Raggiungere una stabilizzazione clinica precoce (≤ 4 giorni) in caso di polmonite acquisita in comunità (CAP) si associa a migliori esiti, minore richiesta di modifiche alla terapia iniziale o riospedalizzazioni e un inferiore consumo di risorse rispetto a quelli che rispondono più tardivamente alla terapia.

E’ il risultato di uno studio multicentrico internazionale coordinato dal professor Francesco Blasi, Università di Milano e appena pubblicato su Respiratory Research. «In Europa il peso clinico ed economico della CAP resta elevato e le ospedalizzazioni rendono conto dell’80% dei costi legati a questa condizione patologica», premette Blasi. «Gli obiettivi chiave del trattamento includono, quindi, una risposta precoce e il raggiungimento di una stabilità clinica». L’FDA raccomanda di raggiungere entro 72 ore dall’inizio del trattamento gli end point di risposta nei trial clinici condotti sulla terapia della CAP.

«Lo studio REACH (REtrospective Study to Assess the Clinical Management of Patients With Moderate-to-Severe Complicated Skin and Soft Tissue Infections [cSSTI] or CAP in the Hospital Setting) è stato uno studio retrospettivo osservazionale condotto in 10 centri ospedalieri europei che ha fornito dati real-life sul management clinico della CAP e sulle ricadute in termini di risorse sanitarie utilizzate  per questa affezione», spiega lo pneumologo milanese. «Abbiamo condotto un’analisi delle caratteristiche e degli outcome dei pazienti che hanno avuto una risposta precoce positiva al trattamento, intesa come tempo alla stabilità clinica (TCS) inferiore a quattro giorni, rispetto  ai soggetti con una risposta più tardiva».

Dei 2039 pzienti inclusi nel REACH, in 585 (28,7%) è stato valutato il TCS secondo i criteri di Halms: 332 (56,8%) hanno mostrato una risposta precoce (mediana di 3 giorni) e 253 (43,2%) una risposta tardiva (mediana di 7 giorni). Le caratteristiche dei pazienti e la storia clinica erano simile nei due gruppi, ma I soggetti con malattia più grave hanno in media raggiunto più tardivamente una stabilità clinica.

«Non abbiamo riscontrato differenze rilevanti nella terapia iniziale se non che una maggior percentuale di responder precoci era stata trattata con amoxicillina-clavulanato o amoxicillina da sola (22,6% e 7,5% rispettivamente) rispetto ai responder tardivi (5,9% e 1,2% rispettivamente)», riporta il professore. E aggiunge un dato significativo: «I responder precoci hanno avuto una minor durata di permanenza in ospadle (media di 9,4 giorni)  rispetto a chi a ha avuto una risposta tardiva (media di 15,6 giorni). Ma non solo: i responder precoci hanno presentato rispetto ai responder tardivi anche un minor tasso di ricoveri in UTI (3,3% vs 21,3%) e  una minor lunghezza di permanenza in UTI (media di 6,2 giorni vs 10,4 giorni)». La mortalità si è rivelata essere sovrapponibile nei due gruppi.

«I risultati di questa analisi evidenziano come un’identificazione precoce dei soggetti a più alto rischio di risposta tardiva al trattamento antibiotico possa assistere il clinico nella scelta di una terapia più aggressiva e in un monitoraggio più stretto in questa categoria di pazienti», commenta Blasi.

Danilo Ruggeri

Francesco Blasi et al. Early versus later response to treatment in patients with community-acquired pneumonia: analysis of the REACH study. Respiratory Research 2014, 15:6
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