Pneumologia

Ipertensione arteriosa polmonare, selexipag (Actelion) supera la fase III

In uno studio di fase III condotto in pazienti con ipertensione arteriosa polmonare il farmaco sperimentale selexipag ha ridotto del 39% la morbidità e la mortalità rispetto al placebo. Lo ha reso noto con un comunicato la biotech svizzera Actelion. I dati finali dello studio saranno resi noti nel corso di uno dei prossimi congressi internazionali del settore.

Selexipag è un profarmaco che viene metabolizzato in un agonista selettivo del recettore prostanoide IP. Si tratta di un farmaco orale, più facile da assumere rispetto agli analoghi della prostaciclina già disponibili e che vanno somministrati per via parenterale.

Il Chief Executive dell’azienda, Jean-Paul Clozel, ha dichiarato che non appena saranno completate le analisi definitive dello studio si potrà procedere al deposito della domanda di registrazione.

La notizia darà impulso all’azienda che, forte anche della recente approvazione di macitentan, affronta con maggiore serenità la scadenza del brevetto di  bosentan, il farmaco che da solo costituisce l’80 per cento della fatturato di Actelion e che diventerà generico nel corso del 2015.

Lo studio GRIPHON (Prostacyclin (PGI2) Receptor agonist In Pulmonary arterial HypertensiON) è un trial randomizzato, multicentrico, condotto in doppio cieco e controllato verso placebo, condotto per valutare efficacia sicurezza di selepaxipag in pazienti con ipertensione arteriosa polmonare.

Lo studio, il più ampio trial di outcome mai condotto  in questo setting, ha arruolato 1156 pazienti provenienti da 181 centri di 39 paesi situati nel Nord America, Europa Asia Pacifico e Africa.

I pazienti hanno ricevuto selexipag o placebo somministrati bid e potevano essere trattai anche con una terapia di base con antagonisti dei recettori dell’endotelina o inibitori della fosfodiesterasi-5.
Lo studio era 'event-driven', cioè è terminato nel momento in cui è stato raggiunto il numero pre-specificato di eventi.

Rispetto al placebo, selexipag ha ridotto del 39% (p<0,0001) il rischio di morbidità e mortalità. L’efficacia rimaneva invariata anche analizzando i pazienti per i vari sottogruppi: età, sesso, classe funzionale WHO, terapia di background.
I pazienti sono stati trattati fino a 4,3 anni. Il profilo generale di tollerabilità era consistente con quello delle terapie con prostacicline.

I prostanoidi, analoghi della prostaciclina, agiscono legandosi ad un recettore specifico (IP1), che promuove un aumento dell’AMPc  intracellulare attraverso l’attivazione di una kinasi. I livelli dell’AMPc intracellulare sono regolati dal sistema delle fosfodiesterasi-3, che lo degradano ad AMP. Tutti gli effetti biologici dei prostanoidi (vasodilatazione, antiaggregazione piastrinica, inibizione della proliferazione delle cellule) sono mediati dall’AMPc e presuppongono la presenza di recettori IP1 sulle cellule bersaglio.

Gli analisti del Credit Suisse prevedono che nel 2020 il farmaco possa raggiungere vendite annue pari a $655 milioni.

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