Polmoniti comunitarie, la modalità di somministrazione dei fluorochinoloni non influisce sugli outcome

Pneumologia

I risultati di uno studio di recente pubblicazione sulla rivista Clinical Infectious Disease hanno dimostrato come gli outcome clinici di pazienti ospedalizzati per polmoniti comunitarie non dipendono dalla modalità di somministrazione dei fluorochinoloni (che sia orale o endovena). Se confermati, questi risultati potrebbero portare ad una riconsiderazione delle linee guida congiunte pubblicate dall'IDSA (the Infectious Diseases Society of America) e dall'ATS the American Thoracic Society), che raccomandano, invece, il ricorso esclusivo ai fluorochinoloni orali nei pazienti con polmonite comunitaria, in assenza di rischio di polmonite severa.

I risultati di uno studio di recente pubblicazione sulla rivista Clinical Infectious Disease hanno dimostrato come gli outcome clinici di pazienti ospedalizzati per polmoniti comunitarie non dipendono dalla modalità di somministrazione dei fluorochinoloni (che sia orale o endovena).

Se confermati, questi risultati potrebbero portare ad una riconsiderazione delle linee guida congiunte pubblicate dall'IDSA
(the Infectious Diseases Society of America) e dall'ATS  the American Thoracic Society), che raccomandano, invece, il ricorso esclusivo ai fluorochinoloni orali nei pazienti con polmonite comunitaria, in assenza di rischio di polmonite severa.

“Il razionale d'impiego dei fluorochinoloni endovena in pazienti in grado di assumere le formulationi orali di questi farmaci al ricovero ospedaliero non è chiaro, dal momento che le formulazioni orali ed endovena sono bioequivalenti – scrivono gli autori nell'introduzione al lavoro”.

“D'altro canto – continuano – le formulazioni endovena sono a rischio di complicanze quali le reazioni al sito d'iniezione e l'aumento del tempo di degenza per la loro somministrazione”.

Allo scopo di chiarire le implicazioni derivanti dalla scelta di una delle due possibili modalità di somministrazione, i ricercatori hanno effettuato un'analisi retrospettiva dei dati relativi a pazienti ospedalizzati in 340 strutture dislocate negli USA tra il 2007 e il 2010.

Per questa ragione, sono stati inclusi pazienti adulti affetti da polmonite che erano stati sottoposti a radiografia del torace e a trattamento in Medicina d'Urgenza con levofloxacina o moxifloxacina.

Sono stati esclusi dallo studio, invece, quei pazienti che erano stati trattati con altri antibiotici durante il primo giorno di ospedalizzazione, quelli che soddisfacevano i criteri di diagnosi di polmonite intra-ospedaliera o erano affetti da linfoma o fibrosi cistica.

L'analisi ha incluso 36.405 pazienti con polmonite comunitaria, aventi un'età mediana di 71 anni e appartenenti, prevalentemente all'etnia Caucasica. La degenza ospedaliera media di un paziente era di 4,9 giorni, mentre la mortalità intra-ospedaliera per tutte le cause era del 2%.

Di questi pazienti, il 94% era stato inizialmente trattato con fluorochinoloni endovena, mentre il 6% era stato trattato con fluorochinoloni orali.

I pazienti sottoposti a trattamento con formulazione orale erano più giovani (p<0,001), prevalentemente di etnia Afro-Americana (p<0,001) oppure obesi (p=0,05) e meno spesso oggetto di diagnosi principale di sepsi (p<0,001).

Inoltre, per questi pazienti, era meno probabile il riscontro di colture di escreato, colture ematiche i livelli di lattato nel sangue a seguito prelievo nel corso dei primi 2 giorni dal ricovero ospedaliero.

Dopo aggiustamento dei dati per fattori confondenti, i ricercatori hanno osservato che i pazienti in trattamento orale erano quelli con la mortalità intra-ospedaliera più bassa (1,4% vs 2,5%; p=0,002), la minor titolazione del dosaggio antibiotico, come pure una minore durata della degenza ospedaliera e un minore impatto sui costi ospedaliero.

Inoltre, le analisi condotte mediante modelli di regressione logistica, aggiustati in base alle caratteristiche demografiche, la presenza di comorbidità e l'impiego iniziale di altri farmaci, non hanno documentato l'esistenza di differenze in termini di mortalità (OR = 0,82; IC95%= 0,58-1,15), durata della degenza ospedaliera o di costi in base alla formulazione fluorochinolonica utilizzata.

Non solo: non sono state documentate differenze neanche in termini di rischio successivo di ricoveri in Medicina d'Urgenza, ventilazione meccanica invasiva o impiego di vasopressori.

Dal momento che i fluorochinoloni orali ed endovena sono egualmente disponibili, i ricercatori hanno affermato che le raccomandazioni  a sfavore del trattamento orale dotrebbero essere riconsiderate nel prossimo futuro.

In conclusione, secondo gli autori “...le nuove linee guida dovrebbero cercare di enfatizzare le evidenze a favore dell'impiego di fluorochinoloni orali, quando le condizioni lo permettono. Dal momento che i regimi di somministrazione orale di questi antibiotici diventano sempre più comuni, sarebbe opportuno allestire nuovi studi in grado di identificare i possibili fattori di rischio di insuccesso terapeutico e quei pazienti per i quali la somministrazione endovena potrebbe essere sostituita dalla più pratica somministrazione orale”.

Nicola Casella

Bibliografia
Belforti RK et al. Association Between Initial Route of Fluoroquinolone Administration and Outcomes in Patients Hospitalized for Community Acquired Pneumonia. Clin Infect Dis. (2016) doi: 10.1093/cid/ciw209 First published online: April 5, 2016
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