Pneumologia

Luci e ombre sulla la terapia steroidea per ridurre la mortalitÓ nei pazienti con tubercolosi

Gli steroidi potrebbero rivelarsi un utile strumento per ridurre la mortalità per tutte le forme di tubercolosi, inclusa quella polmonare.

E’ quanto affermano Julia Cirtchley e colleghi della Division of Population Health Sciences and Education, St George's, University of London a conclusione di una review sistematica e meta-analisi condotta sui trial riscontrati dalla  ricerca su Cochrane Infectious Diseases Group trials register, the Cochrane Central Register of Controlled Trials, Medline, Embase, e Literatura Latino-Americana e do Caribe em Ciências da Saúde (LILACS).  Sono stati considerati i trial su pazienti con tubercolosi, definita clinicamente e microbiologicamente, in qualsiasi organo, senza restrizioni legate a età, comorbidità, tipo o dose di trattamento steroideo.

«Abbiamo identificato 41 trial eleggibili, 18 dei quali relativi a tubercolosi polmonare», spiega Critchley. Venti dei 41 trial (inclusi 13 sulla tubercolosi polmonare) erano stati condotti prima dell’introduzione della chemioterapia contenente rifampicina. «La meta-analisi stratificata per l’apparato affetto non ha evidenziato eterogeneità. Gli steroidi hanno ridotto la mortalità del 17% (risk ratio [RR] 0,83, 95% CI 0,74-0,92; I(2) 0%), in modo consistente attraverso tutte le localizzazioni organiche della malattia». In un’analisi di sensibilità che ha incluso solo i trial in cui sono stati utilizzati regimi contenenti  rifampicina, i risultati sono risultati sovrapponibili (RR 0,85, 95% CI 0,74-0,98; I(2) 21%). L’analisi di sensibilità per la tubercolosi polmonare che ha escluso i trial con potenziali rischi di  bias ha evidenziato  solo un leggero beneficio della terapia steroidea, ma non statisticamente significativo (RR 0,93, 95% CI 0,60-1,44). «La nostra meta-analisi supporta l’impiego della terapia steroidea come presidio in grado di ridurre la mortalità nelle diverse forme di tubercolosi, ma sono necessari altri studi in merito», sostengono gli autori.

Una posizione più critica è tuttavia presa da un commento alla review da parte dei ricercatori del Department of Pulmonary Medicine and Sleep Disorders  and Department of Medicine, All India Institute of Medical Sciences, Ansari Nagar, New Delhi. «Considerare i risultati di tutte le forme di tubercolosi insieme e concludere che l’effetto sulla mortalità sia consistente lungo  l’intero range della malattia è quanto meno inappropriato, specialmente nel contesto dei paesi in via di sviluppo, che contribuiscono con il più alto peso alla malattia tubercolare», sostiene Karan Madan insieme ai suoi colleghi.

«Questi risultati hanno anche implicazioni sulle strategie dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, che non raccomanda l’uso di steroidi per la tubercolosi polmonare e pleurica. La possibilità di un aumentato rischio dell’emergenza di una resistenza farmacologica nell’era della Tbc-multiresistente, le coesistenti infezioni da Hiv e immunosoppressione che conduce a una progressione della malattia somministrando steroidi a pazienti con Tbc polmonare devono essere attentamente considerate prima di condurre altri studi sull’argomento».


Critchley JA, et al. Corticosteroids for prevention of mortality in people with tuberculosis: asystematic review and meta-analysis. Lancet Infect Dis. 2013 Mar;13(3):223-37
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Karan Madan et al. Corticosteroids for prevention of tuberculosis mortality The Lancet Infectious Diseases, Volume 13, Issue 11, Page 915, November 2013
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