M. pneumoniae e artrite reumatoide: esiste un legame?

I pazienti con infezione sostenuta da mycoplasma pnumoniae si caratterizzano per un maggior rischio di sviluppo di artrite reumatoide (AR), stando ai risultati di uno studio pubblicato online su PlosOne. Nello specifico, è emerso che tale rischio è più pronunciato nei primi 2 anni dall'infezione e in pazienti di età non superiore almeno a 19 anni e superiore, almeno a 65.

I pazienti con infezione sostenuta da mycoplasma pnumoniae si caratterizzano per un maggior rischio di sviluppo di artrite reumatoide (AR), stando ai risultati di uno studio pubblicato online su PlosOne. Nello specifico, è emerso che tale rischio è più pronunciato nei primi 2 anni dall’infezione e in pazienti di età non superiore almeno a 19 anni e superiore, almeno a 65.

Razionale e obiettivi dello studio
Il M. pneumoniae rappresenta una delle cause più comuni di polmonite atipica negli Usa e in altre parti del globo. Questi microbi sono generalmente presenti nelle infezioni a carico delle vie respiratorie, ma potrebbero causare polmonite, oltre che molte manifestazioni extrapolmonari.

Taiwan, ricordano i ricercatori nell’introduzione al lavoro, rappresenta un’area endemica per la circolazione di M. pneumoniae: il microrganismo in questione rappresenta la seconda causa più comune di polmoniti acquisite in comunità nella popolazione adulta.

Alcuni studi, condotti su scala ridotta, hanno suggerito, peraltro, un possibile ruolo del Mycoplasma nella sinovia dei pazienti affetti da artrite reumatoide.

La mancanza di studi epidemiologici su alcune malattie autoimmuni (come l’AR) potrebbe aver fatto sottovalutare lo sviluppo di un controllo adeguato delle infezioni prevalenti nel paese, comprese quelle sostenute da M. pneumoniae. Di qui il nuovo studio longitudinale di coorte, finalizzato ad esplorare la relazione epidemiologica tra le infezioni sostenute da M. pneumoniae e lo sviluppo successivo di AR.

Disegno dello studio e risultati principali
Lo studio ha incrociato i dati relativi ad individui ospedalizzati con infezione da M. pneumoniae tra il 2000 e il 2012 (n=116.053)  – i cui dati anagrafici e anamnestici erano presenti nel database nazionale di erogazione prestazioni sanitarie rimborsate mediante assicurazione – con quelli relativi a pazienti “controllo” (assenza di infezione). L’incrocio dei dati è avvenuto secondo un rapporto 1:4 in base all’età, al sesso e all’anno indice (n=464.212).

Il periodo di follow-up ha avuto una durata compresa dalla diagnosi iniziale di infezione sostenuta da M. pneumoniae alla data della diagnosi di AR (non oltre la fine del 2013). I ricercatori si sono avvalsi del modello di hazard proporzionale di Cox per analizzare l’associazione tra l’infezione sostenuta da M. pneumoniae e l’incidenza di AR.

Tra i partecipanti allo studio infettati da Mycoplasma, l’hazard ratio di incidenza di AR, corretto per la presenza di fattori confondenti, è stato pari a 1,37 (IC95%=0,87-2,16) rispetti ai controlli.

Non solo: in un sottogruppo di partecipanti allo studio di età superiore a 65 anni, i ricercatori hanno trovato che il valore di hazard ratio di incidenza di AR era ancora più elevato (aHR=3,05; IC95%=1,16-7,99; p=0,02).

Da ultimo, in un altro sottogruppo di partecipanti allo studio con infezione da M. pneumoniae, di età non inferiore ai 19 anni e superiore, almeno a 65, il valore di aHR è stato pari, rispettivamente, a 3,19 e a 4,14 nel corso dei primi 2 anni di follow-up.

Implicazioni dello studio
Nel commentare i risultati, i ricercatori hanno sottolineato la rilevanza del loro lavoro per alcune ragioni: “Per quanto – spiegano – si ritenga che più fattori contribuiscano allo sviluppo di AR, gli studi di immunologia condotti su modelli animali di AR hanno fortemente suggerito che le infezioni rappresentano il fattore ambientale scatenante principale per l’AR umana”.

La presenza di dati contrastanti sull’associazione tra le infezioni e l’aumento del rischio di AR sembra essere legata alla distinzione tra batteri gram-positivi e gram-negativi.

Lo studio ha dimostrato, inoltre, che i pazienti più anziani con infezione sostenuta da M. pneumoniae, presentano un aumento più consistente del rischio di AR, anche se osservato nel corso dei primi 2 anni di follow-up. Questo, stando ai ricercatori, potrebbe essere dovuto alla durata della memoria delle cellule T, che dipende dall’immunogenicità dell’agente patogeno, dall’immunità dell’ospite e dall’età, ad indicare che i pazienti anziani hanno una memoria delle cellule T più breve.

Quanto al meccanismo sottostante in ragione del quale M. pneumoniae aumenta il rischio di sviluppo di AR tra gli anziani, non vi è ancora concordanza di vedute.

In conclusione, questo studio di coorte, della durata di 13 anni, ha documentato l’esistenza di un rischio maggiore di AR nei pazienti con infezione sostenuta da Mycoplasma pneumoniae, soprattutto nei pazienti ultra65enni.

In attesa della messa a punto di nuovi studi, finalizzati a chiarire i meccanismi biologici sottostanti le associazioni sopra indicate, i ricercatori concludono raccomandando ai clinici di effetturare un monitoraggio appropriato per la presenza di AR nei pazienti colpiti da infezione da M. pneumoniae.

Nicola Casella

Bibliografia
Chu K et al. Increased risk of rheumatoid arthritis among patients with mycoplasma pneumonia: a nationwide population-based cohort study in Taiwan [published online January 14, 2019]. PLoS ONE. doi: 10.1371/journal.pone.0210750
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