Pneumologia ERS, Malattie respiratorie

Rinosinusite cronica associata a polipi nasali in pazienti con asma severo eosinofilo, benralizumab efficace nella real life in studio italiano #ERS2022

I risultati di uno studio italiano presentato nel corso del recente Congresso ERS, hanno documentato l'efficacia di benralizumab (un anticorpo monoclonale che si lega direttamente al recettore alfa di IL-5) non solo nell'asma severo eosinofilo ma anche sulla rinosinusite cronica con polipi nasali (CRSwNP), una comorbilitą frequente di questi pazienti asmatici.

Uno studio italiano condotto presso l’Università di Bari “Aldo Moro”, presentato nel corso del recente Congresso ERS, ha documentato l’efficacia di benralizumab (un anticorpo monoclonale che si lega direttamente al recettore alfa di IL-5) non solo nell’asma severo eosinofilo ma anche sulla rinosinusite cronica con polipi nasali (CRSwNP), una comorbilità frequente di questi pazienti asmatici.

I risultati di questo studio real life si aggiungono a quelli del trial clinico di fase III OSTRO, che ha incluso pazienti con poliposi nasale indipendentemente dalla conta di eosinofili nel sangue, soddisfacendo entrambi gli endpoint co-primari (variazione dal basale alla 40esima settimana del punteggio relativo alla poliposi nasale (NPS) e media del punteggio relativo all’ostruzione nasale riferito dai pazienti, rilevato una volta ogni 2 settimane).

E’ attualmente in corso, invece, un secondo trial clinico in fase avanzata (studio ORCHID), in pazienti con CRSwNP eosinofila, i cui risultati sono attesi per la seconda metà del prossimo anno.

Razionale e obiettivi dello studio
La rinosinusite cronica associata a polipi nasali (CRSwNP) è una comorbilità a prevalenza elevata nei pazienti con asma eosinofilo grave (SEA) e potrebbe contribuire in modo significativo alla perdita di controllo dell'asma.
Come ha ricordato ai nostri microfoni la prof.ssa Giovanna Elisiana Carpagnano (Ordinario di Malattie dell’Apparato Respiratorio, Università di Bari), “…è ormai una cognizione consolidata nella comunità degli pneumologi quella che vede il paziente con asma grave affetto anche da comorbilità come la poliposi nasale, in grado di peggiorare la prognosi di questi pazienti. Quindi, durante le nostre visite al paziente asmatico, siamo ormai soliti chiedere se al paziente se ha anosmia,  rinorrea o ostruzione nasale, proprio in quanto, attraverso poche domande semplici, siamo in grado di rilevare la presenza di questa comorbidità che ha un forte impatto documentato anche sulla storia del paziente asmatico”.



Dato che la CRSwNP e la SEA condividono un meccanismo patogenetico T2-mediato, è stato recentemente esteso anche alla CRSwNP l'impiego di alcuni anticorpi monoclonali anti-asma.

Mentre dupilumab e omalizumab sono già approvati per il trattamento della CRSwNP, benralizumab è ancora in fase di studio per questa indicazione.

Benralizumab è un anticorpo monoclinale umanizzato che blocca il recettore dell’IL-5. Legandosi quindi alla superficie cellulare degli eosinofili e dei basofili, oltre a inibire l'azione di IL-5 provoca anche un effetto di “antibody-dependent, cell-mediated cytotoxicity” con conseguente apoptosi degli eosinofili.

E’ attualmente approvato come trattamento aggiuntivo di mantenimento per l'asma eosinofila grave in un certo numero di Paesi, tra cui Stati Uniti, UE e Giappone.

In questo studio real life è stata valutata l’efficacia di benralizumab su SEA e CRSwNP in pazienti affetti da entrambe le patologie.

Disegno dello studio e risultati principali
Sono stati reclutati 17 pazienti con SEA e CRSwNP. Questi sono stati sottoposti ad una batteria di esami diversi (spirometria, test per la determinazione dei valori di FeNO, test di controllo dell’asma (ACT), fibrolaringoscopia con punteggio endoscopico della poliposi NPS, test SNOT 22 (valutazione della poliposi fatta soggettivamente dal paziente), sia all’inizio dello studio (T0) che ad un anno dall’inizio del trattamento con benralizumab (T1).

A questo riguardo, la prof.ssa Carpagnano ha tenuto a sottolineare che “…lo studio, condotto nella real life, si differenzia da tanti studi già presenti in letteratura perché ha preso in considerazione  non solo tutti gli outcome clinici funzionali e biologici tipici dell'asma bronchiale, quali il numero di riacutizzazioni, FEV1, l’uso di OCS e l’eosinofilia ematica, ma ha tenuto presente anche per la prima volta, in maniera un po' multisistemica,  la poliposi nasale, mediante la determinazione di outcome volumetrici, citologici e clinici”.

“Per la prima volta, quindi – continua - abbiamo valutato non solo lo SNOT-22 per valutare i sintomi ma anche il nasal polyp score, facendo sottoporre tutti i nostri pazienti ad una fibrolaringoscopia – e studiando, in aggiunta, la citologia nasale (e quindi le cellule infiammatorie presenti)”.

E’ stata condotta anche una valutazione dell’impiego continuativo di OCS, del numero di riacutizzazioni annuali e della necessità del ricorso alla chirurgia per la poliposi nasale (NP), mettendo a confronto i dati ottenuti a T1 con quelli ottenuti al T0.

Passando ai risultati principali, dallo studio è stato osservato, dopo un anno di trattamento con benralizumab (T1) un sensibile aumento del punteggio ACT relativo al controllo dell’asma (p<0,05) e, al contempo, è stata rilevata una riduzione statisticamente significativa dei valori di FeNO (p<0,05), del numero annuo di riacutizzazioni (p<0.05) e del dosaggio medio di OCS (p<0,01).

Per quanto riguarda la CRSwNP, nei pazienti T1 è stata riscontrata una marcata riduzione del punteggio soggettivo SNOT-22 (p < 0,01),  di quello endoscopico NPS (p < 0,05), della eosinofilia (p < 0,01) e della neutrofilia nasale (p<0,05).

“Nei pazienti trattati con il farmaco – ha notato la prof.ssa Carpagnano - il rischio di recidiva di poliposi (e quindi di una nuova polipectomia) si è ridotto dal 40% al 5,8%”.

Solo un paziente ha necessitato del ricorso ad un intervento chirurgico per poliposi nasale dopo trattamento con benralizumab.

Riassumendo
Nel commentare i risultati, la prof.ssa Carpagnano ha sottolineato come “…un dato estremamente importante di questo studio sia stata non solo l’osservazione di una riduzione del consumo di OCS e di un miglioramento del dato spirometrico (FEV1) ma anche, al contempo, di un miglioramento di tutti i parametri interessati alla poliposi nasale, nonchè di un aspetto estremamente importante per gli pneumologi:  il mancato ricorso ad una nuova polipectomia, dato che questi pazienti giungono alla visita con una storia pregressa di 2-4 interventi chirurgici di polipectomia. Dunque, l’impiego di farmaco biologico come benralizumab, in grado di ridurre anche il rischio di nuova chirurgia, rappresenta un fattore di indubbio successo della terapia di questi pazienti asmatici e affetti contemporaneamente da poliposi nasale”.

In conclusione, i risultati dello studio hanno dimostrato l'efficacia di benralizumab non solo sull’asma severo eosinofilo ma anche sulla clinica, sui tratti volumetrici e citologici della poliposi nasale, confermando che i pazienti affetti sia da SEA che da CRSwNP potrebbero trarre un beneficio considerevole dall’inibitore del recettore di IL-5, trattando contemporaneamente le due comorbilità sopra indicate.

“Lo studio – aggiunge – suggerisce la necessità di co-gestire questi pazienti “complicati” con l’otorinolaringoiatra, perché molto spesso la terapia da proporre per il loro trattamento può essere un'unica terapia biologica in grado di trattare sia l’asma che la poliposi nasale”.

Nicola Casella


Bibliografia

Santomasi C et al. Effects of benralizumab in patients affected by severe eosinophilic asthma and chronic rhinosinusitis with nasal polyps. Poster session; ERS 2022