Sempre più interesse verso le influenze della flora batterica intestinale sulla funzionalità polmonare. 

Uno studio del Centre Hospitalier Universitaire Vaudois, Losanna, Svizzera, ha infatti dimostrato che l’apporto di fibre fermentanti e acidi grassi a catena corta (SCFA) interviene nella modulazione dell’ambiente immunologico polmonare e influisce sul grado di severità dell’infiammazione allergica nelle vie respiratorie. «Esiste ormai una nutrrita serie di evidenze che dimostra come i prodotti del metabolismo del microbiota intestinle possano influenzare positivamente la patogenesi delle malattie infiammatorie», ricordano gli autori elvetici. «I metaboliti della flora batterica intestinale sono infatti elementi chiave del rapporto mutualistico tra ospite e microbi e, di conseguenza, per la salute o la malattia del tratto intestinale».

Tuttavia come questo dialogo incrociato tra ospite  e microbiota intestinale possa influenzare la flogosi nei tessuti perifierici, come il polmone, è ancora poco chiaro. «Abbiamo osservato che il contenuto di fibre fermentanti cambia la composizione della tipologia di microbi presenti a livello intestinale e polmonare, in partciolare modificando il rapporto tra batteri appartenenti alla famiglia Firmicutes e quelli della famiglia Bacteroides», riferiscono gli svizzeri.

Uno studio di qualche anno fa aveva evidenziato com il rapporto tra Firmicutes e Bacteroides sia un fenomeno dinamico legato all’età, con una maggiore prevalenza del primo gruppo nei bambini e un progressivo spostamento verso il secondo tipo con l’aumentare dell’età. «Il microbiota intestinale metabolizza le fibre e aumenta di conseguenza la concentrazione di acidi SCFA», spiega Aurélien Trompette, leader del del gruppo di ricerca. «In topi alimentati con una dieta ricca di fibre sono state rilevate elevate concentrazioni plasmatiche di SCFA e il riscontro interessante è stata l’osservazione di un effetto protettivo verso l’infiammazione allergica a livello polmonare, laddove una dieta a basso contenuto di fibre e quindi una minore concentrazione di SCFA si associava a una maggior frequenza di fenomeni allergici nelle vie aeree».

Il trattamento dei topi con SCFA propionato ha prodotto delle alterazioni nell’ematopoiesi a livello del midollo osseo, caratterizzate da un potenziamento nella produzione di precursori dei macrofagi e delle cellule dendritiche e quindi da una maggior presenza di questi elementi responsabili della fagocitosi a scapito di una risposta Th2. «L’effetto del propionato sull’infiammazione allergica era dipendente dai livelli di G protein-coupled receptor 41, detto anche recettore 3 per gli acidi grassi liberi o FFAR3», dettaglia Trompette. Che conclude: «L’apporto dietetico di fibre fermentanti trasformate dal microbiota intestinale in SCFA può rimodulare la risposta immunitaria verso forme che riducono il livello di infiammazione allergica nelle vie aeree». Una dieta più “verde“, in sostanza, fa bene anche ai polmoni.

Danilo Ruggeri


Aurélien Trompette et al. Gut microbiota metabolism of dietary fiber influences allergic airway disease and hematopoiesis. Nature Medicine (2014) doi:10.1038/nm.3444.
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