Resistenza antibatterica nella fibrosi cistica, un problema da risolvere

Pneumologia
Il trattamento antibiotico degli agenti patogeni nella fibrosi cistica ha determinato un aumento della speranza di vita dei pazienti ma ha aumentato la resistenza antimicrobica negli agenti patogeni creando grande preoccupazione; per questo è necessaria una maggiore ricerca per combattere la resistenza antibiotica nella fibrosi cistica. Lo ha affermato il professor Elborn, un'autorità internazionale sulla medicina respiratoria.

La fibrosi cistica (Fc) è una disfunzione genetica che porta alla formazione di muco denso, soprattutto nei polmoni e nel pancreas limitando fortemente una normale funzione di questi organi.

Le ricorrenti infezioni delle vie respiratorie contribuiscono in modo decisivo alla distruzione dei polmoni dei pazienti colpiti da Fc. Gli agenti patogeni respiratori riconosciuti coinvolti in questa patologia sono lo Staphylococcus aureus. l’Haemophilus influenzae, Pseudomonas aeruginosa, e il Burkholderia cepacia complex; in aggiunta si hanno patogeni opportunisti come l’Achromobacter xylosoxidan, lo Stenotrophomonas maltophilia, e i micobatteri non tubercolari.

La colonizzazione batterica transitoria delle vie aeree, da parte dei patogeni nella Fc può essere seguita da infezione cronica, correlata ad una progressiva diminuzione della funzione polmonare. Le malattie respiratorie causate da infezioni batteriche croniche provocano una grande percentuale (circa l’85%) di morbilità e mortalità precoce nei pazienti con Fc, pertanto sono necessari trattamenti antibiotici che però generano resistenza, un vero e proprio problema nel trattamento dei pazienti affetti da Fc.

Il professor Stuart Elborn, insieme ai suoi colleghi della Queen's University Belfast, di Belfast nel Regno Unito, nello studio pubblicato su The Lancet ha valutato la resistenza antibiotica nella fibrosi cistica, i fattori che la influenzano e i meccanismi che portano a ciò, ma soprattutto hanno puntato i riflettori sulle future strategie di gestione della resistenza antibiotica in questa popolazione.

Parlando della sua ricerca il professor Elborn ha dichiarato: "La nostra revisione ha confermato la necessità di ulteriori indagini riguardo alla resistenza antibatterica. Mentre il trattamento antibiotico ha indubbiamente portato a un aumento della speranza di vita per i pazienti con fibrosi cistica nel corso degli ultimi 50 anni, l'emergere della resistenza agli antimicrobici è un motivo di grande preoccupazione”.

La resistenza antimicrobica è una risposta naturale dei batteri in seguito a esposizione agli antibiotici e può essere intrinseca ad un batterio, derivare da mutazioni genetiche spontanee o essere associata con il trasferimento genico orizzontale.

Il professor Elborn e i suoi colleghi affermano che “mentre non tutte le resistenze trovate nei batteri sono causate dagli antibiotici, la crescente resistenza agli antibiotici sta rivelando un problema importante nel trattamento delle persone con fibrosi cistica”.

L’aumento della resistenza agli antibiotici nella fibrosi cistica può essere attribuito a una serie di fattori complessi, tra cui il trasferimento genico orizzontale, l’ipossia e la formazione di biofilm.

"Abbiamo bisogno di maggiori ricerche su come migliorare gli esiti della fibrosi cistica, riducendo la resistenza agli antibiotici. Abbiamo bisogno di considerare l'utilizzo di composti che potrebbero funzionare contro i batteri in un modo che aiuti i nostri attuali antibiotici ad essere più efficaci” ha detto il professor Elborn.

Le strategie per gestire la resistenza antimicrobica consistono nell’utilizzo di nuovi antibiotici o nell’applicazione localizzata degli agenti antimicrobici, nell’utilizzo di chelanti del ferro, sia ridotto che ossidato, nell’inibizione del segnale di quorum-sensing (sistema di regolazione trascrizionale utilizzato da molti batteri) e nell’analisi dei meccanismi di resistenza delle comunità microbiche (il cosiddetto resistome).

“Sebbene la rilevanza clinica della resistenza nella fibrosi cistica non è ancora compresa, la ricerca punta a migliorare i risultati del paziente, riducendo ulteriormente la resistenza agli antibiotici. Importanti studi includono le indagini sul potenziale utilizzo di coadiuvanti antimicrobici che potrebbero prevenire o ridurre la formazione di biofilm nelle infezioni croniche delle vie aeree. Questa strategia di trattamento potrebbe ridurre la resistenza antimicrobica e migliorare l'azione degli antibiotici disponibili” hanno concluso gli autori specificando però che sono necessari ulteriori studi per far luce sulle nuove strategie di gestione della resistenza antibiotica.

Sherrard L.J. et al. Antimicrobial resistance in the respiratory microbiota of people with cystic fibrosis. Lancet. 2014 Aug 23;384(9944):703-13. doi: 10.1016/S0140-6736(14)61137-5.

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