Sepsi, mortalitÓ legata ad allungamento tempi inizio antibiotici

Pi¨ si procrastina nel tempo l'avvio della terapia antibiotica in Medicina d'Urgenza, maggiore risulta essere la mortalitÓ ad un anno per sepsi. Questo il responso di uno studio di recente pubblicazione su Chest, che si aggiunge alla schiera di studi, dai risultati contrastanti, sul timing di somministrazione pi¨ corretto nella sepsi.

Più si procrastina nel tempo l’avvio della terapia antibiotica in Medicina d’Urgenza, maggiore risulta essere la mortalità ad un anno per sepsi. Questo il responso di uno studio di recente pubblicazione su Chest, che si aggiunge alla schiera di studi, dai risultati contrastanti, sul timing di somministrazione più corretto nella sepsi.

Razionale e disegno dello studio
“Le linee guida internazionali vigenti relative alla sepsi raccomandano che questi pazienti siano destinati ad antibioticoterapia entro un’ora dall’arrivo nei reparti di Medicina d’Urgenza – ricordano i ricercatori nell’introduzione allo studio –“. I dati a supporto di questa raccomandazione, tuttavia, non sono corroborati da forti evidenze: per quanto, infatti, alcuni studi abbiano riportato outcome peggiori per ciascuna ora di ritardo nella loro somministrazione, altri studi, compresa un’ampia metanalisi, non hanno effettivamente documentato incrementi significativi della mortalità per sepsi per ciascun incremento di un’ora nel timing di ricorso all’antibioticoterapia.

Dato che anche l’anticipazione del ricorso all’antibioticoterapia, se non necessario, comporta dei rischi, quali l’insorgenza, nel lungo termine, di fenomeni di antibiotico-resistenza, si impone, pertanto, una migliore comprensione della forza e dell’andamento della curva che mette in relazione il timing di somministrazione di antibiotici con gli outcome.

Di qui il nuovo studio che, servendosi di robusti modelli matematici di correzione del rischio, ha valutato retrospettivamente, in un’ampia coorte multicentrica, l’associazione esistente tra la mortalità per sepsi a breve e a più lungo termine e il timing crescente dell’antibioticoterapia.

Disegno dello studio e risultati principali
I ricercatori hanno studiato l’associazione sopra indicata in pazienti ospedalizzati nei reparti di Medicina d’Urgenza di 4 ospedali Usa tra il 2013 e il 2017. Sono state misurate le associazioni (corrette per fattori confondenti) mediante analisi di regressione logistica multivariabile, mentre per le analisi secondarie sono state utilizzate le misure di “timing” di ricorso all’antibioticoterapia (inizio del trattamento antibiotico entro una o 3 ore dall’accettazione, confronto separato di esposizione alla terapia antibiotica per ciascuna ora di ritardo di avvio della loro somministrazione, fino a 6 ore), nonché metodi statistici alternativi per mitigare il bias da indicazione e outcome alternativi (mortalità intra-ospedaliera a 30 e a 90 giorni).

Dai dati è emerso che, su 10.811 pazienti inclusi nello studio, il timing mediano di ricorso all’antibioticoterapia era pari a 166 minuti (IQR: 116-230 min). I pazienti sottoposti ad antibioticoterapia entro 3 ore dall’arrivo in ospedale erano in età avanzata, affetti da più comorbilità e, in prevalenza, appartenenti al sesso maschile. Inoltre, erano più presenti individui con danno d’organo.

Di questi 10.811 pazienti inizialmente considerati, ne sono deceduti 887 (8%) ad un mese e 2.083 (19%) ad un anno.

Dopo aggiustamento dei dati, è stato osservato che, per ciascun incremento di un’ora del timing di ricorso all’antibioticoterapia, era associato un incremento del rischio di morte ad un anno pari al 10% (IC95%: 5%-14%; p<0,001), che si traduce in un incremento dell’1,1% (IC95%= 0,7-1,6%) della mortalità attesa per ciascun anno in più da considerare nel timing all’antibioticoterapia.

Tale associazione ha mantenuto un andamento lineare quando ciascun anno di intervallo considerato era messo a confronto, in modo indipendente, con un timing di ricorso all’antibioticoterapia inferiore ad un’ora, ed è risultata simile sia considerando la mortalità a 30 che quella a 90 giorni.
Da ultimo, la mortalità ad un anno è risultata più elevata quando il timing di ricorso all’antibioticoterapia era superiore a 3 ore rispetto ad un timing inferiore a 3 ore (aOR, 1,27; IC95%: 1,13-1,43) ma non quando il timing era superiore ad un’ora rispetto ad un timing (aOR, 1,26; IC95%:0,98-1,62).

Riassumendo
Nel commentare i risultati, i ricercatori non hanno sottaciuto alcuni limiti metodologici intrinseci al loro lavoro, come la possibile sottovalutazione tra l’allungamento del timing all’antibioticoterapia e la mortalità, la presenza di pazienti con sepsi clinica anziché confermata, nonché l’impossibilità di determinare le cause di decesso.

Ciò premesso, lo studio ha mostrato l’impatto del timing crescente del ricorso all’antibioticoterapia sul peggioramento degli outcome legati alla sepsi.

“E’ necessario, a questo punto – concludono i ricercatori – che vengano messi a punto trial di disegno innovativo in grado di valutare i metodi necessari ad accelerare un inizio appropriato dell’antibioticoterapia e di determinare se tali interventi migliorino alcuni outcome centrati sui pazienti”.

Nicola Casella

Bibliografia
Peltan ID et al. Emergency department door-to-antibiotic time and long-term mortality in sepsis [published online February 16, 2019]. CHEST. doi:10.1016/j.chest.2019.02.008
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