Polmoniti batteriche, ancora oggi il trattamento antibiotico non sembra essere ottimizzato

Pneumologia

Ancora oggi, negli USA, quasi un paziente su 4 in trattamento con antibiotici per curare una polmonite comunitaria necessita di trattamento antibiotico aggiuntivo, di ospedalizzazione o di ricovero in medicina d'Urgenza. Questo l'allarme lanciato da uno studio USA, condotto su più di 250.000 pazienti, presentato nel corso dell'ultimo congresso annuale dell'American Thoracic Society, che evidenzia come la terapia delle polmoniti comunitarie batteriche non sia ancora ottimizzata.

Ancora oggi, negli USA, quasi un paziente su 4 in trattamento con antibiotici per curare una polmonite comunitaria necessita di trattamento antibiotico aggiuntivo, di ospedalizzazione o di ricovero in medicina d'Urgenza.

Questo l'allarme lanciato da uno studio USA, condotto su più di 250.000 pazienti, presentato nel corso dell'ultimo congresso annuale dell'American Thoracic Society, che evidenzia come la terapia delle polmoniti comunitarie batteriche non sia ancora ottimizzata.

Per l'analisi retrospettiva dei dati, condotta su una coorte di pazienti con polmonite comunitaria non ospedalizzati, i ricercatori hanno fatto riferimento alle informazioni disponibili nei MarketScan Commercial & Medicare Supplemental Databases relativi al quinquennio 2011-2015.

In estrema sintesi, su 251.947 casi di polmonite comunitaria identificati, 55.471 pazienti (più di 1/5 del campione) ha avuto bisogno di ricorrere a trattamento antibiotico aggiuntivo o è stato ricoverato in ospedale.

Non solo: l'insuccesso terapeutico della terapia antibiotica iniziale era maggiormente probabile se il paziente era affetto da altre comorbilità (emiplegia o paraplegia, malattia reumatologica, malattia cronica polmonare, cancro, diabete o asma).

Le percentuali di fallimento terapeutico dell'antibioticoterapia sono risultate sovrapponibili, indipendentemente dalla classe antibiotica utilizzata: mentre con i beta-lattamici e i macrolici i tassi di insuccesso terapeutico sono stati pari, rispettivamente, al 25,7% e al 22,9%, quelli relativi all'impiego di tetracicline o fluorochinoloni sono stati pari, rispettivamente, al 22,5% e al 20,8%.

I ricercatori hanno anche osservato che il rischio di ospedalizzazione era pressochè triplicato nei pazienti più anziani (>65 anni) rispetto a quelli più giovani (raddoppiato dopo aggiunstamento dei dati per fattori confondenti).

A tal riguardo, i ricercatori hanno affermato che i pazienti più anziani, essendo più vulnerabili, dovrebbero essere trattati con maggiore attenzione, in teoria con un'antibioticoterapia più aggressiva.

Lo studio ha documentato l'esistenza (attesa) di variazioni regionali considerevoli dell'antibiotico-resistenza a determinati antibiotici: nello specifico, su questo fronte, le cose sembrano andare meglio sulla Costa Orientale USA piuttosto che su quella Occidentale.

Così, per fare un esempio “i flurorochinoloni sono prescritti in misura maggiore in alcune parti degli USA rispetto ad altre, per cui la resistenza a questa classe di antibiotici varierà a seconda del pattern di prescrizione”. I dati provenienti da questo studio sembrano indicare la necessità di ricorrere ad antibiotici a spettro più ampio nella Costa Occidentale.

NC

American Thoracic Society (ATS) 2017 International Conference: Abstract 8450. Presented May 21, 2017.