiati in modo appropriato nei bambini per  sviluppare strategie terapeutiche mirate per questa fascia di età e non traslate tout-court in modo non corretto da quanto viene praticato negli adulti», concludono gli esperti inglesi.

Danilo Ruggeri