Meningite tubercolare, trattamento precoce ed aggressivo riduce la mortalitÓ

Pneumologia

Uno studio vietnamita di recente pubblicazione su Clinical Infectious Diseases suggerisce come l'adozione di un trattamento precoce ed aggressivo, unito all'identidicazione della meningite tubercolare farmaco-resistente (TBM) rappresentino i fattori chiave per migliorare gli outcome associati a questa condizione.

Uno studio vietnamita di recente pubblicazione su Clinical Infectious Diseases suggerisce come l'adozione di un trattamento precoce ed aggressivo, unito all'identidicazione della meningite tubercolare farmaco-resistente (TBM) rappresentino i fattori chiave per migliorare gli outcome associati a questa condizione.

Lo studio, condotto tra il 2011 e il 2014, ha incluso 322 pazienti affetti da TBM. Di questi, 86 pazienti (pari al 26,7% del totale) erano affetti da TBM isoniazide-resistente, 15 (pari al 4,7%) da TBM multi-drug-resistant (MDR) e uno da TBM resistente a rifampicina.

Il resto del campione, invece (86,3%) era affetto da TBM suscettibile sia ad isoniazide che a rifampicina.

I pazienti sono stati randomizzati al trattamento standard oppure ad un regime di trattamento intensificato. Il regime di trattamento standard includeva isoniazide (5 mg/kg/die), rifampicina (10 mg/kg/die), pirazinamide (25 mg/kg/die) e, in aggiunta, etambutolo (20 mg/kg/die) o streptomicina (20 mg/kg/die) per 3 mesi, seguiti da rifampicina e isoniazide (ai dosaggi originari) per 6 mesi.

Il regime di trattamento aggressivo, invece, includeva il regime standard con l'aggiunta di 5 mg/kg/die di rifampicina  e levofloxacina (20 mg/kg/die) per le prime 8 settimane di trattamento. Ai medici, inoltre, era consentito di aggiustare i regimi terapeutici utilizzati per certi tipi di infezioni da TBM al bisogno.

Nel complesso, 90 pazienti (pari al 28% del totale) sono deceduti durante un follow-up durato 9 mesi. Di questi 90 pazienti, 27 (su 86, pari al 31,4%) erano affetti da TBM resistente ad isoniazide, 11 (su 16, pari al 68,8%) da TBM MDR o resistente a rifampicina e 52 (su 220, pari al 23,6%) da TBM suscettibile a isoniazide e rifampicina.

I ricercatori hanno individuato nell'infezione da HIV (HR = 2,6; P < 0,001), nella severità di malattia di grado 2 vs grado 1 (HR= 1,07) e in quella di grado 3 vs grado 1 (HR = 4,53; P < 0,001) nonché nell'infezione MDR (HR = 5,91; P < 0,001) i principali predittore indipendenti di mortalità.

Il trattamento aggressivo, invece, ha ridotto in maniera significativa la mortalità nei pazienti con TBM resistente ad isoniazide rispetto al trattamento standard (HR=0,45; p=0,06). Il trattamento in questione, inoltre, è stato più efficace nel ridurre l'incidenza dell'outcome combinato morte-nuovo evento neurologico (coma, deterioramento dello stato di coscienza, convulsioni, ernia cerebrale o altre complicanze (HR=0,60; p=0,09).

Da ultimo, il trattamento aggressivo è risultato più efficace nei pazienti non infettati da HIV affetti da TBM resistente ad isoniazide, rispetto a quelli sieropositivi per il virus. Un paziente HIV negativo (su 22, pari al 4,6%), sottoposto a terapia intensiva, è deceduto rispetto a 6 pazienti HIV positivi (su 17, pari al 35,3%) nel braccio di trattamento standard (HR = 0,11; P = 0,04).

Infine, considerando i pazienti con HIV, 10 su 23 (43,5%) sono deceduti nel braccio di trattamento aggressivo vs 10 su 24 (41,7%) nel braccio di trattamento standard.

NC

Bibliografia
Heemsherk AD et al. Clinical Outcomes of Patients With Drug-Resistant Tuberculous Meningitis Treated With an Intensified Antituberculosis Regimen. Clin Infect Dis  2017; epub-ahead-of-print
Leggi



 

SEZIONE DOWNLOAD