Lebrikizumab (anti IL-13) reduce i sintomi dell'asma non controllato

Pneumologia
L’anticorpo monoclonale lebrikizumab ha dimostrato una buona efficacia nel ridurre i sintomi di pazienti con asma che non rispondevano ai corticosteroidi per via inalatoria e a un secondo farmaco. Lo hanno annunciato ricercatori del Texas al congresso annuale dell’American Academy of Allergy, Asthma & Immunology (AAAAI).

Lebrikizumab è un anticorpo monoclonale sperimentale sviluppato da Roche e disegnato per bloccare l’interleukina 13 (IL-13) una citochina coinvolta nella patogenesi dell’asma. In precedenti studi di fase II il farmaco ha dimostrato di aumentare il volume di aria espirata in un secondo (FEV1), specialmente in pazienti con livelli ematici elevati di periostina.

Si ritiene che la periostina sia un biomarket dell’attività della IL-13 e di consegienza un predittore della risposta al farmaco. Roche sta già sviluppando un test ematico (companion diagnostic) per identificare i pazienti che meglio risponderanno alla terapia con lebrikizumab, un farmaco che andrà somministrato ogni quattro settimane.

In due trial identici, multicentrici, randomizzati e controllati, condotti in doppio cieco, Nicola A Hanania del Baylor College of Medicine di Houston (Texas) e colleghi hanno trattato 463 pazienti con asma non controllato nonostante l’utilizzo di cortisonici per via inalatoria e di un secondo farmaco. I pazienti sono stati randomizzati a ricevere ogni 4 settimane una iniezione sottocute di lebrikizumab alle dosi di 37,5mg, 125mg, 250mg, o placebo.

I due studi, inizialmente di fase III, sono poi stati convertiti in fase IIb a causa dell’identificazione di impurezze nel processo produttivo che hanno richiesto una variazione del medesimo.

I pazienti hanno ricevuto una mediana di 6 dosi (range 1-12) e i risultati hanno dimostrato che le esacerbazioni dell’asma rispetto al placebo erano ridotte del 62% nel gruppo trattato con 37,5 mg (n = 117); del 35% nel gruppo 125 mg (n = 112), e dell’11% nel gruppo 250 mg (n = 118).

Tra i pazienti con livelli ematici elevate di periostina (≥50 ng/mL), la riduzione delle esacerbazioni era ancora più significativa: 81% nel gruppo 37.5 mg, 77% in quello125 mg mg e 22% in quello 250 mg. Curiosamente, i dosaggi più elevati erano anche quelli meno efficaci. Non sempre il più è meglio.

A 12 settimane, l’aumento della FEV1 era anche maggiore per tutti i gruppi trattati con lebrikizumab verso placebo, particolarmente in coloro che presentavano livelli elevate di periostina. Non sono stati osservati problemi di safety sigificativi.
Tra i pazienti con i livelli di periostina più elevate, l’aumento dell’aria espirata in un secondo è stato del 9,1% verso il 2,6% osservato nel gruppo che presentava livelli ridotti di periostina. Il maggior incremento della FEV1 è stato osservato nel gruppo trattato con la dose da 125 mg. (+ 10,7%).

Se i risultati saranno replicato nel corso di un ampio studio di fase III, attualmente in corso e che arruolerà circa 2mila pazienti, Roche intende presentare la domanda di registrazione nel corso del 2016.
Efficacy and Safety of Lebrikizumab in Severe Uncontrolled Asthma: Results From the Lute and Verse Phase II Randomized, Double-Blind, Placebo-Controlled Trials. Abstract L16

SEZIONE DOWNLOAD