Interleuchina 6 e tumor necrosis factor alfa marker affidabili di risposta a erlotinib nei pazienti con tumore polmonare non a piccole cellule

Pneumologia
L’interleuchina 6 (IL-6) e il tumor necrosis factor alfa (TNFa) rappresentano marker affidabili nel predire l’efficacia della terapia con erlotinib nel tumore polmonare non a piccole cellule (NSCLC).

E’ quanto affermano i ricercatori del Department of Respiratory Medicine, Medical School of Nanjing University, Nanjing, a conclusione di uno studio retrospettivo condotto su 162 pazienti con NSCLC trattati con erlotinib come farmaco di seconda o terza linea.

«Il tumore non a piccole cellule è la principale causa di decesso per patologia oncologica al mondo», ricordano gli autori. «Per quanto l’approccio chirurgico resti la pietra angolare nella terapia di questa neoplasia, è anche vero che il 70% dei pazienti si presenta con una malattia localmente avanzata o metastatica che non può essere aggredita in prima battuta con l’intervento chirurgico. Spesso le terapie di prima linea con derivati del platino non sono sufficienti ed è necessario rivolgersi a terapia di seconda o terza linea coem pemetrexed, docetaxel gli inbitori della tirosin-kinasi gefitinib e erlotinib».

Poichè è stato evidenziato che  alcune citochine interagiscono con la via del segnale mediato dall’attivazione del recettore per l’epidermal growth factor (bersaglio degli inibitori della tirosin-kinasi), i ricercatori cinesi hanno voluto verificare se l’espressione di alcune citochine sieriche potesse fornire informazioni sull’outcome clinico dei pazienti con NSCLC in fase avanzata trattati con  erlotinib dopo fallimento della chemioterapia standard. I 162 pazienti (109 maschi) avevano un’età media di 58 anni, 88 soggetti non erano fumatori. La forma tumorale più diffusa era l’adenocarcinoma seguito dal carcinoma squamocellulare.

«Abbiamo dosato i livelli plasmatici di quattro citochine in particolare: IL-1, IL-2R; IL-6 e TNFa e li abbiamo correlati al tempo di progressione della malattia e alla sopravvivenza complessiva dei pazienti», spiegano gli autori. I livelli di IL-1, IL-2R e IL-6 non si associavano a età, sesso, tabagismo o istologia e stadiazione del tumore. Solo il TNFa si associava allo status di fumatore. «Le analisi di sopravvivenza hanno mostrato che i pazienti con i livelli minori di IL-6 e di TNFa avevano un tempo di progressione della malattia e una sopravvivanza complessiva statisticamente più lunghi (p<0,05) e queste due citochine hanno mantenuto la significatività all’ analisi multivariata», riportano gli specialisti cinesi. Il dosaggio di queste citochine può quindi fornire informazioni preziose sull’efficacia della terapia. «Lo sviluppo della targeted-therapy molecolare ha aperto nuove strade nella ricerca e nel trattamento del cancro», commentano gli estensori dell’articolo.

«L’efficacia di erlotinib è stata vista associarsi ad alcune caratteristiche cliniche, come il sesso femminile, lo status di non fumatore e l’etnia asiatica e dati recenti mostrano come la presenza di una mutazione del gene EGFR possa essere un buon marker per predire la risposta a questo farmaco. Ma la genotipizzazione può essere di non facile esecuzione nella pratica clinica. Risulta allora più semplice dosare altri marker di predizione della risposta, come alcune citochine, quali appunto IL-6 e TNFa».


WANG Yong-sheng et al. Serum cytokine levels in patients with advanced non-small cell lung cancer: correlation with clinical outcome of erlotinib treatment. Chin Med J 2013;126 (20): 3931-3935
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