Pneumologia

"Non bruciamo l'albero vascolare", il progetto per conoscere i rischi del fumo di sigaretta e i nuovi prodotti a tabacco riscaldato

Un miliardo di adulti fumatori a livello mondiale e 7 milioni di decessi l'anno a causa dei danni generati dal fumo di sigaretta. Sono numeri ancora molto elevati che non risparmiano il nostro Paese dove la situazione Ŕ sicuramente migliorata con la legge antifumo del 2005 del Ministro Sirchia ma il 22% degli italiani continua a fumare. Oggi per˛ abbiamo a disposizione degli strumenti alternativi al fumo di sigaretta, dei prodotti a tabacco riscaldato che evitando la combustione fanno si che non si producano prodotti altamente tossici per diversi organi e in particolare per l'apparato respiratorio e cardiovascolare.

Un miliardo di adulti fumatori a livello mondiale e 7 milioni di decessi l’anno a causa dei danni generati dal fumo di sigaretta. Sono numeri ancora molto elevati che non risparmiano il nostro Paese dove la situazione è sicuramente migliorata con la legge antifumo del 2005 del Ministro Sirchia ma il 22% degli italiani continua a fumare. Oggi però abbiamo a disposizione degli strumenti alternativi al fumo di sigaretta, dei prodotti a tabacco riscaldato che evitando la combustione fanno si che non si producano prodotti altamente tossici per diversi organi e in particolare per l’apparato respiratorio e cardiovascolare.

Per informare i medici su queste alternative e fornire una conoscenza più dettagliata sulle evidenze scientifiche nasce il progetto “Non bruciamo l’albero vascolare” che è stato presentato oggi a Roma nel corso di una conferenza stampa.

I numeri in Italia non sono per nulla da trascurare se si pensa che i fumatori italiani sono 11,6 milioni, più di 1 italiano su 5. I fumatori uomini sono 7,1 milioni e le donne 4,5 milioni.

Le fumatrici sono aumentate soprattutto nelle regioni del Sud Italia: sono quasi il doppio rispetto alle fumatrici che vivono nelle regioni centrali e settentrionali (il 22,4% al Sud e isole contro il 12,1% al Centro e il 14% al Nord).
Gli ex fumatori sono il 12,1% della popolazione italiana e i non fumatori il 65,9%. La prevalenza più alta di fumatori di sesso maschile si registra nella fascia di età compresa tra i 25 e i 44 anni (36,3%), mentre nella fascia d’età 45-65 anni si registra la prevalenza più alta tra le donne (22,9%). Oltre i 65 anni si registrano le prevalenze più basse in entrambi i sessi.

Oltre la metà dei giovani fumatori tra i 15 e i 24 anni fuma già più di 10 sigarette al giorno e oltre il 10% più di 20

“Non bruciamo l’albero vascolare” è promosso dalla Società italiana di Medicina Vascolare (SIMV) e dalla Fondazione italiana vascolare (FIV) che, con il contributo non condizionante di PMI Science con Philip Morris Italia, hanno deciso di agire attivamente contro il fumo della sigaretta tradizionale, dando vita ad un progetto che “vuole rappresentare un esempio positivo e collaborativo tra divulgatori scientifici, operatori sanitari e il mondo dell’industria” –  come ha spiegato Pier Luigi Antignani, presidente FIV e responsabile per i rapporti internazionali della SIMV – “per arrivare a creare un percorso virtuoso finalizzato alla diffusione della cultura e del progresso scientifico in generale”.

Il progetto prevede una serie di incontri sul territorio nazionale con format scientifico-informativo; in particolare, prevede 5 incontri locali su tutto il territorio nazionale, che avranno luogo nel corso del 2020 a Verona, Roma, Palermo, Cagliari e Catanzaro. Il primo incontro si terrà domani 19 febbraio a Verona.

“Il danno globale di malattie correlate al fumo è particolarmente elevato con oltre 7 milioni di morti l'anno, di cui circa 80mila solo in Italia. Questa situazione si prevede possa peggiorare nei prossimi anni soprattutto nelle popolazioni con limitate risorse sanitarie. Il fumo attivo e passivo è direttamente nocivo sull'apparato cardiaco e vascolare. Quando un fumatore smette di fumare, occorrono 15 anni perché il rischio di contrarre malattie cardiache sia sovrapponibile a quello di una persona che non ha mai fumato”, ha commentato il professor Enrico Arosio, presidente della SIMV, che ha aggiunto “Da diversi anni è riconosciuto che le persone muoiono di malattie fumo-correlate a causa delle sostanze presenti nel fumo, non a causa della nicotina, che seppur non priva di rischi non rappresenta la causa principale di danno del fumo. Smettere di fumare è quindi la priorità nella prevenzione, ma smettere di fumare non è semplice perché la dipendenza da nicotina è tra le più complesse da debellare. Considerando che le misure proibizionistiche in genere non hanno mai portato a particolari risultati, una valida alternativa sembrano essere i prodotti a base di nicotina senza combustione”.

Il fumo è un noto fattore di rischio di malattie e di mortalità cardiovascolare. Il 40% delle patologie cardiache è attribuibile al fumo di sigaretta (rischio popolazione-attribuibile) rispetto a circa il 24% per il colesterolo e il 31% per la pressione diastolica.
Le malattie cardiovascolari conseguenti al fumo di sigaretta sono numerose: infarto del miocardio, sindrome coronarica acuta e angina pectoris, ictus cerebrale, aneurismi dell’aorta addominale, arteriopatie periferiche, vene varicose e relative complicanze, solo per citare le principali.

Il fumo di sigaretta contiene costituenti che attraversano la barriera degli alveoli polmonari e penetrano nel sangue, producendo effetti sistemici e colpendo gli organi e tessuti periferici, come i vasi ematici e il cuore. Nel tempo, i fumatori sviluppano fenomeni infiammatori e ossidativi che possono alterare le normali funzioni regolative vascolari compresa la regolazione tono muscolare dei vasi, la permeabilità della parte di questi ultimi e la coagulazione. Tali modifiche favoriscono ed accelerano la comparsa delle placche aterosclerotiche

La SIMV è un’associazione professionale trasversale e per tale motivo riunisce specialisti di varie aree compresi e medici di medicina generale, è supportata da biologi, radiologi e tecnici di varia estrazione perché la patologia vascolare è molto diffusa e interessa ogni organo e tessuto.

La trasversalità è fondamentale per la gestione corretta del paziente vascolare perché è complesso considerando le comorbidità ed è fragile in quanto parliamo di una popolazione che invecchia sempre di più. La SIMV si occupa di studio, prevenzione, diagnostica e terapia del paziente con problematiche vascolari ma anche di educazione sanitaria rivolta al medico che a sua volta deve trasferirla al paziente.

Per ottenere i migliori risultati la SMIV collabora con una serie di enti e organizzazioni ma anche con aziende private, come per questo progetto. Anche la FIV è molto impegnata a livello sociale, si interfaccia con i medici di medicina generale e anche con gli specialisti e fa da tramite tra gli specialisti della SIMV e i MMG.

Il progetto “Non bruciamo l’albero vascolare” ha l’obiettivo di: educare sugli effetti dannosi del fumo sul corpo umano; sensibilizzare la classe medica sull’impatto del tabagismo e delle malattie ad esso connesse, e sull’importanza dello stile di vita per tutelare la salute individuale e collettiva. informare la classe medica sulle nuove alternative al fumo di sigaretta come opzione da considerare per tutti quei fumatori adulti che altrimenti continuerebbero a fumare; elaborare delle linee guida dedicate al paziente fumatore con problematiche cardiovascolari che possano integrarsi all’interno dei PDTA e che supportino i percorsi all’interno dei Centri Antifumo.

“Coerentemente con questa impostazione, a livello internazionale sta prendendo sempre più piede un’impostazione legislativo-regolatoria basata sulla riduzione del danno, la quale fa specifico riferimento al contributo che l’innovazione può offrire ai fini del miglioramento degli stili di vita delle persone rendendo disponibili produzioni, processi e prodotti in grado di modificare abitudini dannose per la salute”, ha sottolineato il Prof. Antignani, aggiungendo che “Le patologie che riguardano l’albero vascolare sono molto sensibili al fumo delle sigarette tradizionali. Dovrebbe essere prioritario smettere. Ma se chi soffre di queste e di molte altre patologie fumo-correlate continua, è necessario che almeno elimini i composti della combustione, utilizzando dispositivi come le e-cig o il tabacco riscaldato. Non eliminiamo le patologie ma riduciamo i rischi” ha proseguito il prof. Antignani.

Il fallimento della cessazione peggiora la prognosi delle malattie cardiovascolari come la sindrome coronarica acuta.
A fronte di questo insuccesso e delle migliaia di morti che ne derivano, il Ministero della Salute della Gran Bretagna ha introdotto il fumo elettronico come misura di salute pubblica a sostegno dei fumatori che non riescono a smettere.

La riduzione del rischio è una strategia clinica ampiamente praticata nelle tossicodipendenze, ma trova tutt’ora ostacoli nella dipendenza da nicotina contenuta nelle sigarette.

E’ importante fare una distinzione tra sistemi aperti e chiusi. Infatti, in questo scenario negli Stati Uniti è scoppiata l’epidemia EVALI (E-cigarette or Vaping product use Associated Lung Injury). Gli accertamenti ancora in corso sostengono l’idea che i decessi e le centinaia di ricoveri siano legati ad un uso improprio della sigaretta elettronica: i serbatoi erano stati incautamente caricati con liquidi oleosi contenenti estratti di cannabis, vitamina E acetato ed altri agenti tossici imprecisati a potenzialità letale.

Il pericolo maggiore sembra quindi essere legato ad un uso improprio dei cosiddetti sistemi elettronici “aperti” che utilizzano, per la produzione del vapore, dei serbatoi che il fumatore riempie con liquidi: nicotina a differenti concentrazioni, glicole propilenico, glicerolo, aromi. Una resistenza riscalda questi liquidi che liberano il vapore da inalare (da qui il termine di “svapatore” per il fumatore che utilizza questi sistemi.

L’ultima generazione del fumo digitale si basa invece su i sistemi cosiddetti “chiusi”, non modificabili nel contenuto dall’utilizzatore, e che sono rappresentati dalla sigaretta elettronica e dai prodotti a tabacco riscaldato (THS).

Nel primo caso, i liquidi contenenti nicotina e le altre sostanze sono contenuti in cartucce pre-riempite monouso. Inserendo la cartuccia e premendo un pulsante, che attiva una resistenza, si ha il riscaldamento dei liquidi e la produzione del vapore che può essere inalato.

Il THS invece è basato sull’innovativo concetto del tabacco riscaldato: si inserisce uno stick di tabacco processato e compresso (sempre monouso) nel sistema. In questo caso una lamina che penetra nello stick o lo circonda si riscalda e genera l’aerosol a partire dal solo tabacco (senza quindi alcun liquido). La nicotina si rilascia naturalmente a seguito di questo riscaldamento a bassa temperatura (non più di 350°C) senza quindi alcuna combustione.

Non essendoci combustione, le sostanze tossiche o potenzialmente tossiche (responsabili degli effetti dannosi cardiovascolari, respiratori, tumorali) sono ridotte fino al 95% in meno rispetto alla sigaretta a combustione.

Pur non risolvendo del tutto la questione della tossicità inalatoria e quella della dipendenza da nicotina, il fumo digitale sembra rappresentare una opzione ricevibile ed un punto di svolta per i fumatori incalliti.

È importante sottolineare – ha concluso il Prof. Antignani - come la riduzione del danno non deve sostituire le politiche di prevenzione e controllo, ma integrarle, costituendo una componente diversa dello stesso disegno di politica sociale”. Obiettivo finale del progetto “Non bruciamo l’albero vascolare” è l’elaborazione di lineeguida dedicate al paziente fumatore con complicanze vascolari che poi dovrebbero integrarsi nei PDTA, percorsi diagnostico terapeutici assistenziali dedicati.


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