Lo smog raggiunge anche la placenta: studio britannico presentato al congresso ERS

Uno studio presentato al congresso ERS ha documentato come la protezione placentare del feto sia minacciata dal particolato inquinante atmosferico, che sta raggiungendo l'organo placentare. La novità dello studio risiede nel fatto che, mentre studi precedenti avevano già ipotizzato l'esistenza di legami tra l'esposizione delle donne in gestazione all'aria inquinata e il rischio di nascite premature, sottopeso, nonché di mortalità neonatale e di problemi respiratori nell'infanzia, il nuovo lavoro suggerisce che tali associazioni si verificano in quanto il particolato inquinante raggiunte la placenta attraverso il circolo sanguigno.

Per la prima volta uno studio, presentato nel corso dell'edizione annuale del congresso ERS, in svolgimento a Parigi, ha documentato come la protezione placentare del feto sia minacciata dal particolato inquinante atmosferico, che sta raggiungendo l'organo placentare (1).

La novità dello studio risiede nel fatto che, mentre studi precedenti avevano già ipotizzato l'esistenza di legami tra l'esposizione delle donne in gestazione all'aria inquinata e il rischio di nascite premature, sottopeso, nonché di mortalità neonatale e di problemi respiratori nell'infanzia, il nuovo lavoro suggerisce che tali associazioni si verificano in quanto il particolato inquinante raggiunte la placenta attraverso il circolo sanguigno.

Razionale e disegno dello studio
Lo studio, condotto dall'equipe di ricerca del prof. Grigg (Queen Mary University, Londra) ha preso le mosse dalla presenza di dati già esistenti in letteratura che attribuiscono all'inquinamento ambientale un ruolo di non poco conto nell'influenzare lo sviluppo sia nella fase fetale che dopo la nascita.

Quello che i ricercatori hanno voluto verificare è se questi effetti possono essere ascritti al particolato atmosferico inquinante che si muove dai polmoni della gestante alla placenta. Fino ad ora, infatti, esistevano pochissime evidenze di un trasporto di queste particelle inalate dai polmoni al circolo sanguigno.

Su questi presupposti, i ricercatori hanno reclutato 5 donne in gestazione residente a Londra e destinate a parto cesareo pianificato.

Le donne reclutate nello studio non erano fumatrici e nessuna di loro, nel portare con successo una prima gravidanza, aveva avuto particolari complicanze durante la prima gestazione. Nessuna di loro, inoltre, aveva negato il permesso ai ricercatori di effettuare studi sulle loro placente dopo il parto.

L'attenzione dei ricercatori si è focalizzata, in particolare, su un determinato tipo di cellule dell'organo placentare: i macrofagi placentari.

I macrofagi hanno una distribuzione ubiquitaria nell'organismo umano e sono parte integrante del sistema immunitario, lavorando all'inattivazione, mediante fagocitosi, di particelle potenzialmente dannose come i batteri o particolato inquinante. Inoltre, a livello placentare, i macrofagi aiutano anche a proteggere il feto dalle aggressioni esterne.

Risultati principali
I ricercatori hanno esaminato un totale di 3.500 cellule macrofagiche placentari, provenienti dalle placente delle 5 donne che avevano portato a termine la gravidanza, per effettuare un esame microscopico accurato.

In questo modo, hanno rilevato 60 cellule che contenevano 72 piccole aree di colore nerastro, attribuite a particolato carbonioso (quello derivato dalla combustione di carburanti fossili). In media, ciascuna delle 5 placente analizzate conteneva circa 5 micrometri quadrati di questa sostanza nera.

Nella seconda fase dello studio, i ricercatori hanno concentrato la loro attenzione sui macrofagi placentari provenienti da 2 placente, servendosi della microscopia elettronica, in grado di fornire dettagli e risoluzioni migliori.
Anche in questo caso, l'analisi ha documentato la presenza di materiale ritenuto associato a particolato inquinante carbonioso.

Implicazioni dello studio
Nel commentare i risultati, i ricercatori hanno tenuto a sottolineare come il loro sia stato il primo studio a fornire evidenze di un movimento delle particelle inquinanti atmosferiche inalate dai polmoni al circolo e, infine, alla placenta.

La professoressa Mina Gaga (Presidente ERS, nonché direttore medico e capo del Dipartimento Respiratorio presso l'Athens Chest Hospital, Grecia) non direttamente coinvolta nello studio, ha ricordato come “...studi precedenti dimostrino che le donne in gravidanza che risiedono in città con elevato inquinamento atmosferico vanno più frequentemente incontro a problemi nel corso della gestazione, quali la riduzione della crescita fetale, le nascite di bambini prematuri e sottopeso. L'evidenza attuale suggerisce che non può essere escluso un incremento del rischio di nascite sottopeso anche a livelli di inquinamento ambientale inferiori ai limiti annuali raccomandati dalla UE”.

“Questo nuovo studio – aggiunge – suggerisce un possibile meccanismo alla base dell'influenza negativa dell'inquinamento ambientale, nonostante l'esistenza di una protezione teorica a livello uterino. Ciò dovrebbe aumentare la consapevolezza nei clinici e nell'opinione pubblica degli effetti negativi dell'inquinamento ambientale nelle donne in gravidanza”. “Abbiamo bisogno, pertanto – conclude la prof.ssa Gaga – di politiche ambientali più restrittive per ridurre l'impatto dello smog sulla salute umana”.


NC

[1] Abstract no: PA360, “Late Breaking Abstract - Do inhaled carbonaceous particles translocate from the lung to the placenta?”, Norrice Liu et al; Occupational and environmental lung diseases: asthma and the airways, 08:30 hrs CEST, Sunday 16 September, Paris Expo Porte de Versailles.