Pneumologia

L'asma grave aumenta il rischio cardiovascolare?

Il rischio di malattie cardiovascolari è maggiore nei pazienti con asma grave e che fanno un uso cronico dei corticosteroidi per via orale, rispetto ai pazienti con asma moderato il cui uso di corticosteroidi per via orale è periodico. Lo dimostra una nuova ricerca presentata, attraverso un abstract, in occasione dell’American College of Allergy, Asthma & Immunology (Acaai) 2014.

"Più grave è l’asma, maggiore è il rischio cardiovascolare", ha detto il dottor Carlos Iribarren, MD, MPH, PhD, un ricercatore del Kaiser Permanente Medical Care Program di Oakland, in California, che ha condotto lo studio insieme ai suoi colleghi.

I risultati dello studio sono in linea con la letteratura che suggerisce un legame tra l’asma e le malattie cardiovascolari, ma il dottor Iribarren e i suoi colleghi  hanno aggiunto  dei nuovi importanti elementi che provano un legame con la gravità dell’asma.
I ricercatori hanno esaminato i partecipanti allo studio Excels di “valutazione dell'efficacia clinica e sicurezza a lungo termine nei pazienti con asma da moderato a grave”.

Excels è uno studio osservazionale di coorte, prospettico, multicentrico, finanziato dall’azienda, in cui 5007 pazienti con asma allergico persistente da moderato a grave venivano trattati con omalizumab (Xolair, Genentech) mentre 2829 pazienti non venivano trattati.

Una revisione sulla sicurezza dello studio Excels all'inizio di quest'anno da parte della Food and Drug Administration ha indotto un avvertimento sull’omalizumab che rappresenta un rischio leggermente più elevato ma grave di infarto e di attacco ischemico transitorio.
Il dottor Iribarren ei suoi colleghi hanno seguito i pazienti Excels che non sono stati trattati con omalizumab per un periodo medio di 3,5 anni. L'età media era 46,2 anni, e la durata media dell’asma di 21 anni.

La valutazione globale del medico è stata utilizzata per classificare la gravità dell’asma di ogni paziente definendola da moderata a grave. Inoltre, per ogni paziente, i ricercatori hanno esaminato il volume espiratorio forzato in 1 secondo (Fev1), l’utilizzo di corticosteroidi per via orale, e il punteggio della gravità dell’asma, che includeva i sintomi, l’onere dei trattamenti e la storia dell'uso di farmaci di emergenza dell’asma.

"Il punteggio della gravità dell’asma è un convalidato strumento predittivo di morte e di outcome correlati all’asma, ma precedentemente non è stato utilizzato per valutare specificamente il rischio di eventi cardiovascolari" hanno spiegato i ricercatori.

I pazienti sono suddivisi in tre categorie di punteggi: da 0 a 8, da 9 a 12, e da13 o fino a 28, considerando che i punteggi più alti indicano una gravità maggiore dell’asma.

Gli eventi cardiovascolari e cerebrovascolari sono stati combinati in un singolo end point, e definito come il primo dei seguenti eventi: morte cardiovascolare, infarto miocardico, ictus ischemico, attacco ischemico transitorio, o angina instabile.

I ricercatori hanno riscontrato che un più alto punteggio di gravità dell'asma è significativamente associato ad un aumentato rischio di eventi cardiovascolari e cerebrovascolari;  per i pazienti con un punteggio da 9 a 12, rispetto ai pazienti con punteggio da 0 a 8, l' hazard ratio (Hr) è stato di 2,4 (p = 0,02); per  i pazienti con un punteggio da 13 in su, l'Hr era sempre di 2,4 (p = 0,03).
È stato inoltre osservato che i pazienti che facevano un uso cronico, piuttosto che solo periodico, di corticosteroidi, avevano un rischio superiore di due volte di un evento cardiovascolare o cerebrovascolare (Hr, 2,4; p = 0,03).

"I risultati ottenuti in questo studio dovrebbero stimolare ulteriori ricerche per delineare i possibili meccanismi che sono alla base di questa correlazione" ha detto il dottor Iribarren, descrivendo 3 possibili meccanismi: uno legato all’asma in sé, attraverso vie infiammatorie e allergiche; uno legato agli effetti collaterali dei farmaci per l’asma, soprattutto gli steroidi sistemici; l’altro legato alle comorbidità associate a un aumentato del rischio cardiovascolare, tra cui obesità, sindrome metabolica, diabete, ipertensione, e disturbi dell'umore come la depressione e l'ansia.
“I risultati forniscono delle prove solide che collegano la gravità dell'asma con gli esiti cardiovascolari e cerebrovascolari” concludono i ricercatori, anche se ammettono la necessità di ulteriori  studi per capire questa connessione.

Il dottor Mario Cazzola, MD, professore e direttore  dell’Unità respiratoria di Farmacologia Clinica presso l'Università Tor Vergata di Roma, sostiene che per il momento si tratta di una debole associazione, aggiungendo che sarebbe particolarmente interessante determinare se un particolare sottotipo di pazienti asmatici sia predisposto a sviluppare malattie cardiovascolari e cerebrovascolari, e suggerendo che i soggetti con asma grave, soprattutto donne, presentano un rischio di cardiopatia ischemica.

Monica Guarini

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