Prosecuzione della terapia con crizotinib per il NSCLC ALK-positivo utile anche dopo progressione della malattia

Pneumologia
Il proseguimento della terapia con crizotinib anche dopo pregressione della malattia migliora la sopravvivenza dei pazienti con tumore polmonare non a piccole cellule (NSCLC). Il riscontro del gruppo di ricerca multicentrico corrdinato dal Lowe Center for Thoracic Oncology and the Belfer Institute for Applied Cancer Science, Dana-Farber Cancer Institute, Harvard Medical School, Boston, getta nuova luce sulle strategie di terapia dei pazienti con NSCLC ALK (Anplastic lymphoma kinase)-positivo,  sensibile a inibitori della tirosin kinasi.

«Molti pazienti con NSCLS ALK-positivo in terapia con crizotinib vanno incontro a progressione della malattia», spiegano gli autori. «In queste circostanze due studi clinici hanno mostrato dei benefici per i pazienti che proseguivano la terapia anche oltre il riscontro radiografico di progressione della malattia, come definita dai Criteri di Valutazione della Risposta nei Tumori Solidi (RECIST). Il nostro studio retrospettivo ha voluto verificare se l’inibizioone di ALK  con crizotinib risultasse clinicamente utile e se si potessero individuare delle caratteristiche clinico-patologiche dei pazienti in grado di individuare i soggetti per i quali la terapia risulti di maggior beneficio».

L’analisi ha preso in esame 194 pazienti con NSCLC in stadio avanzato ALK-positivo inclusi in due studi multicentrici a braccio singolo, cha hanno sviluppato la progressione della malattia definita dal RECIST. Ai soggetti è stato permesso di proseguire il trattamento per almeno 3 settimane con crizotinib se manifestavano benefici clinici. I pazienti cha hanno sviluppato progressione della neoplasie subito dopo trattamento con crizotinib sono stati esclusi dall’analisi. Sono state analizzate le caratteristiche dei pazienti al basale e dopo la progressione, i siti di progressione e la sopravvivenza complessiva nei soggetti che hanno continuato la terapia rispetto a quelli che l’hanno interrotta.

Dei 194 pazienti trattati con crizotinib con progressione della malattia definita dal RECIST, 120 (62%) hanno continuato il regime terapeutico con l’inibitore della tirosin kinasi. «Una proporzione significativamente superiore di pazienti che hanno continuato crizotinib anche dopo progressione aveva, al momento della diagnosi di progressione,  un un migliore status di performance, individuato da un punteggio di 0 o 1, secondo i criteri ECOG (Eastern Cooperative Oncology Group), rispetto a quelli che hanno dovuto sospendere il trattamento (96% versus 82%, p=0,02)», riportano gli oncologi di Harvard.

I pazienti in terapia continuata con crizotinib nonostante la progressione della malattia hanno avuto una sopravvivenza complessiva significativamente migliore sia dal momento della progressione del tumore (mediana 16,4 mesi versus 3,4 mesi, hazard ratio 0,27, IC 95% 0,17-0,42, p≤0,0001) sia dall’avvio della terapia con crizotinib (mediana 29,6 mesi versus 10,8 mesi, HR 0,30, IC 95% 0,19-0,46, p≤0,0001). L’analisi di regressione di Cox su covariabili multiple ha evidenziato che il proseguimento della terapia con crizotinib oltre la progressione della malattia si associava a un miglioramento della sopravvivenza generale dopo aggiustamento per tutti i possibili fattori di confondimento.
«In caso di NSCLC ALK-positivo, prolungare la terapia con crizotinib nei pazienti con uno status di performance secondo ECOG di 0 o 1 rappresenta una strategia terapeutica utile, consentendo una migliore sopravvivenza», concludono gli autori dell’analisi.

Danilo Ruggeri


P. A. Jänne, et al. Clinical Benefit of Continuing ALK Inhibition With Crizotinib Beyond Initial Disease Progression in Patients With Advanced ALK-positive NSCLC. Ann Oncol. 2014;25(2):415-422.