Pneumologia

Saturimetri affidabili nelle persone di etnia afro-americana?

Stando ai risultati di un piccolo studio pilota Usa, presentato sotto forma di "corrispondenza" sulla rivista NEJM, esisterebbe una sorta di "bias etnico" nelle misurazioni della saturaziine di ossigeno mediante pulsiossimteria, con letture delle percentuali di saturazione di ossigeno meno accurate nei pazienti di etnia afro-americana rispetto a quelli di etnia caucasica.

La pandemia di Covid-19 ci ha portato a conoscere l’utilità di uno strumento finora ad uso esclusivo dei medici e del personale infermieristico ospedaliero: stiamo parlando del saturimetro (o pulsossimetro), uno strumento di facile utilizzo che, posizionato solitamente all’estremità del dito indice della mano destra, misura la percentuale di ossigeno nel sangue ed è utile per comprendere la capacità dei polmoni del paziente di assumere ossigeno in quantità sufficiente per assicurare le funzioni vitali.

Stando ai risultati di un piccolo studio pilota Usa, presentato sotto forma di “corrispondenza” sulla rivista NEJM, esisterebbe una sorta di “bias etnico” nelle misurazioni con questo strumento, con letture delle percentuali di saturazione di ossigeno meno accurate nei pazienti di etnia afro-americana rispetto a quelli di etnia caucasica.

Nello specifico, nelle due coorti dello studio che includevano pazienti sottoposti a ossigenoterapia ospedaliera e pazienti in Terapia intensiva, è stato osservato che nei pazienti di etnia afro-americana, la  probabilità di identificare stati di ipossiemia non individuati mediante saturimetro era pressochè triplicata rispetto ai pazienti di etnia caucasica.

Lo studio, in breve
I ricercatori hanno incluso nella sperimentazione 1.609 individui adulti (1.333 di etnia caucasica, 276 di etnia afro-americana) sottoposti a ossigenoterapia presso l’Università del Michigan da gennaio a luglio e 8.392 individui adulti in Terapia Intensiva presso uno dei 178 Ospedali Usa coinvolti nella sperimentazione dal 2014 al 2015.

Nello specifico, i ricercatori hanno analizzato 10.789 coppie di misurazioni della saturazione di ossigeno mediante pulsossimetro e la saturazione di ossigeno arterioso disciolto nel sangue arterioso.

Lo studio è andato a studiare l’esistenza di fenomeni di ipossiemia occulta, definita da una saturazione di ossigeno arterioso <88% nonostante una saturazione di ossigeno rilevata alla pulsossimetria compresa tra il 92% e il 96%.

Tra i pazienti ospedalizzati che erano stati sottoposti a supplementazione di ossigeno e mostravano livelli di saturazione di ossigeno paria al 92-96% alla pulsossimetria, i ricercatori hanno osservazione una saturazione di ossigeno arterioso disciolto nel sangue <88% in 88 misurazioni su 749 effettuate sui gas disciolti nel sangue arterioso dei pazienti di etnia afro-americana (11,7%; IC95%= 8,5-16) e in 99 misurazioni su 2.779 effettuate sui gas disciolti nel sangue arterioso di pazienti di etnia caucasica (3,6%; IC95%= 2,7-4,7).

Nella coorte multicentrica di pazienti in Terapia Intensiva, si è avuta una similarità di risultati, con livelli di saturazione di ossigeno disciolto nel sangue arterioso <88% in 160 misurazioni su 939 eseguite in pazienti di etnia afro-americana con livelli di saturazione di ossigeno compresi tra il 92% e il 96% alla pulsossimetria (17%; IC95%= 12,2-23,3) e in 546 misurazioni su 8.795 in pazienti di etnia caucasica (6,2%; IC95%= 5,4-7,1).

Nel commentare i risultati, i ricercatori hanno notato che non tutti i pazienti di etnia afro-americana con letture al saturimetro comprese tra il 92% e il 96% mostravano ipossiemia occulta. Tuttavia, la variazione del rischio in base all’etnia, secondo la loro opinione, necessita dell’integrazione delle misure di pulsossimetria con altri dati clinici e riferiti dai pazienti.

Le implicazioni cliniche alla luce dei risultati
“Molti studi hanno esaminato l’esistenza di disparità di salute tra i pazienti di etnia caucasica e afroamericana; la maggior parte di questi senza fornire spiegazioni di queste differenze – ricordano gli autori nel commentare i risultati del loro lavoro -. I dati di questo studio, pertanto, offrono una spiegazione chiave di queste differenze osservate”.

I risultati dello studio hanno sollevato, nei ricercatori, diverse domande sulla corretta gestione ospedaliera dei pazienti. A tal proposito, gli autori notano come, nel tempo, si sia abbandonato il sistema classico di rilevazione della presenza di ossigeno nel sangue in luogo del ricorso al saturimetro, uno strumento di semplice utilizzo e meno invasivo nel determinare la carenza o meno di ossigeno in un paziente.

“In ragione dell’utilizzo sempre più diffuso della pulsossimetria nel processi di decisione clinica, i risultati dello studio suggeriscono prudenza al riguardo, soprattutto alla luce dell’attuale pandemia di Covid-19 – scrivono i ricercatori nelle conclusioni -. Lo studio suggerisce come l’affidarsi alla pulsossimetria per sottoporre a triage i pazienti candidabili all’ossigenoterapia e correggere i livelli di supplementazione di ossigeno potrebbe esporre i pazienti di etnia afro-americana ad un innalzamento del rischio di ipossiemia”.

Nicola Casella

Bibliografia
Sjoding MW et al. Racial Bias in Pulse Oximetry Measurement. N Engl J Med 2020; 383:2477-2478
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